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04 Settembre 2010

RODOLFO AMODEO INTERVISTA LEDA BATTISTI, UN’ARTISTA OLTRE IL… COGNOME

Ha fatto da madrina a "LinguaRock", rassegna di gruppi musicali siciliani emergenti svoltasi a Linguaglossa (CT), dimostrando ancora una volta di essere un'eccellente professionista, senza dover vantare parentele "illustri"...

     Ha lo stesso cognome, lo stesso paese natio (Poggio Bustone, in provincia di Rieti) e lo stesso sguardo; ma pure uno spiccato talento musicale che la accomuna anch’esso al “presunto” parente illustre, artefice di capolavori della canzone italiana quali “Il mio canto libero” ed “I giardini di marzo”. Ma da quest’ultimo, però, ha dovuto prendere le distanze a causa di certi “malumori” manifestati (persino in diretta tv) dai parenti più stretti del “Lucio nazionale” (probabilmente perché, in un popolare programma della Rai, ebbe “innocentemente” a rispondere alla presentatrice Simona Ventura che lei, a differenza del cugino che lavorava “in tandem” col paroliere Mogol, le canzoni se le scriveva… da sola).

     Sta di fatto che, nell’attuale panorama del pop italiano, Leda Battisti è un’artista di tutto rispetto e con una solida preparazione alla spalle, al di là dell’alquanto “pesante” cognome da lei portato e del possibile rapporto di parentela col “leggendario” cantautore e musicista scomparso nel 1998.

     La sua carriera inizia ufficialmente nel 1992 quando, reduce dal diploma in chitarra classica conseguito al Conservatorio di Terni, viene incoronata “miglior giovane cantautrice” nel programma di Pippo Baudo “Partita Doppia” su Raiuno. Seguono la frequentazione del “C.E.T.” di Mogol, l’incontro col gettonatissimo produttore discografico Mario Lavezzi e diverse partecipazioni a popolari trasmissioni televisive (Domenica In, La Vita in Diretta, Il Disco per l’Estate, Roxy Bar, Top of the Pops, Trenta Ore per la Vita, ecc.) sino all’approdo all’ambitissimo Festival di Sanremo (nel 1999 con il brano “Un fiume in piena”, che si aggiudica il terzo posto ed il Premio della Critica, e nel 2007 con “Senza me ti pentirai”). Ma, nel frattempo, la Battisti non disdegna altre esperienze artistiche: in particolare la partecipazione al reality musicale della Rai “Music Farm”; il tour teatrale, nel ruolo della Madonna da giovane, ispirato a “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè assieme ai già affermati attori Lina Sastri e Claudio Bisio; la “firma”, con i colleghi Ivana Spagna, Samuele Bersani e David Rhodes, della colonna sonora del film d’animazione “La Gabbianella e il Gatto”, prodotto dal musicista di fama mondiale Peter Gabriel.

     Leda Battisti ama decisamente il contatto col pubblico, specie quello caloroso della Sicilia, dove ogni estate è presente con i suoi concerti. E nella band che solitamente l’accompagna in tour ha addirittura voluto ingaggiare dei musicisti siciliani (e segnatamente della Valle dell’Alcantara e della zona jonica messinese), come i fratelli Massimiliano e Salvatore Riolo (ai fiati) di Francavilla di Sicilia e Gianfranco Fichera (alla chitarra) di Taormina.

     Stavolta abbiamo incontrato la Battisti nel Comune etneo di Linguaglossa, non come protagonista di un concerto, bensì nella veste di prestigiosa “madrina” della manifestazione “LinguaRock”, interessante rassegna di band emergenti. Così, dopo la sua esibizione come “guest star” della kermesse, l’abbiamo attesa dietro il palco per rivolgerle qualche domanda, cui ha risposto con estrema disponibilità.

- Cara Leda, tu vieni spesso in Sicilia a tenere concerti, a fare “ospitate” nei programmi delle emittenti televisive regionali o, come stasera, a tenere a battesimo eventi finalizzati a valorizzare i giovani artisti locali. Sei, quindi, molto legata alla nostra isola…
«Certamente! La Sicilia è una regione stupenda, ma che originariamente non ho conosciuto tramite la mia professione, bensì grazie ad un vostro conterraneo con il quale ebbi una storia... Ci vengo sempre con piacere e la considero una mia “seconda patria”».

