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15 Marzo 2010
Cinema e musica: un binomio inscindibile
Se n’è discusso all’“Unitre” di Giarre con il docente universitario Salvatore Musumeci ed il figlio Giuseppe, che hanno ripercorso la storia delle grandi colonne sonore e dei rispettivi compositori, i quali fanno ormai “coppia fissa" con i registi
Le cosiddette “colonne sonore” sono sicuramente le “eredi” delle opere liriche: come queste ultime accompagnano lo spettatore lungo il dipanarsi di una vicenda da raccontare, una volta sui palcoscenici e adesso, in virtù del progresso tecnologico, sullo schermo. L’“Unitre” di Giarre, sempre sensibile alle tematiche di un certo interesse, ha quindi ospitato nei giorni scorsi due conferenze in cui Salvatore Musumeci, giornalista e docente di Storia della Musica e Storia Contemporanea del Meridione presso l’Università di Camerino, ed il figlio Giuseppe, apprezzato violinista, hanno discettato sulla musica da film avvalendosi anche di proiezioni video (Salvatore e Giuseppe Musumeci sono insieme nella foto principale).
Così, al “Palazzo delle Culture” del centro etneo è stato intrapreso un interessante viaggio attraverso la storia del cinema che, con l’invenzione della pellicola sonora, si è inevitabilmente incontrato ed “intrecciato” col linguaggio musicale.
«Il sistema messo a punto nel 1895 dai fratelli francesi Louis ed Auguste Lumière – ha spiegato Salvatore Musumeci – costituiva il risultato finale di un lungo percorso scientifico e tecnico protrattosi per tutto il XIX secolo. Ma già alla visione dei primi film “muti” si intuì che le potenzialità di “stupefazione” e di coinvolgimento di quel “rivoluzionario” spettacolo si sarebbero potute esaltare corredando le immagini di un involucro sonoro. Si iniziarono, così, ad assoldare singoli pianisti da sala o piccole orchestrine aventi il compito di accompagnare la proiezione del film adeguando la musica alle azioni proiettate; si può ben dire che al tradizionale metronomo venne affiancato il cronometro, in quanto “guida” del musicista nel far corrispondere la durata dei brani alla lunghezza delle sequenze cinematografiche. Già da questo si evince che la composizione per film, avendo una logica sua propria che va oltre quella strettamente musicale, costituisce un genere a sé. Inizialmente si faceva ricorso a brani già esistenti dei grandi autori classici (ovviamente sintetizzati o “dilatati” per adattarli alle scene), ma a partire dai primi del ‘900 furono gli stessi compositori a cimentarsi nel nuovo genere producendo apposite partiture (come Saint Saëns che scrisse per “L’assassinat du Duc de Guise”, Pizzetti per “Cabiria”, Mascagni per “Rapsodia satanica”, Hindemith per “Felix der Kater” e Šostakovič per “La nuova Babilonia”). La nascita del cinema sonoro, annunciata nel 1927 da “The Jazz Singer” di Alan Crosland, consacrò definitivamente la musica da film lasciando, però, l’“amaro in bocca” a noi italiani, e siciliani in particolare: perché fu il messinese Giovanni Rappazzo, morto nel 1995 alla veneranda età di 101 anni, ad aver inventato il cinema sonoro, come dimostrano diversi brevetti da lui depositati, ma che non riuscì a sostenere adeguatamente non potendo disporre delle necessarie risorse economiche (ufficialmente, dunque, la titolarità dell’invenzione andò alle Società di produzione “Warner Brothers” e “Fox”). Sta di fatto che, con l’inserimento della pista audio nella pellicola, inizia l’interazione tra registi e musicisti (come Fellini con Nino Rota, Leone e Tornatore con Ennio Morricone, Benigni con Nicola Piovani, Eisenstein con Sergej Prokofiev, Hitchcock con Bernard Herrmann, Burton con Danny Elfman, Spielberg e Lucas con John Williams, Kieslowski con Zbigniew Preisner, Miyazaki con Joe Hisaishi, ecc.) da cui scaturiscono vere e proprie composizioni sinfoniche che esprimono le emozioni ed i sentimenti ispirati dalla trama, dai personaggi e dalle atmosfere del film; e queste musiche finiscono col costituire un tratto distintivo della filmografia di ogni regista».
Nella seconda conferenza, svoltasi qualche settimana dopo, ha “tenuto banco” Giuseppe Musumeci, figlio del professor Salvatore e diplomando in violino all’Istituto di Alta Formazione Musicale “V. Bellini” di Caltanissetta. Il giovane studioso si è soffermato sui più grandi sinfonisti cinematografici americani contemporanei ed, in particolare, su John Williams ed Hans Florian Zimmer.
«La produzione di Williams – ha sottolineato Giuseppe Musumeci – è sterminata e spazia dalle colonne sonore alle sigle televisive, ma annovera pure brani sinfonici e concerti per strumento solista. Williams ha scritto le colonne sonore della maggior parte dei film del regista Steven Spielberg, tra cui quella per “E.T. l’extraterrestre”, considerata il suo capolavoro; l’ultima traccia, della durata di circa un quarto d’ora, è un’autentica rarità composta in stretta collaborazione con il regista, il quale in alcuni punti ha operato specifici tagli e montaggi per adattarla al crescendo emotivo della narrazione filmica. Assieme al compositore Alfred Newman, John Williams è il secondo artista, dopo Walt Disney, con più affermazioni ai prestigiosi Premi “Oscar”: ben quarantacinque nomination e cinque statuette rispettivamente per le colonne sonore di “Il violinista sul tetto” (1971), “Lo squalo” (1975), “Guerre Stellari” (1977), “E.T. l’extraterrestre” (1982) e “Schindler’s List” (1993). Le composizioni di Williams hanno sicuramente il pregio di affascinare giovani e meno giovani».
Un altro musicista di rilievo su cui si è soffermato Musumeci jr è Hans Florian Zimmer, di origine tedesca, ma residente negli Stati Uniti dove è a capo del dipartimento musicale dello Studio cinematografico “DreamWorks”. Spinto dal suo mentore Stanley Myers a dedicarsi completamente alla composizione per il cinema, iniziò l’attività negli anni Ottanta, imponendosi all’attenzione del grande pubblico con “Rain man - L’uomo della pioggia”, che gli meritò una nomination all’Oscar. Da li un susseguirsi di successi, sino all’Oscar del 1995 per il film animato della Disney “Il re leone”. Il suo maggior successo rimane, comunque, la colonna sonora de “Il gladiatore” (2000) che gli è valsa una nomination all’Oscar, un “Golden Globe” ed un “Broadcast Film Critics Awards”.
Al termine del miniciclo di conferenze sulla musica da film, il Rettore dell’Unitre, Sara Mondello, ha conferito la tessera ed il distintivo di socio al relatore Salvatore Musumeci, spesso ospite della pregevole istituzione culturale giarrese con le sue interessanti dissertazioni sulla musica, sulla storia della Sicilia e su argomenti di varia umanità.
RODOLFO AMODEO
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