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18 Luglio 2009

“A.D.R. Mediare Insieme”: lasciamoci così senza rancor...

L’avvocato Maria Enza Rigaglia ha presentato a Gaggi la struttura di Messina, da lei fondata e diretta, che consente alle coppie in crisi di separarsi evitando polemiche, lungaggini giudiziarie e traumi per i figli

     La legge istitutiva del divorzio è senz’altro una conquista di civiltà, in quanto una coppia che non ha più nulla da dirsi è opportuno che si sciolga consentendo a coloro che l’avevano originariamente formata di rifarsi un’altra vita e ritrovare la serenità. Ma la fase giudiziaria che prelude alla cessazione ufficiale di un’unione coniugale si svolge spesso all’insegna della più accesa conflittualità: lo scontro tra ex marito ed ex moglie, dovuto prevalentemente all’intento di ambedue le parti di ottenere ognuna per sé soddisfacenti condizioni patrimoniali, è quasi inevitabile ed a patirne le conseguenze sono soprattutto i figli, specie se ancora in tenera età. Da qui l’affermarsi di una nuova figura professionale: il “mediatore familiare”, ossia un soggetto cui i coniugi in crisi possono rivolgersi per concordare ed elaborare un programma di separazione condiviso e che non perde di vista l’interesse della prole; trattasi, pertanto, di un percorso alternativo alla via giudiziaria e, come tale, fondato sul buon senso e sulla realtà dei fatti e delle situazioni, anziché sulla “fredda” applicazione dei rigidi schemi del diritto che, per loro stessa natura, finiscono col generare un “vincitore” da una parte ed un “vinto” dall’altra.

     Un Centro di Mediazione Familiare, denominato “A.D.R. Mediare Insieme”, opera da alcuni mesi anche a Messina (in Via Pippo Romeo n°3) ed è diretto dalla giovane avvocatessa Maria Enza Rigaglia (nella foto), originaria del piccolo Comune alcantariano di Mojo, la quale nei giorni scorsi, affiancata dallo staff dei suoi collaboratori (in particolare il mediatore familiare Maria Grazia Tripodo e le psicologhe Annalisa Pino e Saretta Sorbello), ha presentato la struttura nell’aula consiliare del Comune di Gaggi, alla presenza del sindaco Franco Tadduni, dell’assessore ai Servizi Sociali Gilda Correnti, dell’assistente sociale del “Distretto Sociosanitario 32” Maria Costanzo e di un pubblico, prevalentemente femminile, interessato alla questione. Obiettivo di queste trasferte nei Comuni della provincia è quello di diffondere la cultura della mediazione familiare e, possibilmente, giungere quanto prima all’apertura di “sportelli” decentrati sul territorio.

     E dire che Maria Enza Rigaglia, fondatrice e responsabile di “A.D.R. Mediare Insieme”, ha alle spalle una brillante carriera di avvocato divorzista, ovvero la figura professionale che “più ci sguazza” con le crisi di coppia e che proprio dal mediatore familiare potrebbe subire una temibile concorrenza.

     «E’ vero – risponde la professionista – che faccio l’avvocato divorzista, ma sono anche un essere umano dotato di sensibilità e coscienza e, credetemi, mi duole il cuore ogni qualvolta ho a che fare con separazioni vissute come autentiche “guerre” tra marito e moglie, dove la conflittualità degenera in comportamenti altamente distruttivi tendenti alla sopraffazione dell’uno sull’altro. E’ fisiologico che ci siano in gioco interessi contrapposti, ma sarebbe più ragionevole che allo scontro si preferisse la ricerca di soluzioni condivise: solo in questo modo nessuno risulterà sconfitto. Con la mediazione familiare, ad esempio, si evitano quei patetici espedienti che vedono mariti fare le cosiddette “carte false” per dismettere attività e fonti di guadagno onde figurare di essere pressoché nullatenenti in maniera tale da non corrispondere alcun assegno di mantenimento alla moglie; questo perché magari la legge ti dice che, sulla base dei rispettivi redditi, all’ex compagna bisogna assicurare una somma piuttosto ingente. In casi del genere, noi mediatori familiari abbiamo il compito di promuovere un accordo che rispetti le reali esigenze della ex consorte, anche se magari le norme di legge avrebbero garantito a quest’ultima un trattamento economico superiore. Così, alla fine, si vince tutti: lei potrà continuare a vivere dignitosamente, lui non avrà bisogno di “arrampicarsi sugli specchi” per dimostrare di essere “povero”, la procedura di separazione sarà velocissima e, quel che più conta, i figli della coppia non subiranno traumi. Perché il principio che ispira il nostro lavoro è il seguente: si può diventare ex coniugi, ma genitori si è “per sempre”; dai figli, dunque, non si… divorzia mai».

