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11 Maggio 2011

Karol Wojtyla “turista” a Giardini Naxos

Nel 1971 l’allora cardinale di Cracovia volle trascorrere una settimana di relax nella prima colonia greca di Sicilia. In tanti lo ricordano come un umile prelato che, in quelle giornate, aiutava i parroci del luogo a celebrare le messe

     Ha cambiato il corso della storia ed è in procinto di approdare alla santità, ma nello straordinario percorso di vita di Papa Giovanni Paolo II, beatificato nei giorni scorsi, figurano anche delle SS. Messe celebrate nelle chiese di Giardini Naxos quando, già cardinale di Cracovia, andò a trascorre una vacanza quasi in incognito nella cittadina turistica siciliana. Era la primavera del 1971 e lui aveva cinquantuno anni di età.

     Ma come mai proprio Giardini Naxos ha avuto la fortuna di ospitare colui che appena sette anni dopo sarebbe stato eletto Capo della Cristianità divenendo il pontefice più carismatico ed amato di tutti i tempi?

     In pratica, Karol Wojtyla era amico di un professore universitario polacco la cui sorella, Sofia Vilinska, aveva sposato un giardinese; l’intellettuale, dunque, consigliò al futuro Papa di visitare la prima colonia greca di Sicilia, dove avrebbe avuto a sua completa disposizione l’abitazione della sorella in una settimana in cui quest’ultima e la figlia si sarebbero recate in Svizzera ed il marito avrebbe dormito a casa di parenti. Il cardinale di Cracovia accettò di buon grado l’invito e partì alla volta della Sicilia facendosi accompagnare da un vescovo e da un giovane prete.

     Giunti a Giardini, prima ancora di prendere possesso dell’appartamento della signora Vilinska (ubicato nel centralissimo quartiere S. Giovanni) i tre religiosi ritennero doveroso presentarsi ai colleghi “padroni di casa”, ossia i parroci locali che al tempo erano il francescano Edoardo Di Felice ed il cappuccino Giuseppe Seminara. Questi ultimi, non appena capirono di trovarsi di fronte a degli alti prelati, provarono un notevole imbarazzo in quanto avrebbero voluto riservare loro un’accoglienza solenne, ma quell’arrivo all’improvviso li trovava impreparati. Grazie, comunque, al disarmante sorriso ed ai modi umili di Karol Wojtyla, il ghiaccio si ruppe presto. «Non preoccupatevi - disse il futuro Vicario di Cristo - perché siamo qui come semplici turisti ed, anzi, vorremmo tanto, durante questa nostra vacanza, metterci al servizio della comunità locale e darvi una mano, se vi è gradito, nella celebrazione delle S. Messe». Padre Di Felice e Padre Seminara rimasero letteralmente spiazzati dalla semplicità degli illustri ospiti, con i quali instaurarono subito un rapporto all’insegna della più spiccata cordialità, come se si conoscessero da una vita.

     Così, il “terzetto” polacco trascorse quel breve periodo di riposo celebrando due messe al giorno rispettivamente nella chiesa dell’Immacolata ed in quella della Raccomandata, ritemprandosi nell’incantevole mare di Naxos ed effettuando escursioni nella vicina Taormina e, un giorno, anche a Siracusa spinti dalla profonda fede mariana di Karol Wojtyla, il quale volle recarsi nel capoluogo aretuseo per venerare la Madonna delle Lacrime di cui tanto aveva sentito parlare. Ed ogni giornata di quella vacanza tra fede e relax iniziava sempre al bar con la granita con panna che Padre Seminara si premurava di offrire ai tre ospiti, i quali ebbero anche modo di apprezzare il bollettino parrocchiale stampato e distribuito dai religiosi giardinesi, al punto che il cardinale Wojtyla e gli altri due suoi compagni di viaggio chiesero che i successivi numeri della pubblicazione venissero loro spediti in abbonamento.

     Intanto, tra una messa, un’escursione ed un bagno a mare, quei sette giorni che si sono “ritagliati” per venire a riposarsi in Sicilia volano via ed i tre pastori slavi fanno ritorno al loro Paese: a Giardini Naxos lasciano un buon ricordo, ma nessuno può minimamente presagire che in quel trio di umili e miti religiosi c’era una personalità straordinaria in procinto di rientrare tra i “grandi” della Terra e di assurgere a personaggio più amato dall’umanità.

     Si arriva, così, all’indimenticabile serata del 16 ottobre 1978, quando le televisioni di tutto il mondo trasmettono in diretta la fumata bianca che annuncia la “rivoluzionaria” elezione del Papa “venuto da lontano”. In quei momenti, indicibile è l’emozione che provano i parroci giardinesi non appena resisi conto che il nuovo Capo della Chiesa ha il volto e la voce di quell’umile “turista” che, sette anni prima, era stato loro ospite e che alla comunità ecclesiale naxiota aveva continuato ad essere idealmente legato tramite l’abbonamento al bollettino parrocchiale: forse, col cosiddetto “senno di poi”, a quell’allora sconosciuto giovane cardinale ed ai suoi amici sarebbe stato proprio il caso di riservare quella “solenne accoglienza” che fu obiettivamente impossibile predisporre dato il loro arrivo improvviso ed in forma non certo ufficiale; ma ad un “grande”, come Karol Wojtyla, la “solenne accoglienza” l’avrebbe poi data la Storia.

