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08 Maggio 2010

LETTERA: “La disoccupazione non č solo giovanile…”

    

     Oltre che ai servizi giornalistici di Rodolfo Amodeo, in questo web-site vogliamo anche dare spazio ai contributi più interessanti che ci giungono dai visitatori per segnalarci i loro problemi ed i “drammi” della difficile società in cui ci troviamo a vivere.

     Cominciamo dalla gradita e significativa lettera inviataci dal Sig. Giuseppe Lo Presti di Francavilla di Sicilia (ME).

 


 

     Preg.mo Dott. Amodeo,

     attraverso il suo interessante sito internet vorrei evidenziare, soprattutto a chi ricopre un qualche ruolo politico, un problema oggi parecchio diffuso, più di quanto non sembri, e che il sottoscritto vive sulla propria pelle: per accudire i genitori ed, in generale, i parenti malati può capitare di ritrovarsi in età avanzata senza lavoro.

     Tutti, giustamente, ci preoccupiamo della disoccupazione giovanile, ma – credetemi – il disagio è ancora maggiore quando la disoccupazione affligge persone già abbondantemente mature, come me, e che abbiamo sulle spalle una famiglia da mantenere.

     Per aver assistito i miei genitori (ed in particolare mia madre invalida al 100% per la mancanza di una gamba) ed un fratello schizofrenico quasi dalla nascita, oggi mi ritrovo a non fare niente e, come se non bastasse, sono vittima dell’ingratitudine umana: qualcuno mi ha messo contro quel fratello sfortunato, che è come se l’avessi perso perché non vuole vedermi più.

     Alla fine, dunque, piove sempre – come suol dirsi – sul bagnato: alle enormi difficoltà economiche in cui mi ritrovo si è aggiunta questa squallida storia di beghe familiari per la quale ho la coscienza assolutamente tranquilla, ma che mi ha profondamente prostrato moralmente e psicologicamente.

     Sto, quindi, passando un vero calvario e nessuno mi aiuta, e men che mai lo Stato. Da quest’ultimo non pretendo, ovviamente, un intervento per mettere pace nella mia famiglia (confido solo nella serietà della magistratura, visto che sono stato trascinato in un processo con l’accusa di… raggiro d’incapace!), bensì la dovuta attenzione all’altro problema d’interesse pubblico, ossia la mancanza di un lavoro (e quindi di serenità economica) sol perché si è avuta la “colpa” di non abbandonare i propri cari al loro destino. Io, per star loro vicino, ho trascurato il mio originario lavoro sino a perderlo del tutto; e non sono il solo: sempre più spesso apprendo di casi analoghi dai giornali o parlando con la gente.

     E’ doveroso, pertanto, pensare al futuro dei nostri figli; ma l’auspicabile traguardo della piena occupazione deve riguardare anche chi è più avanti negli anni ed è rimasto tagliato fuori dal mondo del lavoro, non certo per capriccio, incapacità o svogliatezza, bensì per garantire ai propri cari un’esistenza dignitosa, visto che – sino a prova contraria – la famiglia è un valore fondamentale, e se siamo in questo mondo lo dobbiamo ai nostri genitori che ci hanno dato la vita. Ed, invece, quest’ormai invivibile società, all’insegna della “competitività”, del “carrierismo” e della “velocità”, non fa che stritolare, anziché premiare, chi crede ancora in certi principi e si conserva “buono” e sensibile.

     Da tutti quelli come me, “fuori tempo massimo” per lavorare, giunge, quindi, un accorato appello affinché chi ci governa, a qualsiasi livello, attui delle politiche e/o prenda dei provvedimenti al riguardo, incentivando, ad esempio, le assunzioni degli ultracinquantenni che, come nel mio caso, non hanno potuto lavorare prima; oppure istituendo delle pensioni di reversibilità per i figli che hanno assistito i propri genitori.

