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23 Giugno 2007

RODOLFO AMODEO RELATORE AL CONVEGNO NAZIONALE DELLA "BANCA DEL TEMPO"

E' stato invitato ai lavori di Alì Terme per relazionare sul tema "Il tempo è prezioso"

     La "Banca del Tempo" è una rete nazionale di associazioni fondata tredici anni fa. Obiettivo dell`organizzazione e dei singoli "sportelli" locali è quello di consentire ai propri iscritti di venirsi incontro scambiandosi reciprocamente prestazioni afferenti ai rispettivi interessi extralavorativi: un socio che, ad esempio, sa riparare i rubinetti può essere chiamato da un altro socio per eliminare una perdita; se, a sua volta, il socio che ha beneficiato di tale prestazione si diletta a cantare, può "ricambiare" la riparazione del rubinetto andando ad allietare la festa di compleanno del figlio dell`appassionato di idraulica.

     Il tutto, dunque, non viene computato in denaro, bensì in tempo: se l`idraulico per hobby ha impiegato due ore per riparare la perdita, il cantante per hobby dovrà cantare per altrettante due ore alla festa di compleanno.

     L`esempio, in realtà, è molto approssimativo in quanto tali "baratti" non sono personali: un socio, infatti, può essere chiamato ad effettuare una prestazione in favore di un altro socio con cui non ha mai avuto a che fare; tutto, insomma, dipende dagli "assegni" di tempo che ognuno ha prodotto e che gli danno diritto a ricevere prestazioni, da parte di qualsiasi iscritto (e non solo dai suoi diretti beneficiari), per un uguale ammontare di tempo.

     L`unica "Banca del Tempo" operante nel comprensorio jonico messinese è quella di Alì Terme, guidata dalla dinamica presidente Nina Di Nuzzo la quale ha invitato il giornalista professionista Rodolfo Amodeo a tenere una relazione sul tema "Il tempo è prezioso" in occasione della festa-convegno per il decennale dell`associazione.

     Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell`apprezzato intervento di Amodeo.

                       

                       IL TEMPO E` PREZIOSO

                                               di Rodolfo Amodeo 

ATTIVITA` GIORNALISTICA: UNA CORSA CONTRO IL TEMPO

     La mia presenza qui si deve al fraterno amico dott. Carlo Barbera, il quale mi ha invitato a questa interessante iniziativa probabilmente perché ritiene che noi giornalisti col Tempo siamo inevitabilmente costretti a fare i conti.

     Specie quando si lavora per un quotidiano, infatti, occorre inseguire giornalmente le notizie, verificarle, approfondirle, dar loro forma mettendole per iscritto e, quindi, inviarle in redazione entro e non oltre un certo orario, altrimenti non c`è il tempo per impaginarle e mandarle in stampa. Insomma: uno "stress", che però - ve lo dice uno che ha abbracciato questo mestiere con entusiasmo e convinzione - a prodotto finito (ossia a giornale e notizia pubblicati) ti dà tanta soddisfazione.

     Avendo conseguito la laurea in Giurisprudenza avrei potuto fare l`avvocato, ma la mia indole preferisce lavorare velocemente e vedere subito (all`indomani) i risultati del proprio lavoro, anziché impelagarsi nei tempi infiniti e frustranti della giustizia.

     Noi giornalisti, chi più chi meno, dobbiamo avere a che fare con le nuove tecnologie, alle quali è da riconoscere l`indubbio merito di aver notevolmente accorciato le due "coordinate" dell`esistenza umana: ossia lo spazio e, per l`appunto, il tempo di cui oggi stiamo discutendo.

     Quello del giornalista inviato o corrispondente, quale io sono, può essere considerato un esempio concreto del cosiddetto "telelavoro": è vero che dobbiamo andare in giro per procacciarci le notizie, seguire conferenze, spettacoli, partite di calcio, consigli comunali e raccogliere interviste, ma una volta rimediato tutto il materiale possiamo tranquillamente sederci al computer di casa o ad un portatile, elaborare il pezzo e trasmetterlo in redazione, dove arriva in tempo assolutamente reale attraverso l`utilizzo della posta elettronica.

