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25 Febbraio 2011

Un megalite “fallico” a Castiglione di Sicilia

Uno “scherzo della natura” oppure un menhir preistorico scolpito da mani umane per inneggiare alla “fertile” Valle dell’Alcantara? Potrebbe costituire una notevole attrattiva turistica, ma continua a passare inosservato…

     Si parla tanto di valorizzare la Valle dell’Alcantara al fine di renderla turisticamente appetibile, e si perde il conto degli enti e delle strutture, sorti in questi anni come i funghi, aventi (in teoria…) tale “mission” istituzionale. Purtroppo, però, chi guida detti organismi denota spesso una scarsa conoscenza del territorio in questione e, quel che è peggio, la pressoché totale assenza di sensibilità e spirito d’osservazione. Capita, dunque, che ad accorgersi dell’esistenza di certe “meraviglie” è il cosiddetto “uomo della strada” anziché… il pubblico amministratore Tizio, il presidente Caio, il direttore Sempronio, il commissario Filano o il “supermanager” Martino.

     Il maestro Pippo Patanè, noto artista figurativo di Francavilla di Sicilia nonché titolare di un frequentato esercizio di ristoro, non è propriamente “uomo della strada” in quanto, a parte le doti creative, ha sempre nutrito un profondo interesse per la storia locale; purtroppo, però, non riveste cariche “potenti” e, quindi, può solo tentare di sensibilizzare, anche attraverso i mezzi d’informazione, riguardo alle risorse e potenzialità che il territorio alcantariano si ritrova, ma che gli abitanti del luogo continuano a sottovalutare o ad ignorare del tutto.

     E’ delle scorse settimane una curiosa “scoperta” (si fa per dire, perché è stata sempre sotto gli occhi di tutti) effettuata da Patanè in una contrada rurale, denominata “Olgari”, nel territorio di Castiglione di Sicilia, ma adiacente al limitrofo Comune di Francavilla. Come è possibile vedere dalle foto qui pubblicate, si tratta di un macigno (alto più di tre metri) dalla forma inequivocabilmente fallica che potrebbe esser frutto di uno “scherzo” della natura, ma non è da escludere che a modellare tale “strana” figura possa essere stata una mano umana. A far propendere per quest’ultima ipotesi è l’aver appurato che la Valle dell’Alcantara è stata abitata sin dalla preistoria (v. gli studi del francavillese Salvatore Ferruccio Puglisi confluiti di recente nell’interessante pubblicazione “La Valle dei Palmenti”), come si evince, tra l’altro, dalle numerose rocce di arenaria dura forate, sicuramente utilizzate come rudimentali vasche per la pigiatura dell’uva, e di cui vi è traccia in diversi angoli del territorio valligiano. Si tratta, dunque, di testimonianze di archeologia rupestre, tra le quali potrebbe rientrare anche quanto nei giorni scorsi ha colpito l’attenzione di Pippo Patanè.

     «Il fatto è – spiega quest’ultimo – che la nostra Valle dell’Alcantara, grazie al fiume che l’attraversa, è stata da sempre un territorio florido e, come tale, idoneo ad accogliere insediamenti umani. Si è, così, appurato che fu abitata da popolazioni antichissime, come i Siculi nell’Era del Bronzo (tra il 3000 e il 1200 a.C.) ed i Greci (a partire dal IV sec. a.C.), in epoche agro-pastorali nelle quali i riti sacri per la terra erano consuetudine sociale. A Castiglione (Kastalion), in particolare, si adoravano la Dea Venere ed il Dio Apollo, rispettivamente per l’amore e per la virilità. La zona di contrada Olgari, in territorio castiglionese, in cui si trova questo megalite a forma di organo sessuale maschile, potrebbe essere stata proprio un’area divinatoria; a farlo ipotizzare anche l’origine etimologica di “Olgari”, derivante da “Urgali” (o “Lurgali”), il cui significato è “luogo fecondo e sacro a Bacco”. Non è, comunque, da escludere che la singolare conformazione di questa roccia che mi ha tanto incuriosito si sia determinata del tutto spontaneamente; ma potrebbe anche trattarsi di una primordiale scultura che rimanda ai cosiddetti “menhir” del Neolitico, ossia quei megaliti diffusi un po’ in tutto il mondo ed, in particolare, nell’Europa Occidentale. Dato il suo aspetto, questo di contrada Olgari a Castiglione di Sicilia potrebbe rappresentare un monumento al “culto della fertilità”, con riferimento non tanto alla semplice procreazione derivante dall’attrazione sessuale tra uomo e donna, quanto alla fecondità della terra».

