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07 Febbraio 2011

Elogio degli introversi

La scrittrice e giornalista Elvira Seminara rivaluta chi, anziché mostrarsi a tutti i costi “socievole”, si “rinchiude” nella propria solitudine per meglio riflettere sulla realtà, rendendo il contesto sociale più civile ed “educato”

     I giornalisti abbiamo quasi l’obbligo di essere “socievoli” ed accettare inviti a party ed eventi mondani in cui “beccare” notizie e, possibilmente, incontrare ed intervistare il politico o l’artista di grido. Ma tanti di noi abbiamo anche una “dimensione” privata che ci fa aspirare alla tranquillità ed alla necessaria “solitudine” per poterci concentrare sul nostro lavoro e “servire” al meglio i lettori.

     Ecco perché mi piace riportare quanto scritto dalla collega giornalista e scrittrice Elvira Seminara l’8 gennaio scorso sul quotidiano “La Sicilia” nella rubrica “Oblò-g” da lei curata.

     Si tratta di una rivalutazione dei cosiddetti “introversi”, ossia delle persone che non fanno vita mondana e che non si presentano come “caciaroni”, ma che, invece, preferiscono (rifugiandosi nella solitudine) riflettere sui problemi della società senza bisogno di indire “convention” ed organizzare cene ed incontri conviviali in cui far “casino” tanto per mettersi in mostra e dimostrare a se stessi ed agli altri che si “esiste”.

     Pensiamo a quanti capolavori, opere ed iniziative di pregio sono scaturiti da personalità timide e di poche parole (a volte dispregiativamente definite “orsi”), mentre gente spocchiosa ed egocentrica - ma sempre pronta ad invitarti (o ad “autoinvitarsi”...) a cena o a prendere l’aperitivo per riempirti di chiacchiere autoincensandosi… - non ha prodotto alcunché per la società (anzi, se a questa gente “esuberante” chiedi un aiuto concreto nel momento del vero bisogno, possibilmente non si fa più trovare o ti dice che non può fare nulla… L`importante è aver “bivaccato” insieme e poi... chi s`è visto s`è visto!...).

     E’, dunque, auspicabile una rivincita dei “timidi” sulla società arrogante, spudorata, invadente e volgare attualmente imperante (anche grazie a certi diseducativi programmi tv…) e che premia i più “forti” (in termini di immagine e di eloquio), mentre penalizza chi preferisce stare nell’ombra pur possedendo doti e contenuti superiori che, magari, non riesce adeguatamente a comunicare proprio a causa della sua riservatezza e della sua mite condotta di vita.

     Una cosa è certa: laddove si ha a che fare con la “tranquillità” degli introversi il mondo risulta essere più vivibile, meno stressante e, soprattutto, più civile.

     Pertanto, l’esuberanza e l’allegria “a tutti i costi” lasciamole al “rutilante” mondo dello spettacolo (cinema, teatro, tv, ecc.) affinché esso ci regali sorrisi ed emozioni (e non certo volgarità e modelli negativi!) attraverso la comicità e gli “effetti speciali”; ma nella vita reale cerchiamo di essere “seri”.

     Ogni riferimento alle vicende politiche nazionali attuali è “puramente casuale”…

     Buona lettura!

     RODOLFO AMODEO 



    LARGO AGLI INTROVERSI: SALVERANNO IL MONDO 
     di Elvira Seminara (da “La Sicilia” - 8 gennaio 2011)

     Gli introversi salveranno il mondo? Forse no, ma potrebbero renderlo più civile. L’augurio è che i timidi aumentino sempre di più e che il futuro sia più “introverso”, cioè più educato, pudico e rispettoso.

     A tutti gli interessati - cioè i veri introversi, ma anche gli aspiranti introversi, i timidi e falsi timidi – diamo un’utile e beneaugurante informazione: dal 2006 esiste la “L.I.L.I.”, cioè la “Lega Italiana per la Difesa dei Diritti degli Introversi”, che promuove una nuova cultura di tutela e valorizzazione della riservatezza contro l’arroganza, la spocchia e l’estroversione diffuse nel mondo da una bassa tv e contrabbandate dalla società come valori ed indici di successo.

     “Si tratta infatti – si legge nello Statuto di tale organizzazione – non solo di riabilitare la condizione introversa, documentando l’incidenza straordinaria che essa ha avuto sullo sviluppo della cultura umana (negli ambiti di religione, filosofia, letteratura, arte e scienze naturali), ma anche di mettere in discussione un modello normativo di uomo che si va affermando nel nostro mondo il quale, con la sua enfatizzazione dell’immagine sociale vincente, sembra incompatibile non solo con il modo di essere introverso, ma anche con lo sviluppo integrato ed autentico di qualunque personalità umana. Privilegiando, infatti, in assoluto l’agire rispetto alla riflessione, al dubbio ed al porsi problemi (su ciò che è vero o falso, giusto o ingiusto, buono o cattivo, ecc.), quel modello mortifica la dimensione che si può ritenere specificatamente umana: l’autoconsapevolezza critica”.

     Come dire: smettiamola di enfatizzare la “socializzazione” come valore positivo e lasciamola ai “Club Mediterranée” perché non produce necessariamente, come si è visto, aggregazione, socialità, condivisione e reciprocità.

     Introvertiamoci, silenziamoci! Chiudi gli occhi e diventa uno col mondo nascosto… 

 

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