     Sino a qualche decennio fa, invece, quanto scritto dal cronista doveva essere dettato telefonicamente al giornale oppure inviato a mezzo fax. I problemi si ponevano, in particolare, per l`invio delle foto a corredo degli articoli: o ci si metteva in viaggio per portarle personalmente in redazione oppure le si affidava ai conduttori degli autobus di linea pregandoli di farle arrivare in città dove, al capolinea, qualcuno della redazione andava a ritirarle; oggi, invece, la foto digitale può essere anch`essa, come un qualunque elaborato scritto, inoltrata comodamente da casa in qualsiasi parte del pianeta, dove arriva una frazione di secondo dopo l`invio, con un semplice "clic" del mouse.

     Parlando da giornalista, vi confesso che preferisco lavorare ad una pubblicazione settimanale o periodica anziché ad un quotidiano. E sapete perché? Proprio per questioni di… tempo: ho più tempo per cercare, approfondire ed elaborare una notizia anziché far svolgere tutto nello spazio di un mattino. E` innegabile che con più tempo a disposizione si può lavorare con maggiore serenità elaborando un prodotto più completo e professionale.

     Non a caso, le rettifiche e le smentite per correggere gli errori di noi giornalisti nel riportare le notizie, appaiono prevalentemente sui quotidiani, dove si lavora di fretta, e molto meno sulle pubblicazioni settimanali o mensili, più al riparo da sviste e refusi in quanto "confezionati" in tempi più confortevoli.

     Ed a riprova della mia preferenza per la stampa periodica, un paio d`anni fa pubblicai un libro - "Appunti sull`Alcantara e dintorni" - che raccoglieva i miei migliori articoli su fatti e personaggi della zona di cui prevalentemente mi occupo e che avevo prodotto per settimanali e mensili, proprio perché, a mio avviso, è lì che meglio ho potuto esprimermi.

     Oggi, grazie alla velocità della comunicazione, siamo "bombardati" da notizie, informazioni, pubblicazioni ed iniziative editoriali varie, ma il giornalismo d`inchiesta, ossia quello effettivamente di qualità perché consente al lettore di conoscere i retroscena di un fatto, è in via di estinzione in quanto sono pochi i giornalisti che lo praticano seriamente, proprio perché richiede tempi cui la maggior parte di noi non è più abituata.

     Risultato: oggi il cittadino è indubbiamente più informato di una volta, ma il tutto si riduce, in fondo, a mero nozionismo perché, in realtà, si viene travolti da una valanga di notiziole spicciole - spesso banali in quanto rientranti nel cosiddetto "gossip" (ossia "pettegolezzo") - prive di approfondimento e che, senza manco il tempo di poterle assimilare e fissare nella memoria, vengono sostituite a ritmi vorticosi da altre.

     Questo perché? Perché l`imperativo, anche per noi operatori dell`informazione, è quello di lavorare in fretta, riempire ogni giorno o ogni settimana pagine intere di quante più notizie possibile, senza magari avere il tempo di verificarle adeguatamente; l`importante, insomma, è "produrre" ed "essere operativi", magari col comodissimo strumento informatico del "copia-incolla": sempre con l`ormai indispensabile apparecchietto chiamato "mouse", selezioniamo una notizia dalla schermata di un`agenzia di stampa o da un altro giornale e la "incolliamo" nella pagina che dobbiamo comporre o nella velina che dobbiamo leggere nel Tg, senza preoccuparci di verificare se sia attendibile o meno né di tentare di apportarvi un nostro personale contributo integrativo arricchendola di altri dati e particolari.

     Si assiste, così, a quel fenomeno chiamato "omologazione" dell`informazione: giornali e telegiornali riportano pressoché all`unisono le stesse notizie ed a volte persino le stesse foto, queste ultime procurate attraverso apposite agenzie.

 

IL TEMPO NELL`ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E DELLA SOCIETA`

     Così, dalle mie appena accennate considerazioni da operatore dell`informazione, avrete senz`altro capito che chi vi parla vede nel "fattore tempo" il principale strumento per conferire qualità e spessore alle varie attività umane. A mio modesto avviso, dunque, proprio come recita il tema di discussione affidatomi dal presidente Di Nuzzo e dal dottor Barbera, il tempo è veramente "prezioso".

