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02 Febbraio 2008
Il Belice chiamò e Francavilla di Sicilia rispose
Nel quarantennale del terribile terremoto che mise in ginocchio la vasta area della Sicilia occidentale, l’ex sindaco Salvatore Puglisi rievoca la generosa gara di solidarietà intrapresa dalla comunità alcantariana
Potrebbe sembrare strano, ma l’impegno più significativo ed appagante della lunga vita amministrativa del “coriaceo” ex sindaco di Francavilla di Sicilia, Salvatore Puglisi, è, per sua stessa ammissione, il memorabile intervento di solidarietà in favore delle popolazioni terremotate della Valle del Belice.
La triste pagina di storia siciliana è tornata recentemente alla ribalta in quanto le prime settimane dell’anno appena iniziato hanno segnato il quarantennale del terribile sisma (9° grado della Scala Mercalli) che, nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio del 1968, colpì la vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Palermo, Trapani ed Agrigento: completamente rasi al suolo furono, in particolare, i centri di Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, e Montevago, con un totale (in un comprensorio di quattordici Comuni) di 370 morti, un migliaio di feriti e circa settantamila persone rimaste senzatetto.
Nella gara di solidarietà intrapresa dagli altri centri dell’isola per tentare di alleviare le sofferenze della martoriata Valle del Belice, brillò - come testimoniano le cronache dei principali quotidiani regionali del tempo - proprio il Comune alcantariano di Francavilla di Sicilia, allora guidato dal poco più che trentenne Salvatore Puglisi.
«Ero stato eletto sindaco il 15 dicembre ’67, ossia esattamente un mese prima del verificarsi di quella calamità - racconta l’ex primo cittadino, oggi capogruppo consiliare di minoranza - ed, animato da grande entusiasmo, ero impegnato nell’avvio dell’azione amministrativa della mia Giunta. Ma non appena arrivata la notizia della tremenda catastrofe, la nostra coscienza e la nostra sensibilità ci imposero di tralasciare momentaneamente le questioni locali ed attivarci subito per tendere concretamente una mano a quella martoriata zona della nostra Sicilia. La comunità francavillese mostrò, in tale circostanza, un cuore veramente nobile essendosi massicciamente mobilitata nella raccolta di denaro (oltre mezzo milione di lire, che al tempo era una somma considerevole), di medicinali, di indumenti e, complessivamente, di trenta quintali di agrumi e tredici quintali di viveri (pasta, riso, legumi, scatolame, ecc.). Mettemmo, inoltre, a disposizione della Prefettura di Trapani il nostro Borgo Schisina, debitamente arredato ed attrezzato di posti letto, per poter eventualmente ospitare un paio di centinaia di sfollati. E, come riportato in un articolo di quei giorni dal quotidiano “La Sicilia”, il sottoscritto ha personalmente aiutato un giovane di Gibellina a… sposarsi: il sisma aveva distrutto tutti i suoi averi, compresa l’abitazione in cui sarebbe dovuto andare a vivere con la futura moglie; presi, dunque, un elegante vestito del mio guardaroba e glielo regalai affinché lo indossasse il giorno delle nozze».
Puglisi prosegue, quindi, nel suo appassionato “amarcord” raccontando dell’avventuroso viaggio alla volta dei Comuni del Belice per effettuare la consegna del materiale raccolto.
«Ci recammo lì - ricorda l’ex sindaco - con una delegazione ufficiale guidata dal sottoscritto e dall’allora assessore comunale ai Lavori Pubblici Gioacchino Silvestro, successivamente approdato sugli scranni del Parlamento Regionale. Con noi c’erano anche i vigili urbani Romano e Scuderi (quest’ultimo alla guida dell’autoambulanza comunale), i signori Di Franco e Mottese, che con i loro camion trasportavano i viveri e gli indumenti raccolti, e tanti altri nostri concittadini volontari (giovani, anziani, impiegati, sindacalisti, ecc.) che diedero un validissimo contributo nelle zone del disastro. Arrivati sul posto dopo un viaggio alquanto travagliato a causa dei precari collegamenti viari, messi in ginocchio anch’essi dal terremoto, fummo ricevuti dai sindaci dei paesi distrutti, cui consegnammo le somme di denaro, mentre nella tendopoli allestita ad Alcamo depositammo i generi alimentari, le medicine ed il vestiario. Rimanemmo nelle zone terremotate un paio di giorni, sfidando temerariamente il destino in quanto le scosse telluriche continuavano a susseguirsi con una certa frequenza. Ma, fortunatamente, potemmo tornare a casa sani e salvi, orgogliosi e soddisfatti per quanto eravamo riusciti a fare: personalmente pensavo, e lo penso a tutt’oggi, di aver vissuto il momento più esaltante del mio percorso amministrativo perché quella giovane Amministrazione di cui ero alla guida aveva scritto una pagina di straordinaria umanità grazie, ovviamente, alla generosissima risposta della comunità locale».
Eloquenti sono, del resto, i telegrammi di ringraziamento ed ammirazione inviati in quei giorni alla giovane ed “eroica” Amministrazione Comunale di Francavilla dai Prefetti di Trapani, Agrigento e Messina e dall’allora Presidente della Regione Sicilia, On. Carollo.
«Alla luce di quell’edificante esperienza - conclude Salvatore Puglisi - si è rafforzato ulteriormente in me quell’incondizionato amore per Francavilla che ancora oggi mi accompagna: mi sono reso conto, infatti, di avere a che fare con una comunità che, al di là di tutto, sa generosamente mobilitarsi senza risparmio di mezzi ed energie quando si tratta di portare aiuto a chi ne ha bisogno».
E sulla doverosa rievocazione di questa esemplare pagina di storia locale, dice la sua anche l’ex deputato all’Ars Gioacchino Silvestro in quanto assessore comunale a Francavilla ai tempi del Caso Belice.
«Nella sua tragicità - dichiara il francavillese “illustre” - la vicenda del Belice fu per noi giovanissimi amministratori locali, allora alle prime armi, alquanto formativa: recandoci in quei luoghi abbiamo toccato con mano il dramma di tante comunità improvvisamente devastate e ridotte in miseria, ed abbiamo capito che l’impegno politico, se condotto seriamente, impone anche di saper fronteggiare situazioni che definire “problemi” sarebbe alquanto riduttivo. Riguardo allo straordinario slancio di generosità dei miei concittadini, posso dire, senza tema di smentita, di essermi trovato di fronte ad un esempio unico, che non ha avuto eguali tra quelli cui mi è capitato di assistere nel prosieguo della mia attività».
RODOLFO AMODEO
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