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11 Dicembre 2010

Un “Archimede” a Trappitello: Bruno Ventura

Abita nella frazione di Taormina un geniale inventore, ideatore di un barbecue che evita le ustioni nonché, tra l’altro, di sistemi per sostituire agevolmente la ruota dell’auto e che consentono alla pizza da asporto di arrivare a casa “intatta”

     Pur essendo la “terra di Archimede”, in Sicilia quella degli inventori è una “specie rara”: stando, infatti, ad una statistica relativa allo scorso anno, mentre nelle regioni del Nord Italia sono state presentate diverse migliaia di richieste di brevetti, nella nostra isola se ne sono contate appena un’ottantina.

     Ma c’è anche da dire che nell’ambito della Trinacria, e ragionando in termini di percentuali, il primato della “genialità” va a Messina e provincia: lo si è potuto rilevare in occasione del “Raduno Europeo degli Inventori”, svoltosi a Ginevra nel 2008, dove l’80% dei partecipanti italiani proveniva dalla Città dello Stretto e dai Comuni peloritani; ciò a dispetto di chi tende da sempre a considerare questo lembo di territorio siciliano poco dinamico ed intraprendente (definendolo “la provincia babba”). Una di queste “mosche bianche” abita a Trappitello, popolosa frazione di Taormina, e risponde al nome di Bruno Ventura.

     Costui è un tecnico elettronico molto conosciuto ed apprezzato in zona, anche se originario di Reggio Calabria, dove è nato sessantadue anni fa. In Sicilia approdò giovanissimo come vigile del fuoco volontario, ma ha poi fissato qui la sua dimora definitiva una volta conosciuta una bella ragazza che è divenuta la donna della sua vita.

     Siamo andati a trovarlo nella sua accogliente abitazione trappitellese per saperne di più su di lui, ma anche sull’interessante “universo” degli inventori.

- Signor Ventura, quando ha cominciato a manifestarsi la sua ingegnosità?
«Già all’età di sei anni costruivo giocattoli (specialmente automezzi) per me e per i miei amici e compagni di scuola. Poi, poco più che ventenne, ideai un circuito elettronico musicale, ossia un preamplificatore in grado di potenziare il suono della chitarra elettrica, che mi ha consentito di guadagnare il denaro necessario ad affrontare le spese del matrimonio».

- Dalle invenzioni, dunque, è possibile ricavare un reddito…
«E’ proprio quello di cui dovrebbero rendersi conto le nuove generazioni, le quali aspirano al cosiddetto “posto fisso” senza sapere che un’azienda sta sul mercato e può dare posti di lavoro (incrementando, così, il prodotto interno lordo e, quindi, anche le finanze degli enti pubblici) solo nella misura in cui produce dei beni in grado di attirare i consumatori. Ecco, allora, l’importanza delle invenzioni, ossia dei prodotti innovativi che possono essere realizzati e commercializzati dalle aziende consentendo a queste ultime di aumentare il proprio volume d’affari. Ma questo è un discorso di carattere generale. Ciò che vorrei, invece, far concretamente capire è che ogni invenzione è potenzialmente destinata ad essere venduta a quell’“illuminato” imprenditore che vuole produrla ed immetterla sul mercato; ed, allora, anziché stare con le mani in mano e col cervello… disattivato, prendiamo esempio da quel tizio che ha guadagnato una cifra ragguardevolissima semplicemente brevettando uno sgabello strutturato come l’involucro metallico dei… tappi di spumante: ciò significa che anche una piccola ed apparentemente banale idea potrebbe cambiarti la vita! Quel che mi fa rabbia è che quasi tutte le persone che conosco hanno avuto almeno un’“idea” nella vita, ma purtroppo non la portano avanti, vuoi per pigrizia, vuoi per obiettive difficoltà».

- Questo perché anche voi inventori, prima di arrivare agli “illuminati” imprenditori, dovete avere a che fare con la burocrazia ed i relativi costi…
«Certamente! Ed è proprio qui che… casca l’asino. Giustamente, infatti, ogni invenzione va registrata e depositata all’Ufficio Brevetti, e tale operazione ha un costo “burocratico” di diverse centinaia di euro. Ed, ovviamente, non si può depositare il “nulla”, ma qualcosa che si è già sperimentato a livello pratico e non solo a livello teorico; se pertanto, come ho fatto ultimamente, invento un barbecue antiustionante, tale aggeggio devo prima realizzarlo materialmente, acquistando e/o costruendo tutte le sue componenti ed assemblandole per poi ottenere il prodotto finito e verificarne la funzionalità. Ecco perché quando tanti amici, sapendo di questa mia predisposizione, mi spronano a depositare sempre nuovi brevetti, rispondo che bisogna essere cauti ed avere prima la quasi certezza che ci sia qualche imprenditore intelligente disposto a sostenere questo tipo di impegno; altrimenti si rischia di buttare soldi a vuoto. Noi inventori, in pratica, siamo come i musicisti ed i registi, che possono avere “in testa” dei capolavori, ma che non possono esprimersi né raccogliere alcun frutto fin quando non trovano i produttori (discografici e cinematografici) che investono su di loro. Io questi “produttori” mi sforzo di trovarli in Italia, e possibilmente nella nostra Sicilia; spesso, però, sono le aziende estere a dimostrarsi più interessate alle idee nuove: è sempre la solita storia del “nemo propheta in patria”, ma anche della scarsa lungimiranza dei nostri operatori economici…».

