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28 Dicembre 2011
L’originale Presepe Vivente nella “Grotta del Bue” di Solicchiata
E’ stato allestito dagli abitanti della frazione di Castiglione di Sicilia all’interno della cavitŕ formatasi nei secoli scorsi a seguito di un’eruzione dell’Etna. Una suggestiva rappresentazione della Nativitŕ nel suo scenario piů "naturale"
Nella ricorrenza del Natale, associazioni ed amministrazioni comunali sono solite cimentarsi nell’organizzazione di suggestivi presepi viventi all’interno di spazi in cui vengono per l’occasione realizzate scenografie riproducenti il contesto ambientale in cui venne alla luce il Figlio di Dio. Ma se è vero - come da sempre sostengono tanti autorevoli interpreti delle Sacre Scritture - che Gesù nacque in una grotta, il presepe vivente allestito quest’anno a Solicchiata (frazione di Castiglione di Sicilia) merita una particolare ammirazione in quanto quella grotta non c’è stato bisogno di ricostruirla con artifizi scenografici essendo già esistente in natura.
E fu così che l’ottantenne Sebastiano Dibella è riuscito a coronare il “sogno” di una vita: vedere andare in scena nella cosiddetta “Grotta del Bue”, ricadente in un terreno di sua proprietà, la rappresentazione della Natività di Cristo. In realtà, un tentativo analogo era stato fatto nei primi anni del Duemila, ma adesso c’è la volontà, nella comunità solicchiatese, di istituzionalizzare l’evento riproponendolo puntualmente ad ogni Natale, grazie anche all’entusiasmo ed alla competenza della vulcanica “regista” Nina Romeo, benemerita insegnante del luogo la quale ha deciso di dedicare tutto il suo tempo libero a ravvivare, con iniziative artistiche e culturali varie, la popolosa borgata castiglionese.
Il realistico Presepe Vivente di Solicchiata è andato in scena lunedì scorso 26 dicembre (il debutto ufficiale del 25 è saltato a causa delle avverse condizioni atmosferiche) e verrà replicato nelle sere di Capodanno (1 gennaio) e dell’Epifania (6 gennaio) a partire dalle ore 18,00.
Il suo “palcoscenico naturale”, ossia la Grotta del Bue, è facilmente raggiungibile (anche a piedi) trovandosi a pochi metri dalla Strada Statale 120 che attraversa il centro abitato. Si giunge, così, in una radura dove sono collocate delle “capanne” in cui alcune famiglie del luogo, rigorosamente in costumi d’epoca, danno il benvenuto ai visitatori preparando per loro dolci tipici locali.
Si imbocca, quindi, un breve viottolo che conduce all’ingresso della grotta, nel cui spazioso ambiente interno sono dislocati i protagonisti e le caratteristiche scene della Notte di Betlemme, con al centro la Sacra Famiglia e tutt’intorno i “pastori” intenti a svolgere le attività artigiane e contadine di una volta, per le quali il “patron” Dibella e la direttrice artistica Romeo hanno recuperato, rivolgendosi ai concittadini più anziani, gli antichi attrezzi da lavoro.
La rappresentazione impegna una trentina di giovani figuranti, tra cui Melania Cutrufello nel ruolo di Maria, Ludovica Cosentino in quello di Gesù Bambino, Alessandro Papa nei panni di San Giuseppe e Rosemary Cosentino vestita da angioletto.
Ma nel suggestivo scenario fanno bella mostra di sé pure animali “in carne ed ossa”: oltre agli “immancabili” bue ed asinello, anche un maialino, una capra, un agnello ed altri quadrupedi ancora.
Un allestimento, dunque, curato nei minimi particolari e, vista l’originale “location” che lo ospita, estremamente coerente col racconto della Natività tramandatoci dalla tradizione.
E’, pertanto, auspicabile che il Presepe Vivente nella Grotta del Bue di Solicchiata diventi un appuntamento fisso, adeguatamente sostenuto dalle pubbliche istituzioni (questa edizione è totalmente autofinanziata dai volontari organizzatori e dalle libere offerte dei visitatori) e supportato da un efficace battage pubblicitario affinché possa anche costituire un evento di richiamo turistico.
Ma a detta del suo proprietario, Sebastiano Dibella, la Grotta del Bue dovrebbe richiamare flussi turistici non solo in occasione del Presepe Vivente, in quanto, col suo fascino geologico, avrebbe tutti i numeri per attirare visitatori anche nel resto dell’anno. «Questa cavità rocciosa formatasi da una colata lavica del XVII secolo – sottolinea al riguardo l’anziano possidente – a differenza di numerose altre grotte generate dal vulcano Etna è facilmente accessibile a tutti, compresi anziani e disabili. Quando, oltre vent’anni fa, ne entrai in possesso, lavorai non poco per ripulirla internamente in maniera tale da renderla fruibile per visite guidate e pubbliche manifestazioni. Da questa grotta, peraltro, è passato un pezzo di storia: la popolazione di Solicchiata, infatti, pensò bene di rifugiarsi in massa lì per sfuggire ai bombardamenti dell’agosto 1943. In questi anni sono stato contattato da illustri geologi, speleologi e ricercatori che hanno voluto visitarla al fine di censirla nelle mappe ufficiali degli ingrottamenti lavici formatisi nel corso delle tante eruzioni vulcaniche ed assurti a mete ricercatissime del turismo naturalistico».
L’altra sera abbiamo visto il signor Dibella contemplare quasi estasiato, insieme alla moglie, il “magico” spettacolo del Presepe Vivente materializzarsi nella sua amatissima Grotta del Bue. E sicuramente anche lui avrà rivolto a Gesù Bambino la classica “preghierina” natalizia: magari per implorargli di “illuminare le menti” di tutti gli “uomini di buona volontà” affinché questa “meraviglia” regalata a Solicchiata da Madre Natura possa essere valorizzata per come essa merita.
RODOLFO AMODEO
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