Dettaglio notizie
<- Record precedente Record successivo ->
29 Maggio 2010
Francavilla di Sicilia ricorda il “suo” deputato Ludovico Fulci
Un convegno del gruppo di studio “Akademìa” sull’insigne giurista messinese, tra le eminenti personalità che, dopo l’Unità d’Italia, rappresentarono al Parlamento nazionale il Collegio elettorale avente come capofila la cittadina dell’Alcantara
Oggi il Collegio elettorale della Valle dell’Alcantara e della zona jonica messinese (da Alì Terme a Santa Domenica Vittoria) fa capo alla “blasonata” Taormina, ma dopo l’Unità d’Italia era Francavilla di Sicilia il Comune “leader” di tale vasta circoscrizione politica: erano gli anni in cui la cittadina valligiana (sia per numero di abitanti che per “vivacità” economica) era effettivamente la “regina” di tutto il circostante territorio, al punto da meritarsi l’intestazione di un apposito mandamento elettorale.
Quegli anni “gloriosi” sono stati rievocati qualche sera addietro proprio a Francavilla nell’ambito di un’interessante conferenza svoltasi a Palazzo Cagnone ed organizzata dal nuovo sodalizio culturale “Akademìa”, recentemente fondato dalla docente di Lettere e consigliere comunale Lucia Camuglia e dall’ex deputato regionale Gioacchino Silvestro. La discettazione era incentrata sulla rievocazione della figura dell’insigne politico messinese Ludovico Fulci in quanto rappresentante del mandamento francavillese dal 1892 al 1908, ma da questa sono scaturiti stimolanti spunti di riflessione sulla “centralità” che Francavilla di Sicilia rivestiva sino ad un secolo addietro.
«Nel nostro Collegio elettorale – ha sottolineato nel suo intervento l’ex sindaco e profondo conoscitore della storia locale Salvatore Puglisi – sono state candidate eminenti personalità, come il magistrato ed ex garibaldino Giovanni Interdonato, l’insigne chirurgo Francesco Durante ed il “padre” della Chimica Stanislao Cannizzaro. Questo perché, quanto a numero di elettori ed incidenza politica, il Collegio di Francavilla era il primo della provincia di Messina ed il secondo della Sicilia».
E l’avvocato Franco Camardi, presidente della locale sezione dell’associazione ambientalista “Italia Nostra”, ha rimarcato come, una volta, erano i piccoli centri di provincia ad esprimere grandi ingegni (come il letojannese Durante o il nizzardo Interdonato), mentre oggi per affermarsi e “fare carriera” bisogna risiedere nelle metropoli o, addirittura, “emigrare” in uno Stato estero.
A relazionare su Ludovico Fulci ha, invece, provveduto Antonio Cicala, docente di Storia Contemporanea all’Università di Messina, dalla cui dissertazione è, in buona sostanza, emerso come la politica di allora non fosse poi così tanto dissimile da quella attuale, tranne che per un significativo particolare: i parlamentari del tempo non venivano remunerati (oggi, invece, le loro più che laute indennità costituiscono degli scandalosi sprechi ed un’offesa alla povertà dilagante…). Per il resto, i candidati al Parlamento venivano spesso, allora come oggi, decisi “a tavolino” dall’alto.
«L’eminente giurista Fulci – ha fatto osservare il professor Cicala – non era certo un francavillese in quanto veniva da Messina ed era nato nel 1850 a Santa Lucia del Mela, ma personaggi illustri come lui, un po’ come avviene oggi a causa dell’ingerenza delle segreterie politiche nazionali e regionali, venivano candidati nei vari mandamenti anche se non erano espressione diretta del territorio; stava poi a loro, una volta eletti, mostrarsi sensibili e vicini (e Fulci seppe farlo egregiamente anche grazie al suo referente locale Giovanni Sgroj) alle popolazioni che li avevano votati».
