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10 Settembre 2010

Salvatore Strano, il “pioniere” dell’Arte a Francavilla di Sicilia

E' stato il primo artista figurativo professionista del Comune dell’Alcantara in quanto, negli Anni 60, unico giovane del luogo ad aver intrapreso i relativi studi. Oggi abita in Australia, ma lo abbiamo incontrato in vacanza al paese natio

     Tra i graditi “vacanzieri” estivi, Francavilla di Sicilia ha annoverato quest’anno un concittadino emigrato in Australia che nel centro dell’Alcantara ha lasciato un bel ricordo di sé: l’artista figurativo Salvatore Strano, nato nel 1946 e partito ventun’anni dopo alla volta della Terra dei Canguri, dove (a Sidney) ha fissato la propria residenza definitiva.

     Il maestro Strano è un apprezzato pittore nonché autore di statue e restauri per le chiese; ed a Francavilla (dove i suoi dipinti arredano case private e qualche stanza del palazzo municipale) si è contraddistinto per essere stato il primo artista “professionista”: in pratica, mentre oggi parecchi giovani del paese hanno la possibilità di frequentare gli Istituti d’Arte sorti in questi ultimi decenni nei Comuni vicini (come, ad esempio, a Giarre), nei “lontani” Anni Sessanta Salvatore Strano, affrontando notevoli sacrifici, già attendeva a questo tipo di studi (allora considerati “avanguardistici”) presso il Liceo Artistico di Reggio Calabria. Ad indurlo a “varcare lo Stretto” la spiccata inclinazione, manifestatasi in lui sin dalla più tenera età, per il disegno.

     «Diciamo – ci ha spiegato Salvatore Strano nel corso di un cordiale incontro presso il laboratorio dell’amico e collega francavillese Nino Immesi, noto restauratore – che un ruolo determinante l’ha avuto mio padre, il quale di mestiere faceva il falegname e mi ha trasmesso la passione per gli schizzi ed i bozzetti che precedono la realizzazione di un qualsiasi mobile. E ricordo anche che alla scuola elementare concludevo tutti i miei temi con un… disegno. Il mio destino, pertanto, era segnato…».

- Perché ha lasciato l’Italia, ed in particolare la “sua” Francavilla, per andare a vivere in Australia?
«In pratica, a partire prima di me per l’Australia furono i miei genitori. Io andai lì nel 1967, ossia un anno e mezzo dopo la morte di mio padre; l’intenzione era quella di starci poco, ma essendo parecchio legato a mia madre ed ai miei familiari finii col rimanere là definitivamente».

- Nel corso della sua carriera, lei si è occupato pure di arte sacra e di lavorazione della ceramica per conto di importanti aziende (tra cui una ditta della Toscana), ma i suoi concittadini francavillesi la conoscono prioritariamente come pittore. Come si potrebbe definire il suo stile?
«Uno stile fatto di figure e paesaggi riprodotti con gusto decisamente impressionista».

- Che ricordi ha dei suoi anni giovanili a Francavilla di Sicilia?
«Innanzi tutto quella “storica” prima Collettiva di artisti locali del 1966, un’iniziativa allora assolutamente nuova e quasi “rivoluzionaria” per Francavilla. Si svolse nei locali della scuola elementare, e se andò in porto con successo lo si deve soprattutto ad alcuni insegnanti del paese, con in testa Salvatore Puglisi (l’ex sindaco di Francavilla, ndr) e Salvatore Rao, che si prodigarono non poco per organizzarla e stimolare noi giovani artisti a parteciparvi. E grazie a quella mia “uscita pubblica” nel mio paese, divenni un punto di riferimento per i ragazzini del luogo aspiranti artisti, come mio cugino Francesco Consalvo, oggi apprezzato ceramista, e l’amico Immesi che è qui presente (questa intervista, come accennavamo prima, è stata realizzata nel suo laboratorio, ndr). Ma oltre ai miei esordi artistici, ricordo pure i miei trascorsi sportivi: allora giocavo anche al Calcio e, a detta di chi se ne intendeva, ero un brillante terzino sinistro».

- Ed oggi come trova Francavilla di Sicilia?
«Rispetto ad allora è senz’altro più grande e sviluppata urbanisticamente. Purtroppo, però, sono venuti meno quei rapporti umani di una volta, specie presso le nuove generazioni. E’ questo, probabilmente, un problema comune a tutta la civiltà contemporanea, ma è triste dover constatare come esso abbia investito pure i piccoli centri di provincia “a misura d’uomo”, tra i quali dovrebbe rientrare la nostra Francavilla».

- Cosa “si dice” di Francavilla di Sicilia in Australia? A quanto ci risulta, la comunità di emigrati del paese dell’Alcantara è parecchio nutrita…
«Ricordiamo tutti il nostro paese d’origine con grande affetto e nostalgia. Per quanto mi riguarda, ho realizzato per la comunità francavillese a Sidney, dove risiedo, la statua di Santa Barbara, patrona di Francavilla: è un modo per tenere saldo il legame con il luogo in cui siamo nati».

     RODOLFO AMODEO

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