Dettaglio notizie
<- Record precedente Record successivo ->
14 Marzo 2010
Le condivisibilissime riflessioni dell’“Actat” di Giardini Naxos
L’associazione culturale “Tradizione, Ambiente e Turismo” analizza il malessere generalizzato della società italiana, vittima degli sprechi di denaro pubblico, della “parassitaria” classe politica e dell'inefficienza dei pubblici impiegati
Ce n’è per tutti e per tutti i gusti nel documento che l’associazione culturale “Tradizione, Ambiente e Turismo” (A.C.T.A.T.) di Giardini Naxos ha recentemente diramato a consuntivo della riunione d’inizio anno del suo Consiglio Direttivo.
Benché il sodalizio sia presieduto da Giuseppe Russo (nella foto), politico locale di lungo corso e da sempre militante nell’area della Destra (Pdl ex-An), la lunga nota evita di “impelagarsi” nelle “grandi manovre” e nelle “alchimie” che tengono attualmente banco in vista delle elezioni amministrative giardinesi di fine maggio (il presidente Russo è notoriamente sostenitore della candidatura a sindaco dell’uscente Nello Lo Turco, ndr), preferendo gettare un “panoramico” sguardo sull’andazzo generale della vita pubblica italiana.
Abbiamo sintetizzato ed ordinato lo scritto per argomenti, ognuno dei quali ci offre degli stimolanti spunti di riflessione.
I PROBLEMI DI GIARDINI NAXOS. «E’ sotto gli occhi di tutti la crisi politica, economica e sociale che incombe sul nostro Comune, commissariato da circa due anni: il turismo, in particolare, è in continuo calo e pressoché privo di prospettive di sviluppo, a meno che non si inverta la rotta. Giardini Naxos è, insomma, lo specchio dell’Italia di oggi, dove il degrado ed il malessere regnano sovrani. La nostra associazione intende, quindi, farsi promotrice di tutte quelle iniziative culturali utili al rinnovamento ed alla crescita del paese continuando, altresì, le battaglie già iniziate, come quelle per l’acquisizione del Palazzo Paladino, per la realizzazione di un porto eco-compatibile, per il risanamento del territorio, per la lotta alla speculazione edilizia e per il rinnovamento della burocrazia comunale e della classe politica».
GLI SPRECHI DI DENARO PUBBLICO. «Il costo della politica clientelare è un tarlo che sta erodendo la nostra democrazia. Pensiamo a quanti soldi si sprecano nel Parlamento italiano tra stipendi “d’oro”, pensioni dopo solo due anni di legislatura, viaggi e ristoranti gratis, case a prezzi stracciati, ecc. Lo spreco impera anche nella nostra Regione Siciliana, con novanta parlamentari inutili che approvano solo leggi di spesa parassitaria, come i milioni di euro della formazione professionale, vero e proprio baraccone politico-clientelare che non produce posti di lavoro se non per quelli che vi lavorano gestendo corsi di tutti i tipi: tutti soldi che potrebbero più utilmente essere impiegati finanziando l’apprendistato dei vecchi mestieri artigianali (falegname, sarto, ceramista, elettricista, saldatore, fabbro ferraio, ecc.) e dando la possibilità ai giovani di costruirsi un futuro imparando un’attività. Nella Sanità, poi, si sperperano milioni per acquistare apparecchiature destinate a rimanere inutilizzate, mentre le attese per sottoporsi alle normali analisi durano anche anni. E che dire delle Province, che tutti ritengono giusto abolire in quanto inutili sotto l’aspetto amministrativo, salvo poi non fare niente di tutto ciò?! Potrebbe essere questa un’altra soluzione per recuperare risorse e rendere, al contempo, più efficiente la pubblica amministrazione trasferendo il personale provinciale negli enti con piante organiche insufficienti, come i Comuni ed i tribunali».
GIUSTIZIA E MAGISTRATURA. «Eppure la magistratura vede poco questo sperpero. Ogni tanto salta fuori un’inchiesta cui viene data molta pubblicità e, magari, qualche emerito sconosciuto magistrato balza agli onori della cronaca. E poi cosa succede? Quel magistrato si butta in politica, l’inchiesta si sgonfia, qualcuno si becca qualche mese di carcere e tutto continua come prima, mentre i soldi non ritornano più. In presenza di tali evidenti ruberie, invece, non bisogna infliggere neanche un giorno di galera, ma si devono subito obbligare i rei a restituire il bottino. A livello nazionale, così come anche a Giardini Naxos, proponiamo, pertanto, che siano confiscati i beni di tutti coloro che, nel tempo, hanno speculato sul territorio e sulle pubbliche casse, in maniera tale da restituire i soldi ai cittadini».