     RODOLFO AMODEO


 

Di Novara di Sicilia il primo “wojtylologo”: Ninni Stancanelli

Lo straordinario “scoop” del giornalista Rai che la sera dell’elezione del Papa polacco riuscì a conoscere in tempo reale e prima degli altri colleghi la biografia dello “sconosciuto venuto da lontano”
 
     Karol Wojtyla fu un Papa “outsider”, nel senso che nessuno avrebbe mai scommesso sulla sua elezione alla guida della Chiesa di Roma: i favoriti di quel conclave dell’autunno del 1978 erano gli “italianissimi” Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, e Giovanni Benelli, arcivescovo di Firenze, ma alla fine (a causa del rompersi di certi equilibri) l’assise cardinalizia optò per lo “sconosciuto” prelato polacco; ed era quasi da cinquecento anni che sul trono di Pietro non sedeva un pastore straniero. A sconvolgere ogni previsione anche l’età del nuovo eletto: appena cinquantotto anni, quando sino ad allora il delicato ruolo di Capo della Cristianità era stato affidato a religiosi piuttosto anziani.

     In quella storica serata del 16 ottobre 1978, pertanto, agli operatori dell’informazione tremarono letteralmente le vene ai polsi nell’ascoltare il cardinale Pericle Felici che al solenne “Habemus Papam” in Piazza S. Pietro pronunciava un cognome alquanto strano: alcuni intesero “Bottiua”, altri “Boitiua” ed il classico interrogativo manzoniano del “chi è costui” affiorò nei pensieri e sulle bocche di tutti, giornalisti compresi. Data la fonetica del curioso cognome, in tanti si pensò potesse trattarsi di un cardinale africano.

     Sta di fatto che sul nuovo Papa i giornalisti avevano assoluta necessità di saperne di più ed in tempi strettissimi perché erano quasi le otto di sera e bisognava cominciare a “chiudere”, ossia completare, l’edizione del giornale in uscita l’indomani, per non parlare dei programmi radiotelevisivi dai quali si pretende un’informazione tempestiva e completa (ricordiamo che erano tempi in cui Internet non esisteva ancora e bisognava “scarpinare” per ottenere certe informazioni anziché, come si fa oggi, attingerle comodamente dai motori di ricerca).

     Ed è proprio in situazioni critiche come questa che al giornalista non resta che confidare nella casualità o nella classica “botta di fortuna”, ma anche nel suo “fiuto” e nel suo spirito d’osservazione (sta pure in questo il fascino del nostro mestiere). E sapete chi è stato il primo giornalista d’Italia ad avere le “idee chiare” sul nuovo pontefice? Il collega Ninni Stancanelli, originario di Novara di Sicilia (in provincia di Messina ed a pochi chilometri dalla Valle dell’Alcantara) dove a tutt’oggi è tornato a risiedere dopo una lunga carriera in Rai quale caporedattore ed inviato del Gr2. Ed è lui stesso a raccontarci di questo suo memorabile “scoop”.

     «La Provvidenza ha voluto – ricorda Stancanelli – che fosse la mia testata giornalistica radiofonica, ossia il Gr2 Rai, ad illustrare per prima e pressoché in tempo reale la figura del Papa appena eletto. Questo perché quella sera mi trovavo in una postazione di Piazza S. Pietro accanto alla quale si piazzarono casualmente dei preti che, non appena sentirono pronunciare al cardinale Felici quello “strano” cognome, si abbandonarono a grida e gesti di esultanza; evidentemente erano gli unici, tra tutta quella marea di gente, a sapere chi fosse il nuovo pontefice. Colsi, dunque, la palla al balzo e mi avvicinai a loro per chiedergli il perché di questo “giubilo”; mi risposero che erano polacchi e che quel Wojtyla era stato il loro cardinale; da loro appresi, quindi, della sua infanzia travagliata, dei suoi trascorsi giovanili tra lavori umili ed inclinazioni artistiche e delle sue vicissitudini durante la Seconda Guerra Mondiale. Così chiesi subito la linea allo studio per raccontare tutto in diretta dai microfoni del Gr2; dopodiché venni letteralmente tempestato dalle telefonate dei colleghi delle altre testate giornalistiche e delle agenzie di stampa che mi pregavano di passare loro quelle notizie da me “miracolosamente” raccolte affinché potessero imbastire i rispettivi servizi su Karol Wojtyla. E’ stato questo – conclude il giornalista di Novara di Sicilia – uno dei momenti più esaltanti della mia carriera».

     R. A.

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Commenti presenti: 1

  1. Num: 1 -- 12 Mag 2011 - 22:28,39
    Mariella62 ha scritto...
    che grande evento č stato, ero piccola e non ricordavo del tutto !
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