     Il filosofo Epitteto sosteneva giustamente che "nessun frutto matura in un`ora" (versione più "nobile" del noto motto popolare "la gatta nella fretta fa i gattini ciechi"); si vuole, in pratica, significare che per produrre qualcosa di buono occorre del tempo.

     Oggi, invece, quello che ci frega è proprio la fretta: il mercato del lavoro c`impone dei ritmi "indiavolati", costringendoci a prendere decisioni e ad attivarci nell`arco di pochi istanti, quasi si fosse, anche in condizioni normali, in eterna "emergenza". 

     In pratica - come è sotto gli occhi di tutti - oggi a lavorare veramente sono solo pochi "fortunati" e quei pochi, per guadagnarsi un salario spesso al di sotto della soglia di sopravvivenza, sono costretti a correre per fare quante più cose possibile, quelle cose che dovrebbero essere fatte non da una sola unità lavorativa, ma da almeno due o tre.

     E spesso, terminato l`orario lavorativo ufficiale, bisogna continuare a correre ed a svolgere altre attività per poter racimolare quel centinaio di euro in più che ti consentono di arrivare a fine mese.

     Cosa può nascere di buono? Ben poco! Perché si lavora con poco cuore e con poca mente, in condizioni di scarsa concentrazione e di mancanza di serenità.

     Intendiamoci bene: non sto rimproverando chi oggi va di fretta, bensì il sistema complessivo dell`organizzazione del lavoro e della società che ci costringe - me compreso - a correre ed a "bruciare" il tempo.

     Invece, tanto per non andare lontano, devo dire che un`ottima organizzazione è quella di cui oggi sono ospite: io, infatti, sto partecipando a questa piacevole iniziativa perché il relativo invito mi è stato rivolto dai dirigenti della "Banca del Tempo" di Alì Terme esattamente un mese fa, altrimenti non sarei venuto.

     Sapeste a quante manifestazioni ho rifiutato di partecipare perché parecchi organizzatori ed amministratori comunali hanno la pessima abitudine di improvvisare, reclutando artisti e conferenzieri la sera per la mattina malgrado sappiano già da mesi che quel determinato evento avrà luogo in una certa data già prefissata. Mi dicono: "Ma che vuoi?! Oggi bisogna essere dinamici, fare tante cose contemporaneamente e non perdere tempo a pensare più di tanto, altrimenti si rimane fuori…".

     Io, francamente, non ci riesco e non condivido questo modo di pensare: sono favorevole - ci mancherebbe! - alla "managerialità" intesa come efficienza e capacità di condurre a risultati positivi; ma perché quest`efficienza e questa positività di risultati possano realizzarsi occorre il "tempo"; tempo per pensare, tempo per organizzarsi, tempo - perché no?! - anche per riposarsi e trarre nuova linfa per affrontare con rinnovato vigore le quotidiane sfide della vita.

     Io personalmente diffido da quelle persone che dicono di aver trascorso notti insonni per prepararsi ad una determinata attività: la notte è fatta per dormire ed otto ore di sonno non ce le può togliere nessuno, altrimenti il resto della giornata lo trascorreremo "in coma" e, quindi, in maniera poco efficiente. Meglio, dunque, organizzarsi "per tempo" in maniera tale da potersi presentare adeguatamente preparati ed in buona forma psicofisica agli appuntamenti che ci vedono protagonisti.

     Lo ammetto: sono leggermente pigro, ma è nella pigrizia, piuttosto che nella fretta, che nascono opere di una certa qualità.

     E non a caso, i grandi capolavori dell`arte e della letteratura di cui ancora si discute ed oggetto di studio nelle scuole sono stati partoriti da uomini e da epoche per i quali il tempo scorreva senza dubbio più lentamente di oggi. Ed anche il gettonatissimo scrittore contemporaneo nostro conterraneo, Andrea Camilleri, dichiara spesso nelle interviste di essere fondamentalmente un pigro; e con l`età che porta c`è da credergli. Paradossalmente, dunque, una persona anziana, come tale più "lenta", offre maggiori garanzie di qualità rispetto ad un giovane, per natura portato al dinamismo: sicuramente, a parità di tempo, il giovane riesce a fare più cose, mentre l`anziano ne fa di meno, ma in maniera più ponderata e, quindi, più qualitativa.