PUBBLICI IMPIEGATI E LAVORATORI SOCIALMENTE UTILI. «Nei Comuni siciliani lavorano trentamila persone rientranti nella categoria “Lsu” (o ex articolisti) che, in realtà, sono lavoratori a tempo parziale, non specializzati ed assunti in barba alla Costituzione, che per accedere ai posti pubblici richiede l’espletamento di un regolare concorso. Questi lavoratori stanno tutti seduti dietro le scrivanie, mentre il Comune deve appaltare le pulizie e le attività manutentive a personale esterno sostenendo altre spese che si potrebbe risparmiare. Senza contare il personale di ruolo non qualificato, che non si aggiorna, che non produce progettualità, che fornisce ai cittadini servizi scadenti e che, come se non bastasse, spesso si mostra indisponente e maleducato verso l`utenza o mette i bastoni tra le ruote a quei pochi politici amministratori che hanno voglia di fare. Questi mediocri pubblici impiegati dovrebbero, invece, essere sempre col sorriso sulle labbra e ringraziare Dio per lo stipendio che mensilmente viene loro corrisposto pur conducendo (al contrario di milioni di disoccupati, di imprenditori e di liberi professionisti) una vita comoda e priva di rischi».
UNA CLASSE POLITICA INUTILE E SPRECONA. «Ogni volta andiamo a votare sperando che sia la volta buona, ovvero che si insedi una classe dirigente degna di questo nome, di alto profilo morale e culturale, che abbia una visione lungimirante della realtà capace di esprimere progettualità che non si limitino al contingente. Ed, invece, ci ritroviamo sempre con una classe politica assolutamente sorda e schiava dei propri privilegi e delle beghe per spartirsi la torta del potere. Chi ci governa, insomma, somiglia sempre più alla vecchia aristocrazia di qualche secolo fa, decadente e chiusa nei suoi palazzi a difendere il fortilizio dagli attacchi dei “villani” che chiedevano pane e lavoro. Ed i partiti, svuotati della loro rappresentatività sociale e politica e privi di qualunque organizzazione territoriale, sono diventati dei semplici cartelli elettorali. Deputati e senatori, dal canto loro, sono una classe di nominati che non cercano più neanche i voti nel loro territorio; anzi alcune volte vengono candidati in collegi dove non li conosce nessuno: una strana somiglianza con la storia del… cavallo di Caligola fatto senatore. Ebbene: se questi onorevoli rinunciassero (e non solo loro, ma pure tutto il sottobosco di portaborse e segretari ad essi collegato a cascata) a molti dei loro privilegi, potrebbero intanto dare un esempio di sobrietà e consentire la destinazione di quanto da loro sperperato a finalità di cui la società italiana avverte il bisogno, come la creazione di strutture di lavoro, la sistemazione delle strade e delle scuole, il miglioramento del servizio sanitario, ecc. Sarebbe opportuno prendere a modello gli antichi romani, per i quali le cariche pubbliche erano assolutamente gratuite e ripagate solo con l’onore nel rivestirle (ed invece, come si accennava prima, della romanità ci rimane solo il… cavallo di Caligola!)».
CONCLUSIONI: IL MATERIALISMO CAUSA DI TUTTI I MALI. «Sperpero di denaro pubblico e corruzione dilagante a fronte di fabbriche che chiudono, operai disperati che protestano sui tetti, servizi sociali inesistenti: è questo, oggi, l’apocalittico scenario con cui, a tutti i livelli, si mostra la nostra società e di fronte al quale non si riesce a fare (o non si vuole fare…) nulla. Alla base di tutto vi è il poco interesse per la cultura e per l’etica, fattori senza i quali si approda al materialismo più sfrenato ed al nichilismo esistenziale, dove l’“avere” si ritiene più importante dell’“essere”. E’ così che il “dio denaro” monopolizza la vita civile e sociale inquinando anche le menti delle giovani generazioni, in preda all’illusione che i soldi siano la chiave della felicità e lo scopo della vita anziché un mezzo per vivere».
www.actat-giardininaxos.blogspot.com
RODOLFO AMODEO
Commenti
Commenti presenti: 0