- Ma, tornando all’osservazione di partenza, come la mettiamo con i suoi colleghi avvocati divorzisti?...
«La mediazione familiare non intende assolutamente estrometterli, ma anzi richiede necessariamente anche il loro coinvolgimento. I partner che intendono separarsi vengono, infatti, invitati dallo stesso mediatore a farsi affiancare dai rispettivi legali onde verificare la legittimità e la convenienza degli accordi raggiunti. Ed a conclusione del percorso, gli accordi vengono sottoscritti dalle parti e consegnati ai legali affinché provvedano a ratificarli nelle rispettive sedi giudiziarie. Quindi c’è lavoro anche per gli avvocati, ma sarà un lavoro che non si fonderà più sulla litigiosità e sull’estenuante dilatazione dei tempi giudiziari. Desidero, a tal proposito, sottolineare che il prefisso “A.D.R.” che precede il nome della nostra associazione sta per la locuzione inglese “Alternative Dispute Resolution”, ovvero “metodo alternativo alla risoluzione delle dispute”».

- Come nasce, storicamente, questa nuova figura del mediatore familiare?
«Diciamo che mestieri e professioni nascono solitamente per dare risposte alle esigenze della società. E nella società odierna, purtroppo, si assiste ad unioni matrimoniali sempre più precarie, a figli di genitori separati a rischio o in stato di devianza ed a procedure giudiziarie all’insegna di un’inammissibile lentezza: basta questo e quanto detto prima per riconoscere alla figura del mediatore familiare un’effettiva utilità. La nostra “autorità” deriva, comunque, dalla legge 54/2006 (cosiddetta “legge sull’affido condiviso”) che introduce il principio della bigenitorialità, ossia il diritto di entrambi genitori, anche se separati, ad avere un rapporto continuativo ed equilibrato con i figli. E’ evidente che tale rapporto non potrà instaurarsi nel caso in cui tra i genitori non ci sia comunicazione; ecco, allora, che il mediatore familiare ha il preciso compito di far riprendere gli ex partner a dialogare. Molte aspettative sono, comunque, riposte nella proposta di legge n°2209 del 6 febbraio scorso, attualmente al vaglio del Senato: con la sua approvazione, l’incontro di mediazione familiare diventerà una sorta di passaggio obbligato prima di, eventualmente, intraprendere l’iniziativa giudiziaria».

- Come si svolge concretamente una mediazione familiare?
«L’intervento è articolato in una serie di incontri (tra sei ed otto). All’avvio del percorso i coniugi rappresentano le loro necessità (godimento della casa coniugale, assegni di mantenimento, rapporti con i figli, ecc.) che confluiranno in una prima bozza di accordo sul quale, come dicevamo, è opportuno ci sia la supervisione dei legali affinché ne venga verificata la legittimità. Il percorso di mediazione si conclude con la sottoscrizione dell’accordo e la consegna di quest’ultimo agli avvocati affinché provvedano a ratificarlo in sede giudiziaria. Ma il nostro Centro di Messina (tel.: 3313258157 – email: info@adrmediareinsieme.it) oltre alla sottoscritta mediatrice annovera anche altri professionisti (psicologi, consulenti legali, educatori, ecc.) cui la coppia può rivolgersi gratuitamente per sottoporre qualsiasi problema relativo al menage familiare o al rapporto con i figli».

     www.adrmediareinsieme.it 

     RODOLFO AMODEO

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