     Facendo un raffronto con lo scorrere delle epoche passate, negli ultimi cento anni si è avuta un`evoluzione tecnologica che prima avrebbe richiesto mille anni di tempo. Questo perché, man mano che si va avanti nel progresso, all`applicazione di ogni invenzione corrisponde uno straordinario effetto moltiplicativo. Pensate: la prima invenzione che ha consentito di accorciare notevolmente lo spazio ed il tempo è stata la semplicissima ruota, che ha permesso all`uomo di spostarsi più velocemente ed agevolmente da un posto all`altro; un`idea indubbiamente geniale, magari partorita in una frazione di secondo, ma che d`improvviso ha cambiato in meglio l`umanità. Le nostre generazioni devono, invece, dire grazie soprattutto all`invenzione del "microchip", ossia il minuscolo ed innovativo circuito elettronico al silicio che in uno spazio più piccolo di un`unghia racchiude un autentico cervello elettronico. Ebbene: son dovuti trascorrere duemila anni prima che il microchip venisse alla luce, ma una volta messo a punto ed immesso sul mercato, è stato applicato ad altre tecnologie che, grazie a lui, si sono sviluppate in maniera esponenziale. Quindi: l`umanità ha atteso il microchip per millenni, ma una volta pronto ed installato su di un computer, quel computer si è "accelerato" notevolmente e quei millenni sono stati abbondantemente "neutralizzati" in quanto adesso il computer può collegare le persone da una parte all`altra del mondo in tempo reale e può dare risposte a chi lo usa (es.: calcoli matematici, informazioni varie, ecc.) in maniera immediata.

     Quel tipo di computer con quel determinato microchip viene, a sua volta, utilizzato nei settori della ricerca medico-scientifica, della ricerca spaziale e della tecnologia applicata alle automobili ed ai comuni elettrodomestici, assicurando a tutti questi settori ulteriori progressi a ritmo galoppante.

     Si dice, ad esempio, che una notevolissima spinta accelerativa al progresso l`abbia dato l`apparentemente "effimero" viaggio dell`uomo sulla Luna: le tecnologie prodotte per quella storica spedizione del 1969 sarebbero state poi applicate ad altri settori della vita sulla Terra.

     Ma così come ha ridotto i tempi e gli spazi, la tecnologia ha ridotto, purtroppo, anche i posti di lavoro in quanto l`imprenditore preferisce spendere duemila euro al mese per acquistare gli ultimi ritrovati tecnologici anziché pagare quella stessa somma per retribuire dignitosamente un dipendente.

     Questo soprattutto perché i nuovi mezzi tecnologici consentono di sostituire diverse attività umane: una "fredda" catena di montaggio, ad esempio, vale per una decina di operai, ed un buon programma informatico di calcolo utilizzato da una sola persona consente di predisporre il complesso bilancio di un`azienda che prima impegnava i cervelli di interi staff di ragionieri e commercialisti. Il costo di un computer o di una catena di montaggio viene, dunque, ben presto ammortizzato in quanto si tratta di strumenti che permettono all`imprenditore di pagare sempre meno salari.

     In sintesi, si fa tutto più velocemente e con meno personale. E per l`ineluttabile legge della domanda e dell`offerta, diminuisce il valore della forza-lavoro in quanto l`imprenditore dà oggi più importanza al mezzo anziché all`uomo; e quindi è per il mezzo che preferisce sborsare dei soldi piuttosto che per l`uomo.

     Derivano da ciò le sempre più diffuse ed umilianti forme di impiego quali il precariato ed il lavoro interinale, ispirate dal principio che se si vuole lavorare bisogna accontentarsi di una retribuzione pressoché irrisoria, altrimenti non resta che rimanere a casa, andare a… chiedere l`elemosina oppure fare di peggio…

     Così, tirando le somme, quel tempo che rimane a disposizione grazie ai ritrovati delle nuove tecnologie va a farsi… strabenedire: si lavora un paio d`ore in un`azienda o in un ente e per il resto della giornata bisogna arrovellarsi il cervello per trovare il modo di impinguare una retribuzione insufficiente.

