Dettaglio notizie
<- Record precedente Record successivo ->
05 Dicembre 2009
Quando la cronaca locale diventa “scomoda” ed agli amministratori comunali saltano i nervi…
Il giornalista ha il dovere di riportare quanto realizzato da sindaci e "potenti" vari, ma anche di riferire sulle iniziative delle minoranze politiche. Senza che nessuno si “offenda”...
Senza voler rinnegare il sacrosanto principio dell’imparzialità giornalistica, desideriamo ringraziare di vero cuore tutti quei politici che difendono la nostra categoria persino in un’aula consiliare quando, in piena attività istituzionale, gli amministratori comunali ci attaccano (scendendo anche sul piano personale) per il solo fatto di aver trattato sui nostri giornali di una determinata questione sollevata dai loro avversari.
Sappiamo bene che, in casi del genere, è dovere del giornalista acquisire e riportare anche l’opinione dell’amministratore; ma se questo, appena qualche mese prima, ci dice (con tono stizzito) che possiamo pubblicare ciò che vogliamo perché lui non intende affatto scendere al livello dei suoi avversari per rispondere alle loro sterili provocazioni, cosa fare? Forse non occuparci più delle iniziative promosse dalle minoranze politiche sol perché il “satrapo” locale non intende più dare “confidenza” ai suoi “nemici”? Ci sembra questa una condizione assolutamente antidemocratica ed antipluralista: se un sindaco decide di mettersi sul cosiddetto “piedistallo” son fatti suoi, ma non può certo pretendere di “imbavagliare” e far “cortocircuitare” l’informazione.
E nelle pubbliche sedute di Consiglio Comunale tali amministratori dovrebbero avere il buon gusto e la lucidità di limitarsi a rispondere alle obiezioni degli avversari, anziché scaricare il loro nervosismo sul giornalista che non può difendersi essendo assente o impossibilitato a prendere la parola perché seduto tra il pubblico. Di recente, invece, in un piccolo Comune alle porte della Valle dell’Alcantara i consiglieri ed il pubblico presente hanno dovuto sorbirsi le solite critiche che accomunano i destini di noi giornalisti a quelli degli… allenatori delle squadre di calcio: perché, com’è risaputo, ognuno ha in tasca la “formazione ideale” per vincere il campionato nonché la “ricetta giusta” per scrivere l’articolo “giusto”.
Di quanto appena accennato vi è traccia nel verbale di quella seduta del civico consesso, così come anche dell’obiettivamente condivisibile reazione del capogruppo dell’opposizione, il quale ha tenuto a rimarcare che è assolutamente esecrabile, e per di più in una sede istituzionale, denigrare persone assenti e, come tali, impossibilitate a difendersi.
«E’ paradossale – ha dichiarato l’esponente della minoranza – che quando si pongono delle questioni di cui la stampa prende doverosamente atto, i nostri amministratori vanno subito ad indossare i panni della vittima…».
Mentre quando - aggiungiamo noi - la stampa fa da cassa di risonanza a questa o quell’altra iniziativa “festaiola” promossa dal sindaco Tizio o dall’assessore Caio, va tutto bene o, nella “peggiore” delle ipotesi, la stampa ha fatto “solo” il suo dovere… (chissà perché la stragrande maggioranza degli amministratori ci telefonano per “rimproverarci” quando abbiamo scritto di qualche “disguido” amministrativo, mentre non si degnano nemmeno di salutarci se c’incontrano per strada quando, dopo averli debitamente abbelliti e “corretti”, abbiamo pubblicato i loro autoelogiativi comunicati sull’opera pubblica x o sulla manifestazione y… C’è da pensare che a questa particolare “specie umana” – che qualcuno ha giustamente denominato “casta” - tutto sia dovuto…).
E siccome dal verbale di cui sopra affiorano pure espressioni “grosse” quali “onorabilità”, “dignità” e “rispetto”, si fa presente che tali “prerogative” non sono solo appannaggio di chi fa politica paesana, ma anche di chi ha appreso l’esercizio di un dignitoso mestiere, quale quello di giornalista, e lo continua a svolgere nonostante il modesto livello socioculturale delle nostre comunità, dove la “massima aspirazione” per emergere ed essere “ossequiati” e “ben remunerati” è fare il sindaco, l’assessore, il presidente del Consiglio o, al limite, andare a poggiare le proprie terga su qualche “poltrona” di sottogoverno (o “carrozzone”, che dir si voglia). Il resto (credono loro…) siamo solo dei “poveri diavoli” che tentiamo di sbarcare il lunario senza aver capito nulla della vita, a meno che non andiamo ad ingrossare le fila dei “giullari di corte”, anteponendo alle nostre professionalità il più abietto servilismo e l’impegno ad… appiccicare manifesti nottetempo ed elemosinare voti per portare “acqua” a determinati “mulini”: nulla a che vedere, insomma, con le legittime aspettative derivanti da una vita di studi e di sacrifici per imparare realmente a fare qualcosa e tornare utili alla società lavorando onestamente!
Ma questi amministratori “di nuova generazione” che, nonostante la loro “modernità”, non tengono in alcuna considerazione, ed anzi snobbano, le nuove professionalità intellettuali (quali gli operatori dell’informazione), continuano a portare rispetto a quelle tradizionali. E ci crediamo! L’avvocato serve a “mischiare” le carte, il medico a portare voti e l’ingegnere a rendere possibili le “grandi progettazioni”. Ed il giornalista?! Beh…: lo si chiama quando serve (tanto è suo interesse produrre notizie…) e se dovesse dare “confidenza” anche agli avversari gli si tirano le orecchie, lo si minaccia di querela o lo si “crocifigge” nei Consigli Comunali: alla faccia dell’educazione, del rispetto, del pluralismo, della propensione al dialogo e della democrazia!...
Ma noi ci accontentiamo dell’ammirazione della gente umile e disinteressata, che teniamo in maggior considerazione di certi “potenti”.
RODOLFO AMODEO
Commenti
Commenti presenti: 0