     Perché, dunque, non studiare e censire anche nella Valle dell’Alcantara queste interessanti testimonianze (a quanto pare numerose) di antichissime civiltà? Non si tratterebbe di uno sterile esercizio “accademico-culturale”, bensì la prima cosa da fare per tentare di conferire più “appeal” all’ancora poco valorizzato entroterra taorminese.

     Tanto per non andare lontano, una “scommessa” in tal senso è stata fatta dal vicino Comune di Montalbano Elicona (ME), oggi meta di turismo culturale anche per la notoria presenza in una sua contrada (denominata “Argimusco”) dei resti di un sito megalitico che richiama in qualche modo la famosissima Stonehenge inglese.

    
RODOLFO AMODEO

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Commenti Commenti

Commenti presenti: 4

  1. Num: 1 -- 01 Mar 2011 - 21:41,07
    Puglisi Salvatore Ferruccio ha scritto...
    Il megalite trattato mi spinge ad intervenire sulla questione. A tale proposito devo subito dire che abbiamo corso il rischio che qualcuno venuto da fuori trattasse l'argomento ancor prima di un alcantareno. Nella mia "Valle dei palmenti" un posto di rilievo è occupato proprio da quello che io ho chiamato "il Fallo di Olgari". Al carissimo amico Pippo Patanè mando a dire che, sulla questione da lui sollevata, ho tante cose da dirgli. Per ragioni che qui non sto a scrivere, però, lo potrò fare nella mia prossima venuta a Francavilla.
  2. Num: 2 -- 05 Mar 2011 - 19:18,15
    Pippo Patan ha scritto...
    Un doveroso caro saluto pergo in questa sede all'amico prof. Ferruccio Puglisi, che sempre all'erta sta su questi argomenti. So delle sue approfondite conoscenze sull'argomento e l'amore che serba per la sua Terra. Con l'amico Rodolfo si è voluto un ulteriore input con questo curioso argomento per risvegliare i "Dormienti" o quanto meno le loro coscienze, con la speranza che il futuro sia più fruttuoso. Di tanto in tanto lanciamo una sassata con la speranza di prendere il " D.. " giusto. Ci sentiamo a Francavilla il vero contro dell'Alcantara, non a caso.
  3. Num: 3 -- 06 Apr 2011 - 18:37,01
    Filippo Immesi ha scritto...
    Desidero portare all'attenzione che nell'VIII secolo a.E.V. si parla nella Bibbia (raffigurato dal simbolo fallico) come dioAdorazione di Baal. Poco si sapeva dell’adorazione di Baal, a parte i molti riferimenti scritturali, finché gli scavi di Ugarit (la moderna Ras Shamra sulla costa della Siria di fronte all’estremità nordorientale di Cipro) portarono alla luce molti oggetti religiosi e centinaia di tavolette d’argilla. Molti di questi antichi documenti, ora noti come testi di Ras Shamra, si pensa contengano le formule liturgiche o le parole pronunciate da coloro che partecipavano ai riti durante le feste religiose.Senza dubbio ogni città cananea aveva il suo tempio di Baal in onore del Baal patrono locale. Venivano nominati sacerdoti per officiare in questi templi e nei molti santuari sulle colline circostanti noti come alti luoghi. (Cfr. 2Re 17:32). All’interno dei santuari ci potevano essere immagini o rappresentazioni di Baal, mentre presso gli altari all’esterno si trovavano colonne di pietra (probabilmente simboli fallici di Baal), pali sacri che rappresentavano la dea Asheràh, e incensieri. (Cfr. 2Cr 34:4-7; vedi PALO SACRO). Uomini e donne si prostituivano sugli alti luoghi e, oltre alla prostituzione cerimoniale, si compivano anche sacrifici di bambini. (Cfr. 1Re 14:23, 24; Os 4:13, 14; Isa 57:5; Ger 7:31; 19:5). L’adorazione di Baal era praticata anche sui tetti delle case, da dove spesso si vedeva elevarsi il fumo dei sacrifici offerti a questo dio. — Ger 32:29.
  4. Num: 4 -- 07 Dic 2011 - 09:12,50
    Emilio ha scritto...
    salve sicuramente e vero che vorrebbe valorizzato di più con del bel verde attorno e altro, come battuta dico che starebbe benissimo nel mio parco ciao Emilio sito web dinosauridisasso
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