     In questa nostra Italia “spendacciona” c’è forse problema?! Credo proprio di no, visto che ci sono persone “privilegiate” (attori, presentatori, cantanti ormai “demodé”, ex calciatori riciclati come opinionisti televisivi, ecc.) che lavorano, più che lautamente retribuite, sino a tarda età e migliaia di politici che, tra indennità di carica e diritti alla pensione maturati dopo appena qualche anno di legislatura (che fatica!...), potrebbero rinunciare a qualcosa e dare un notevole contributo per alleviare l’ormai generalizzato malessere di questa società.

     Grazie per l’ospitalità,

     GIUSEPPE LO PRESTI (Francavilla di Sicilia - ME) 

 




   LA RISPOSTA DI RODOLFO AMODEO

     Concordiamo perfettamente con quanto espresso dal nostro visitatore.

     Ed aggiungiamo che, una volta, le categorie cosiddette “deboli” erano i giovani e gli anziani, mentre oggi (alla faccia del progresso, della civiltà, della democrazia e della solidarietà sociale!...) si è “deboli” per… tutta la vita, in quanto il malessere investe anche (così come si rileva dalla lettera del Sig. Lo Presti) la generazione di mezzo, ossia i 40-50enni.

      Che ne sarà – ci chiediamo – dei tanti padri di famiglia impiegati nelle aziende in procinto di chiudere, tra cui la “blasonata” Fiat di Termini Imerese?...

      E chi saranno, dunque, i “forti” capaci di “sopravvivere”? Semplicemente coloro che ce la fanno a “barcamenarsi” perché nelle grazie di un qualche influente politico e non certo perché più bravi e capaci degli altri (alla faccia della tanto sbandierata meritocrazia e di quell’efficientismo che si pretende… non si sa da chi!).

      Hai assistito, caro visitatore Lo Presti, i tuoi genitori per garantire loro una dignitosa vecchiaia? Bene: se durante le tue vicissitudini non hai avuto il tempo ed il modo (o la voglia…) di frequentare qualche politico “importante” (e portargli almeno un centinaio di voti…), hai voglia di rivendicare il tuo sacrosanto diritto ad avere un lavoro e/o un’esistenza dignitosa!

      Ad avere la meglio saranno solo i “galoppini elettorali”; ma anche loro – poverini!... – dovranno prima (ma anche… durante e dopo) passare sotto le “forche caudine” del servilismo e del più umiliante “lecchinaggio”.

      Alla fine, pertanto, nessuno è… felice.

      Grazie, Classe Dirigente che continui a governarci pur senza essere capace di imprimere un’inversione di rotta a questo tristissimo andazzo!...

     La verità vera è che, come mi disse tempo addietro un politico in vena di… confidenze, «noi sindaci, parlamentari ed amministratori regionali e provinciali abbiamo tutto l’interesse a mantenere le persone in condizioni di bisogno, così hanno sempre qualcosa da chiederci e noi possiamo far loro promesse e tenercele legate per poi carpirne il voto...». "Sagge" parole!...

      Chi scrive è stato sempre refrattario agli “ismi” (Fascismo, Comunismo, ecc.) perché rivelatori di malesseri ed emergenze sociali. Ma allo stato attuale, visto che in Italia c’è poca gente che sta benissimo (i politici e certi imprenditori) e tantissima che, senza meritarlo, sta malissimo (pubblici impiegati che non riescono ad arrivare a fine mese, dipendenti di aziende private in procinto di chiudere, lavoratori precari e giovani e meno giovani del tutto privi di prospettive di lavoro), forse un po’ di "comunismo" (della serie: mille euro al mese per tutti…) non farebbe male…

     Ed ai siciliani che ci ostiniamo a rimanere nella nostra terra (magari per non abbandonare i genitori anziani) non ci si venga a dire che «bisogna intraprendere» e «fare impresa puntando sulle nostre risorse»: a parte (data la crisi economica generalizzata) l`alto rischio di fallimento, se seguissimo tale consiglio il minimo che ci può capitare è di essere presi... a botte per strada (vedi qualche recente fatto di cronaca locale).

      RODOLFO AMODEO

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