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28 Agosto 2011

A Malvagna il Museo dell’Antica Civiltà Contadina

Lo ha realizzato nella sua abitazione di famiglia Antonino Portaro, residente a Roma, ma rimasto profondamente legato al paese natio. Consente di rivedere i vecchi attrezzi per lavorare la terra e le umili suppellettili delle case degli agricoltori

     Di fronte ad una società che sta implodendo su se stessa a causa della sfrenata “modernità”, è sempre più ricorrente il rimpianto per il “buon tempo andato”, quando la vita scorreva tranquillamente all’insegna della semplicità e di certi sani valori, oggi purtroppo sacrificati sull’altare del consumismo, del “carrierismo” e del profitto a tutti i costi. Ci si accorge, così, che è stato un gravissimo errore abbandonare la pratica delle attività agricole (ma anche artigiane) per inseguire i “sogni” della laurea e del conseguente posto fisso, ormai anticamere della disoccupazione o, nella migliore delle ipotesi, di un avvilente precariato.

     Una volta, invece, c’erano piccoli paesi - oggi, purtroppo, sull’orlo del baratro (al punto da ipotizzarne la soppressione se contano meno di mille abitanti…) - in cui l’economia rurale riusciva a dare dignitosa occupazione al novanta per cento dei nuclei familiari che vi risiedevano: era il caso, ad esempio, del Comune di Malvagna, dove nei giorni scorsi è stato tagliato il nastro di un particolare ambiente che consente a chi lo visita di immergersi nelle atmosfere dell’antica (e rimpianta…) civiltà contadina passando in rassegna i vecchi attrezzi da lavoro, le umili suppellettili dell’abitazione dell’agricoltore e foto d’epoca scattate nei campi (ma anche ritraenti classiche scene di vita paesana, come l`arrivo della corriera ed i solenni festeggiamenti patronali in onore di S. Anna).

     L’iniziativa di questo “nostalgico” museo si deve ad Antonino Portaro (nella foto principale ed in altre nelle immagini allegate), benemerito cittadino ed intellettuale malvagnese il quale, malgrado risieda stabilmente a Roma per ragioni di lavoro (è funzionario dirigente del Ministero dell’Economia, ndr), nei periodi dell’anno in cui fa ritorno al suo paese d’origine per trascorrervi le ferie “sfodera” sempre per il luogo natio delle belle “sorprese”, tra cui quest’ultima (in passato, Portaro ha dato alle stampe diverse pubblicazioni sulla storia locale ed ha anche aperto alla pubblica fruizione la Cuba bizantina ricadente in un terreno di sua proprietà).

     Il nuovo “Museo Etnografico della Civiltà Contadina e delle Tradizioni Popolari di Malvagna” ha sede, infatti, al piano terra della sua abitazione di famiglia in Via Manganelli n. 30, «un posto – spiega Antonino Portaro – che ha visto per tanti anni mio padre Giuseppe, mirabile esempio di attaccamento al lavoro ed alla famiglia, attendere quotidianamente all’attività della lavorazione del latte; e proprio a lui desidero dedicare questo piccolo angolo di storia locale che ho voluto ricavare per la nostra comunità, augurandomi che, oltre a far riflettere la gente ed i giovani del luogo, possa anche attirare turisti e visitatori. A tal proposito, di concerto con l’Amministrazione Comunale, incaricherò un custode per consentire, anche in mia assenza, di poterlo visitare».

     Il “vulcanico” dottor Portaro (che oltre all’originaria laurea in Economia e Commercio vanta anche quella, conseguita alcuni anni addietro, in Storia dell’Arte ed Archeologia nonché un diploma in Archeologia Cristiana) tiene a precisare che gli oggetti attualmente esposti (in particolare gli arnesi una volta impiegati per la lavorazione del grano, la raccolta dell’uva e delle olive e la produzione di olio e vino nonché i vecchi arredi delle abitazioni contadine) appartengono prevalentemente alla sua famiglia, ma che qualsiasi altro cittadino malvagnese che si ritrovasse in casa questo tipo di materiale potrà conferirlo al nuovo museo. «Perché – sottolinea Antonino Portaro – è auspicabile che tale struttura possa, nel tempo, sempre più incrementarsi fino a costituire, com’è nei suoi intenti, un elemento di identità degli abitanti di Malvagna».

     Ed il promotore della lodevole iniziativa, ufficialmente intestata all’associazione “Cuba Bizantina di Malvagna” di cui Portaro è fondatore e presidente, ha anche preannunciato di voler prossimamente dedicare un’altra ala (ancora in via di ristrutturazione) del piano terra di Via Manganelli agli antichi mestieri artigiani.

     Per intanto, a questo nuovo Museo Etnografico di Malvagna bisogna riconoscere il merito di restituirci le tranquille ed appaganti atmosfere “bucoliche” che tanto ci mancano in quest’epoca all’insegna di sofisticatissime tecnologie, apportatrici di progresso, ma anche di stress, disoccupazione e malesseri esistenziali vari.

     Com’era tutto più bello – vien da pensare quando ci si reca a Malvagna in Via Manganelli n. 30 – ai tempi in cui si coltivava la terra e, dopo una giornata di intenso, ma redditizio, lavoro nei campi, la famiglia si ritrovava armoniosamente riunita attorno ad una tavola senza doversi preoccupare di come sbarcare il lunario l’indomani o quale politico frequentare per tentare di “sopravvivere”…

     RODOLFO AMODEO

 

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