     Ed il tempo non basta mai: si va di fretta a tutto detrimento della qualità perché, ovviamente, vengono meno le condizioni per approfondire l`attività che si svolge e maturare un adeguato livello di competenza.

     Io ho una mia personale visione di come impiegare il "nuovo" tempo, ossia quello "regalatoci" dalle odierne tecnologie che ci consentono di fare in pochi minuti ciò che una volta richiedeva ore o giorni interi.

     Vengo e mi spiego con un esempio. Se fossi io un imprenditore munirei, ovviamente, la mia azienda di un buon computer per collegarmi ad Internet e ricevere ed inviare la posta elettronica (le cosiddette e-mail). So di avere a disposizione un dipendente per assolvere a tale ruolo e so anche che non deve più impiegare un`ora del tempo lavorativo - come era necessario una volta - per recarsi all`ufficio postale e spedire la lettera. Ebbene: come posso disporre di quell`ora risparmiata? Le alternative sono tre: o consento a quel dipendente di stare ad oziare per un`ora, o lo "stresso" ordinandogli di scrivere altre lettere o di fare altre cose, oppure scelgo… la qualità del lavoro. In pratica, sapendo di poter contare su un`ora risparmiata, quella lettera, anziché in dieci minuti, pretendo che l`impiegato me la scriva con più calma, facendo maggiormente attenzione ai punti, alle virgole, ai congiuntivi ed, ovviamente, ai contenuti. Ne uscirà, così, migliorata l`immagine della mia azienda ed anche il dipendente ritengo sarà più contento e gratificato.

     Non dico di avere la sciocca pretesa di far assurgere ad "opera d`arte" una banale lettera commerciale, ma ho voluto semplicemente portare un esempio di come, utilizzando bene il tempo, si possa migliorare la qualità delle cose, anche le più elementari, che quotidianamente facciamo.

     A dimostrazione di ciò mi piace citare un antico detto: "Il tempo non risparmia ciò che si fa senza di lui"; in altre parole, se non si dedica il tempo dovuto ad una determinata attività, quell`attività sarà destinata a fallire. Correre a tutti i costi è, dunque, controproducente.

     E, del resto, smettiamola di essere succubi e "vittime" del tempo! Un vecchio proverbio francese recita che "l`uomo non fa niente senza il tempo, ma il tempo non fa niente senza l`uomo"; questo perché siamo proprio noi esseri umani a riempire di contenuti lo scorrere del tempo, che altrimenti rimarrebbe un contenitore vuoto.

     Col Tempo, dunque, sforziamoci di intrattenere un rapporto quasi di "complicità" anziché prenderlo continuamente "a pugni" pressati dalla fretta e dall`ingordigia di doverlo sfruttare al massimo.

     Perché proprio nel Tempo, come sosteneva il grande scrittore inglese Jerome (l`autore di "Tre uomini in barca"), sta il vero "segreto della felicità": "Ognuno di noi - diceva Jerome - dovrebbe costruirsi un tempo secondo i propri ritmi biologici, adeguandovi la propria giornata senza dover dare conto a nessuno; si eviterebbero, così, lo stress e le frustrazioni derivanti dal timore di non riuscire a fare le cose".

     Con queste parole, Jerome voleva in pratica significare che ciò che conta sono i risultati che ognuno di noi raggiunge, al di là del tempo impiegato: Tizio può portare ottimamente a compimento il proprio lavoro in cinque ore (perché è questo il tempo che i suoi ritmi biologici richiedono), mentre Caio lo porta a compimento in un`ora, ma in maniera mediocre, proprio perché ha "violentato" la propria natura lavorando in fretta, magari perché pressato da chi gli ha commissionato quel lavoro.

     Bisogna, ovviamente, fissare un termine temporale per tutte le attività, altrimenti tutti ce la prenderemmo comoda e saremmo pressoché improduttivi; ma bisogna farlo tenendo conto della centralità dell`essere umano, delle sue esigenze e dei suoi limiti fisici; altrimenti daremo vita ad una società destinata ad "autostritolarsi".

