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27 Dicembre 2010

Veronica Riso alla scoperta di Leptis Magna

L'archeologa di Francavilla di Sicilia ha dato alle stampe una pubblicazione in cui ha raccolto le sue approfondite ricerche sui numerosi reperti del II-III secolo d.C. rinvenuti in Libia laddove sorgeva la fiorente città colonizzata dai Romani

     Tra i suoi figli più colti, Francavilla di Sicilia annovera anche una giovane archeologa cui si deve un originale e dettagliato studio su un interessante sito libico nei pressi della città di Homs, a pochi chilometri ad Est di Tripoli. Questo studio è recentemente confluito nella pubblicazione “Lucerne dal tempio anonimo sul Decumano Maggiore di Leptis Magna” (edita per i tipi di “Armando Siciliano”) che l’autrice Veronica Riso ha voluto ufficialmente presentare qualche sera addietro proprio nel Comune dell’Alcantara, dove fa ritorno ogni qualvolta può permettersi di “staccare la spina” dai suoi impegni di lavoro al Nord Italia.

     La Riso si è specializzata in Archeologia Classica presso l’Università degli Studi di Bari dopo aver conseguito la laurea in Lettere Classiche (indirizzo archeologico) presso l’ateneo catanese. Ha già partecipato, anche come responsabile, a numerose attività di scavo e documentazione grafica in Italia ed all’estero. In Libia si reca frequentemente sin dal 1999 nell’ambito della missione archeologica della Cattedra di Rilievo dell’Università di Catania, sotto la direzione scientifica del prof. Francesco Tomasello. E proprio da questo tipo di ricerca è scaturita la pubblicazione che la dottoressa Riso ha illustrato nell’aula consiliare del municipio francavillese, alla presenza dell’assessore comunale alla Cultura Riccardo Di Natale e dell’editore Armando Siciliano.

     In quelle pagine, l’archeologa si sofferma sulle circa trecento lucerne votive fittili rinvenute negli Anni Sessanta in un tempio anonimo situato nel cuore dell’antica città di Leptis Magna (il Decumano citato nel titolo è la via perpendicolare alla strada principale, ndr) e da allora rimaste abbandonate nei magazzini del museo di Homs; a detta della studiosa, dalle raffigurazioni impresse su tali lucerne - risalenti al periodo medioimperiale, ossia al II–III sec. d.C. - si evincerebbe che il misterioso tempio votivo che le custodiva fosse dedicato ad una dea (probabilmente Giunone Celeste).

     «Ma c’è ancora tanto da fare – ha concluso Veronica Riso – per ricostruire fino in fondo la storia di questo affascinante sito di Leptis Magna, proclamato patrimonio mondiale dall’Unesco, che promette ancora altre interessanti sorprese».

     Prima di entrare nel “cuore” della sua indagine, la Riso ha offerto un’esaustiva panoramica sulla storia e le caratteristiche di questo particolare angolo di territorio libico oggetto dei suoi studi. Si è, così, appreso che Leptis Magna venne fondata dai fenici per poi assurgere ad uno dei centri di maggior splendore dell’Impero Romano, di cui divenne colonia sotto Traiano; nel 146 d.C. vi nacque l’imperatore Settimio Severo; devastata dai Vandali nel 455 d.C., ebbe un nuovo breve periodo di prosperità con la riconquista bizantina al tempo di Giustiniano. I dominatori romani (che, in realtà, si comportavano in maniera “democratica” affidando l’amministrazione del luogo occupato alle comunità del posto e realizzando opere in grado di portare sviluppo e decoro) vennero attirati da questa fiorente città per la sua posizione strategica, che consentiva loro di far giungere agevolmente dall’Africa il grano e gli animali da circo. Sta di fatto che a Leptis Magna i romani lasciarono una delle più grandiose manifestazioni del loro ingegno, di cui sono testimonianza le innumerevoli costruzioni realizzate da abili architetti, molte delle quali ancora intatte, e che Veronica Riso ha mostrato attraverso immagini videoproiettate.

     Alla presentazione dell’interessante pubblicazione (disponibile sia nella versione a colori e sia in quella, più economica e divulgativa, in bianco e nero) è intervenuto pure Salvatore Ferruccio Puglisi, fondatore e vicepresidente della sezione francavillese dell’associazione “Italia Nostra” nonché cultore di archeologia e storia locale, il quale ha elogiato l’autrice auspicando che altri giovani del luogo possano seguire le sue orme, magari orientando le loro ricerche sul patrimonio archeologico affiorato, a partire dagli Anni Settanta, dal sottosuolo della cittadina dell’Alcantara e non sufficientemente valorizzato.

     L’editore Armando Siciliano, infine, ha sottolineato che il libro della Riso si inserisce in una nuova collana di pubblicazioni dedicate all’archeologia che, quanto prima, accoglierà anche una monografia sui reperti greci di Francavilla di Sicilia.

     RODOLFO AMODEO


* Le foto allegate relative alla conferenza di presentazione del libro di Veronica Riso sono state gentilmente fornite dall`architetto ENZO DI FRANCO 

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Commenti Commenti

Commenti presenti: 1

  1. Num: 1 -- 04 Gen 2011 - 12:53,28
    Salvatore Ferruccio Puglisi ha scritto...
    Caro Rodolfo, approfitto di questa tua finestra per riportare il passo integrale da me pronunciato nella presentazione che quella sera ho fatto del libro di Veronica Riso. "A Francavilla c’è tanto bisogno di archeologi, così come c’è tanto bisogno di persone che si occupino della questione riguardante l’archeologia del luogo. E a tale proposito, mi sia consentita una riflessione, quasi uno sfogo personale per via di alcune ferite che sono collettive e che, purtroppo, non si rimargineranno: - che dire del fatto che l’archeologo Umberto Spigo, piemontese, più di venti anni fa aveva definito il patrimonio archeologico venuto alla luce nel mese di agosto del 1979, in via Don Nino Russotti, il più cospicuo, dal punto di vista artistico, di tutto l’Occidente greco scoperto negli ultimi decenni? - E che dire dello scempio che nel mese di ottobre del 1990 fu fatto in via Regina Margherita, accanto all’ex cinema Garden, nella necropoli del V e IV secolo a. C. appena scoperta? - E in via Liguria, mese di aprile del 2000? Si tratta di episodi gravi, che hanno gravemente menomato le prospettive archeologiche del luogo e a cui la comunità locale non ha dato il rilievo che meritano, forse perché ignara e quindi inconsapevole. Si tratta, però, di fatti che non hanno e non possono avere una giustificazione plausibile". Sono considerazioni che non entrano nel merito della splendida serata che Veronica ci ha fatto vivere, ma che ho voluto inserire nella presentazione da me fatta in quanto i fatti erano stati da me vissuti in prima linea e che è bene rispolverare ogni qualvolta se ne presenti l'occasione. Grazie dello spazio.
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