- Senza voler rivangare oltre le già note polemiche familiari, com’è esattamente la storia del tuo presunto rapporto di parentela con il grande e compianto Lucio Battisti?
«Non eravamo certo… fratelli, ma parenti sicuramente. Checché se ne dica…».

- Parenti illustri o meno, Leda Battisti è capace di brillare di luce propria, anche come “virtuosa” della chitarra (lo hai dimostrato pure questa sera a Linguaglossa). Ma vorresti essere più apprezzata come cantante oppure come chitarrista?
«Anche se spesso mi piace accompagnarmi con la chitarra, il mio obiettivo rimane quello di trasmettere emozioni con la voce e, quindi, di propormi al pubblico come “sola e semplice” cantante».

- Cosa ti ha lasciato la tua partecipazione al “reality” musicale della Rai “Music Farm” del 2006?
«E’ stata per me un’esperienza molto formativa, anche se sono andata via alla terza puntata: ho imparato a convivere con persone che non conoscevo, ad affrontare le sfide e ad interpretare importanti “cover” di altri artisti accompagnata da una formidabile orchestra. Purtroppo ho privilegiato la mia passione, ossia la musica, rispetto all’“audience” televisiva: standomene a suonare la mia chitarra, anziché “litigare”, non mi è andata bene… Ed ancora oggi mi vien da ridere nel ricordare che, nei giorni successivi alla mia uscita dal programma, avvertivo sempre l’imbarazzante sensazione, dovunque mi trovassi, di essere… spiata da una telecamera!».

- Allo stato attuale dove sta andando, a tuo modo di vedere ed in qualità di “addetta ai lavori”, la musica leggera italiana?
«Purtroppo sono pessimista. Almeno sino a quando le “novità” continueranno a venir fuori dai cosiddetti “talent-show” televisivi, invalsi negli ultimi anni: i veri talenti stanno nelle “sconosciute” piazze di paese (come quella di stasera a Linguaglossa), dove è possibile scoprire ed apprezzare artisti effettivamente validi, in grado di lasciare una traccia significativa nel difficile mondo della musica cosiddetta “leggera”; tutto sta a scommettere su di loro».

- Cosa consigli ad un giovane che vuole affermarsi in questo settore?
«Con i mezzi tecnologici che oggi abbiamo a disposizione, tutti possiamo realizzare (anche standocene a casa) un buon prodotto discografico, ma quel che conta è che questo prodotto abbia un’anima; lo stile, dunque, deve essere molto personale, se non unico. Fondamentali sono, poi, la preparazione di base, tantissima grinta e la voglia di farcela, senza arrendersi al primo ostacolo. Consiglio, infine, di affidarsi ad un produttore di un certo livello, perché rivolgersi direttamente alle case discografiche, letteralmente sommerse di materiale da ascoltare, è pressoché inutile».

- Internet può essere d’aiuto per riuscire a “sfondare”?
«Certamente! Vedi proprio il mio caso: agli albori della mia carriera contattai via Internet il grande chitarrista tedesco Ottmar Liebert affinché potessi ottenere il meglio nell’elaborazione di quello stile a metà strada tra il pop ed il flamenco cui è improntato il mio primo album, che ho interamente registrato insieme a questo “gigante” delle sei corde grazie a quell’originario contatto intercorso tra noi due tramite una semplice e-mail. La Rete, quindi, accorcia sicuramente le distanze e rappresenta un’opportunità in più per chi vuol crescere professionalmente. Dunque approfittiamone, ma senza trascurare quei fattori cui prima accennavo e che costituiscono gli “ingredienti di base” per poter andare avanti nel nostro mestiere».

     Ascoltandola dal vivo e conoscendola personalmente, ci siamo sempre più convinti di essere al cospetto di un’artista che non è una semplice interprete, ma che scrive e “costruisce” le proprie canzoni; che sa anche suonare bene uno strumento alquanto complesso (la chitarra); e che ha le idee abbastanza chiare su come “muoversi” negli intricati meandri dello show-business: parafrasando un celebre verso del suo “presunto” congiunto, oggi Leda Battisti può permettersi di rimuovere i “fantasmi del passato” e presentarsi col suo semplice... nome e cognome, senza bisogno di rivendicare parentela alcuna (cosa che, peraltro, non è stata tanto lei a “cavalcare”, quanto presentatori a corto di argomenti e “gossippari” vari).

     RODOLFO AMODEO

      www.ledabattisti.it

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