     "In medio stat virtus", recitavano i saggi latini, ed anche con riferimento al tema che stiamo trattando, la "virtù", ossia la situazione migliore, sta nella giusta via di mezzo tra la calma e la velocità: diamo il giusto tempo alle cose, senza né troppo rallentarle né troppo accelerarle.

     E` chiaro, altresì, che un professionista di qualsiasi settore deve, all`occorrenza, saper agire di fretta, come nel caso di chi guida un`autoambulanza e deve intervenire il prima possibile sul luogo di un incidente, o di un giornalista come me che, verificatosi un fatto importante poco prima che il giornale vada in stampa, deve precipitarsi a raccogliere la notizia e redigere il relativo servizio nell`arco di una manciata di minuti. Ma deve trattarsi di eccezioni che, in ogni caso, è doveroso saper affrontare; ma da qui a far assurgere la frettolosità a sistema ordinario di vita e di lavoro ce ne corre.

     E poi vediamo di utilizzare una parte del nostro tempo anche per "fermarci" e guardarci intorno, osservare la natura che ci circonda, i volti della gente: assaporiamo, insomma, quella vita di cui siamo "ospiti" nella breve e, forse, irripetibile avventura dell`esistenza.

MEGLIO "LENTI" O MEGLIO "ROCK" ?...

     Infine, dopo aver accennato a volo d`uccello a ciò che alcuni intellettuali del passato hanno pensato riguardo al "fattore tempo", vorrei polemizzare a distanza con un grande personaggio dello spettacolo italiano il quale, spesso e volentieri, ama esternare alla sua immensa platea i propri punti di vista, anche su argomenti abbastanza impegnativi. Mi riferisco ad Adriano Celentano che, come senz`altro ricorderete, nelle sue ultime apparizioni televisive ha preso a prestito una differenza tra generi musicali per insinuare nell`opinione pubblica che essere "rock", ossia scattanti e dinamici, è un qualcosa di positivo di cui andare fieri, mentre essere "lenti" è un qualcosa di negativo di cui quasi vergognarsi.

     Caro "Molleggiato", non sono assolutamente d`accordo con te! Senza nulla togliere al rock, che ha espresso e continua ad esprimere composizioni ed artisti di eccelso livello, ritengo che anche il genere "lento" (di cui spesso pure tu sei eccellente interprete) abbia una sua dignità ed una sua gradevolezza.

     La musica, insomma, ha bisogno di tutti i generi; ma mentre il ritmo martellante generato da una batteria può far bene allo spirito e far produrre adrenalina al corpo, i ritmi dell`esistenza umana non dovrebbero, in condizioni normali, scuotere più di tanto il sistema nervoso…

     Mi è sembrato, dunque, del tutto fuori luogo questo strano ed improprio accostamento tra musica e vita reale.

CONCLUSIONI SULLA "BANCA DEL TEMPO"

     Concludo qui questo mio modesto contributo al tema attorno a cui ruota il pregevole impegno delle "Banche del Tempo": non sono un filosofo né uno scienziato, per cui ho semplicemente potuto accennare alle mie esperienze professionali ed alle mie personalissime opinioni al riguardo.

     Ma una mia opinione che credo tutti si possa condividere è il giudizio estremamente positivo sul sodalizio guidato dalla signora Nina Di Nuzzo e di cui oggi mi onoro essere ospite: sono importanti i circoli ricreativi, sono altrettanto importanti le associazioni che organizzano eventi e pubbliche manifestazioni, ma è sicuramente di primaria importanza un`associazione come la vostra, perché consente ad ogni associato di esprimere le proprie inclinazioni e la propria creatività mettendole al servizio del collega associato, in una fase storica in cui, come abbiamo sin qui dimostrato, di tempo a disposizione ce n`è sempre di meno.

     E` bello organizzare spettacoli, convegni e mostre-mercato e giocare insieme a carte, chiacchierare e leggere i giornali nei circoli ricreativi; ma tornando a casa ognuno di noi si ritrova da solo con se stesso e con le proprie difficoltà: sapere di poter contare su qualcuno per ottenere aiuto è veramente fantastico.

     Grazie e… ad maiora! 

      RODOLFO AMODEO, giornalista professionista

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