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02 Giugno 2007
Energia eolica, questa “sconosciuta”
Anche i Comuni dell’Alcantara stanno valutando di affidarsi all’apparentemente innocua fonte alternativa. Ma gli ambientalisti consigliano cautela, mentre in ambito accademico l’ipotesi viene ben vista sia pur con i dovuti “paletti”
Anche nella Valle dell’Alcantara si è da tempo alla ricerca di fonti energetiche alternative in grado di sostituire quelle tradizionali ormai in crisi perché prossime ad esaurirsi. A Francavilla di Sicilia ed a Roccella Valdemone, in particolare, si sta puntando sull’energia eolica: nei due Comuni, infatti, sono previste le realizzazioni di impianti che sfruttano la forza del vento per produrre energia. L’argomento è stato anche “timidamente” sfiorato nei comizi tenutisi nei due centri alcantariani in occasione del recente rinnovo degli organi politico-amministrativi locali, e ne è emerso che ancora non vi sono idee abbastanza chiare al riguardo. Pertanto, abbiamo chiesto lumi in merito a chi dovrebbe saperne di più in quanto strenuo difensore dell’ambiente, ossia a Salvatore Ferruccio Puglisi, presidente della sezione di “Italia Nostra” a Francavilla di Sicilia.
- Presidente Puglisi, cosa ne pensa, in linea generale, degli impianti eolici?
«Tengo innanzi tutto a precisare che all’energia eolica non dico “no”, ma neanche “sì”: l’approccio alla questione deve essere ben ponderato, basato su dati di fatto sperimentati sul posto e non su studi fittizi effettuati altrove».
- Cosa vuol significare?
«Che gruppi economici e grandi holding industriali spesso premono per la realizzazione delle centrali eoliche sbandierando all’amministratore comunale di turno dati tecnici ricavati altrove, ossia in zone che in effetti sono particolarmente ventose e che, come tali, sono assolutamente idonee a rendere funzionale un impianto eolico. Ma dalle nostre parti, ossia tra i Nebrodi ed i Peloritani, non risulta che siano stati fatti studi ufficiali al riguardo. Quindi: meglio andare cauti anziché abbandonarsi a facili entusiasmi. La conoscenza delle caratteristiche anemologiche (ossia la ventosità) di un sito solitamente si acquisisce attraverso una centrale eolica in miniatura da tenere sotto osservazione per un certo periodo di tempo. Si tratta d’installare nel luogo che interessa un piccolo generatore di 15 kw su di un palo alto una decina di metri. L’impianto misurerà per un anno la velocità e la costanza del vento. In base ai risultati ottenuti si potrà poi decidere se la zona è idonea o meno ad ospitare un impianto eolico. Noi ambientalisti, dunque, non siamo affatto prevenuti, ma invochiamo semplicemente l’applicazione di un elementare ed inconfutabile metodo scientifico onde evitare di avventurarsi in opere faraoniche e devastanti».
- Par di capire, dunque, che gli impianti eolici possono presentare delle “controindicazioni”… «Certamente, anche se è fuor di dubbio che tale tipo di energia è alternativa, rinnovabile (vento permettendo…) e pulita, nel senso che per produrla non si provoca inquinamento chimico. Essa è anche economica, ma - beninteso - dopo l’ammortamento delle notevoli spese da sostenere per impiantare la centrale. Ed è proprio qui che… casca l’asino. Si tratta, infatti, di installare sulle creste dei monti alcune decine di torri alte oltre 60 metri e, come tali, visibili a grandissima distanza, con un impatto ambientale notevole in quanto il paesaggio tradizionale cambierà radicalmente. Oltre a quello visivo, vi è anche un danno materiale diretto all’ambiente: per posizionare ogni singola torre occorre inevitabilmente dar corso a sbancamenti di terreno onde potervi incapsulare le ampie basi in cemento armato profonde da 10 a 12 metri. Saranno consequenziali ulteriori scempi, come l’apertura di nuove strade per consentire ad autogrù ed altri mezzi pesanti di raggiungere i luoghi d’installazione. Ne andrà, dunque, di mezzo la vegetazione del posto, ma anche la fauna, costretta a soccombere o a migrare altrove».
- In definitiva, è il caso di essere “pro” o “contro” l’energia eolica?
«Non mi stancherò mai di ripetere che alla questione occorre accostarsi senza pregiudizio alcuno, ma in maniera scientifica, ossia predisponendo uno studio di fattibilità che ci dia come risultato l’analisi costi-benefici dell’operazione, che non è da prendere a cuor leggero: a cose fatte l’energia eolica è una fonte alternativa ideale, ma per arrivare a produrla potrebbe esserci un “prezzo” molto alto da pagare. Il mio consiglio è di verificare se “il gioco vale la candela”, cominciando dall’accertarsi se gli angoli della Valle dell’Alcantara individuati come sedi di impianti eolici siano effettivamente ad alta ventosità».
RODOLFO AMODEO
Gli studiosi: «Meglio il vento che i rifiuti e le colture energetiche»
«Tra le nuove fonti di energia alternativa, la eolica è probabilmente quella da preferire». Lo sostiene convintamente Agata Milazzo, docente di Analisi e Pianificazione del Verde Territoriale ed Urbano presso la Facoltà di Agraria dell`Università di Catania.
«Riguardo ai termovalorizzatori, che consentono di ricavare energia dai rifiuti - spiega l`ingegnere Milazzo -, vi sono al momento opinioni discordanti inerenti le ricadute sulla salute umana a causa dell`immissione in atmosfera di nanoparticelle ritenute nocive, mentre le cosiddette colture energetiche, da cui è possibile ricavare oli combustibili, necessitano in parecchi casi di un apporto idrico non indifferente (per non parlare dei relativi processi di assorbimento dei sali minerali presenti nel suolo); alla fine, dunque, questo tipo di fonte rinnovabile può presentare un bilancio energetico-ambientale negativo in quanto l`energia totale assorbita è maggiore di quella prodotta. Meglio, quindi, ricorrere agli impianti eolici, la cui realizzazione, in ogni caso, è soggetta a particolari limitazioni disciplinate dalla normativa regionale; questo proprio perché sono stati giustamente presi in considerazione i rilievi mossi dagli ambientalisti, come l’esponente di “Italia Nostra” da voi intervistato. C’è da sapere, innanzi tutto, che il territorio isolano è stato suddiviso in tre macro aree, ossia le zone “escluse” (aree di interesse archeologico e culturale nelle quali non possono assolutamente sorgere centrali eoliche), quelle “sensibili” (aree protette e di interesse paesaggistico dove l`installazione degli impianti va valutata ed autorizzata caso per caso) e quelle “consentite” (totalmente idonee, cioè, ad ospitare centrali eoliche). Ed anche laddove fosse possibile realizzare tale genere di impianti, occorre attenersi ad una serie di indicazioni, come ad esempio il non superare il 5% dell`estensione del territorio comunale e mantenere una certa distanza tra un aerogeneratore e l`altro. Preliminari a tutto sono, comunque, gli studi sulla fattibilità dell`impianto, ovvero la “V.I.A.” (Valutazione di Impatto Ambientale). Dalle esperienze acquisite e dagli studi effettuati sul campo - conclude la rappresentante del mondo accademico - sull`energia eolica vale comunque la pena scommettere laddove, ovviamente, ce ne fossero le condizioni».
R.A.
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