Cicala ha, inoltre, evidenziato come Ludovico Fulci sia stato in qualche modo “vittima” di un’accesa conflittualità molto simile a quella insita nelle attuali forze politiche, “dilaniate” da correnti interne e “liberi pensatori” dissenzienti. «Fulci – ha spiegato il docente universitario – aderì alla svolta giolittiana progressista, ma veniva avversato sia da Destra che da Sinistra: lo si accusava, in sostanza, di utilizzare gli ideali socialisti per mantenere la propria egemonia. In linea con la sua corrente politica, sosteneva che lo Stato aveva il dovere di intervenire, anche con azioni di repressione, sulle conflittualità sociali e sulle lotte di classe. Pertanto, i suoi detrattori lo consideravano un “camaleonte”, ossia un politico che prendeva le mosse dalla Sinistra per poi applicare i metodi della Destra, finendo con lo scontentare entrambe le fazioni».
E - come si evince da un articolo pubblicato dal quotidiano messinese “La Gazzetta del Sud” nell’edizione del 6 gennaio 2009 - nemmeno la sua città ebbe a rendergli (tranne una piazzetta a lui intitolata) i dovuti onori: la crescente egemonia democristiana mirava a cancellare nell’ambiente locale quella cultura radical-massonica di cui Fulci fu esponente di primissimo piano.
Eppure - come ebbe ad evidenziare tempo addietro in un suo studio lo storico messinese Marcello Saija – bisogna riconoscere a Ludovico Fulci di essere stato un leader che ha dominato la scena politica locale dal 1882 sino all’avvento del Fascismo e di aver elaborato strumenti importanti per risollevare Messina dal terribile terremoto del 1908; inoltre, da eminente giurista quale era, ha dato fondamentali contributi alla formulazione del Codice Penale del 1889 e del Codice di Procedura Penale del 1913, ha formato parecchie generazioni di operatori del Diritto e, come valente avvocato, si è particolarmente distinto nella difesa dei più deboli; un uomo integerrimo, insomma, vissuto con la sua professione (allora – ripetiamo – i parlamentari dovevano continuare a lavorare in quanto non beneficiavano di alcuna indennità di carica) e morto (nel 1934) lasciando ai figli solo il suo patrimonio di valori.
E l’ex primo cittadino francavillese Salvatore Puglisi, sulla base delle ricerche da lui condotte, ha rimarcato come, al di là delle beghe politiche nazionali, la popolazione locale conservò sempre un affettuoso ricordo di Fulci (apprezzato, in particolare, quando nei giorni dell’epidemia di fine ‘800 si recò personalmente in paese a dare il suo aiuto, anche economico, mettendo a repentaglio la propria salute) al punto che nel 1907, in occasione del venticinquesimo anniversario dalla sua prima elezione, volle festeggiarlo “in pompa magna” invitandolo a Francavilla dove venne solennemente accolto dalla banda musicale del paese che, per l’occasione, si dotò di nuove ed eleganti divise.
L’incontro di “Akademìa” ha offerto anche l’occasione per accennare alle altre autorevoli personalità che, prima e dopo Ludovico Fulci, rappresentarono in Parlamento il Collegio Elettorale di Francavilla (il colonnello ex garibaldino Giovanni Interdonato di Nizza di Sicilia, il taorminese Francesco Zuccaro Floresta, il grande chimico palermitano Stanislao Cannizzaro, il chirurgo letojannese di fama internazionale Francesco Durante, Giovanni Antonio Colonna di Cesarò che prese il posto di Fulci avendolo sconfitto alle elezioni del 1909, ecc.).
Anche questa seconda “uscita pubblica” del gruppo di studio “Akademìa” (la prima conferenza si è svolta alcune settimane fa ed aveva ad oggetto la figura del grecista e filologo Piero Sgroj) si è, dunque, rivelata alquanto interessante. Gioacchino Silvestro, nel ruolo di moderatore, ha sottolineato come intento del sodalizio è quello di riscoprire e valorizzare il glorioso passato di Francavilla di Sicilia ed ha ringraziato l’attuale sindaco Salvatore Nuciforo per la disponibilità mostrata al riguardo (anche attraverso la concessione di spazi in cui riunirsi, come Palazzo Cagnone). Il primo cittadino, dal canto suo, si è detto onorato di poter favorire tali qualificanti iniziative ed ha rivolto un plauso anche al suo predecessore ed ex avversario Salvatore Puglisi (attuale capogruppo consiliare dell’opposizione) per il suo sforzo di conservazione della memoria storica francavillese, auspicando che possa quanto prima confluire nelle pubblicazioni cui l’ex sindaco sta lavorando da tempo.
RODOLFO AMODEO
Immagini allegate
Commenti
Commenti presenti: 0