- Può dirci qualcosa a proposito di questo particolare barbecue da lei recentemente inventato e del quale si è occupato nei mesi scorsi persino il quotidiano nazionale “La Repubblica”?
«Mi sono, in pratica, “ispirato” alla passione dei siciliani per il cosiddetto “’rrusti e mancia”, ossia l’abitudine ed il piacere di cucinare la carne ed il pesce sulla griglia, soprattutto in occasione delle scampagnate all’aria aperta. Ebbene: tanti cultori di questo tipo di cucina si ustionano nel momento in cui devono dare fuoco alla brace, mentre con questo barbecue da me congegnato, alimentato da una comunissima pila da 12 volts, basta premere un tasto e la carbonella si accende in pochissimi secondi e (grazie ad una ventola) in maniera omogenea. Ma, a parte la praticità, questo sistema garantisce anche la salubrità in quanto, essendo la carbonella tutta infuocata, dalla combustione non si sprigiona anidride carbonica e la carne, inoltre, si sterilizza completamente liberandosi di tutti i suoi batteri».

- Oltre che di questo barbecue “intelligente” e del preamplificatore per chitarra cui prima ci accennava, può parlarci di qualche altra sua originale invenzione di cui va particolarmente fiero?
«Recentemente ho brevettato un attrezzo che consente di sostituire comodamente la ruota dell’automobile senza dover armeggiare né sporcarsi le mani con cric e chiavi inglesi; forse non ci crederete, ma l’idea mi è venuta guardando mia moglie che… cuciva un bottone. Prossimamente, inoltre, depositerò il brevetto di una canna da pesca dotata di cuffiette audio dalle quali è possibile ascoltare il pesce che sta abboccando all’amo. Attualmente, infine, sto mettendo a punto un sistema che permette alla pizza da asporto di conservare intatti il suo gusto ed il suo aspetto originari nel tragitto tra la pizzeria e la casa. Se, comunque, voi giornalisti vi fate sentire ogni dodici mesi, vi terrò informati su ogni mia nuova invenzione in quanto mi sono imposto di depositare un brevetto l’anno, “regola” che consiglio a tutti i colleghi inventori perché tale cadenza non comporta costi eccessivi».

- Ci sembra, quindi, di capire che “inventare” è bello e quasi una “missione” per migliorare le piccole e grandi sorti dell’umanità, ma che poi ci si scontra con tutta una serie di difficoltà, soprattutto di tipo economico. Cosa fare per non… arrendersi?
«Per quanto mi riguarda, sono a completa disposizione di tutti coloro i quali (in particolare i giovani) hanno delle idee da cui potrebbero scaturire delle invenzioni. Sono, tra l’altro, socio dell’“A.N.D.I.” (Associazione Nazionale degli Inventori), un’organizzazione che fornisce supporto a chi opera in tale ambito, tutelandone i diritti. Ripeto: ne vale la pena! Perché tutti abbiamo il diritto-dovere di impegnarci a migliorare la nostra vita e quella degli altri; e se ci viene qualche idea in tal senso non dobbiamo esitare un solo istante a lavorarci subito sopra anziché rimandare tutto a… domani: il rinvio non è altro che un fallimento “a rate”. Guai a colui che smette di… sognare!».

     RODOLFO AMODEO

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Commenti Commenti

Commenti presenti: 3

  1. Num: 1 -- 11 Ott 2011 - 22:29,24
    Castro Alberto ha scritto...
    ce ne vorrebbero tanti come lui in questa terra ma ci vorrevvebbero anche tanti che possano realizzare queste belle invenzioni
  2. Num: 2 -- 21 Nov 2011 - 11:25,26
    Clara Longo ha scritto...
    Wow.....mamma mia quanta genialità.....^_^....ha ragione Salvo, quando dice che Lei è un GRANDE!
  3. Num: 3 -- 12 Apr 2012 - 17:10,23
    Alessandro ha scritto...
    complimenti per tutto quello che fai. continua sempre a trovare novita' per aiutare un po' la nostra sicilia. il tuo caro amico alessandro
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