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24 Maggio 2008
Philip Guardione sulla 52ma Strada
Il giovane chef di Francavilla di Sicilia sta per coronare il suo sogno professionale con l’apertura di un ristorante a Manhattan all’insegna della cucina tradizionale siciliana adattata alle nuove tendenze
Capita spesso a noi giornalisti di annunciare “sogni” che spesso, purtroppo, non si realizzano e che, pertanto, mettono a rischio la credibilità dell’informazione. Ciò avviene soprattutto quando si scrive di politica, un settore i cui protagonisti tendono a promettere all’opinione pubblica “mari e monti” (strade, posti di lavoro, nuovi servizi per il cittadino, ecc.), salvo poi non mantenere quanto “profetizzato”. Succede, quindi, di essere chiamati dal lettore di buona memoria e sentirsi dire: «Ma come?! Lei anni fa aveva scritto che il sindaco Tizio avrebbe realizzato quest’opera, ma invece non ha fatto un bel nulla al riguardo!…».
Il discorso è di gran lunga differente con i professionisti privati i quali, specie se giovani, si sforzano di raggiungere le mete prefissate. Come nel caso di Philip Guardione, il ventisettenne chef di Francavilla di Sicilia che esattamente un anno fa fece intravedere ai nostri lettori la possibilità di andare a dirigere un prestigioso ristorante italiano a New York. Ebbene: quella che allora era una semplice ipotesi oggi è una realtà, in quanto il nostrano “principe dei fornelli” è in procinto di aprire un locale a Manhattan, sulla 52.ma Strada, dove lavoreranno diversi cuochi italiani da lui stesso selezionati.
Nonostante la sua giovane età, Philip Guardione è già una “firma” abbastanza nota della cucina italiana e siciliana in particolare. Non a caso il giorno di Pasqua lo abbiamo visto sui teleschermi di Raiuno ospite di Rosanna Lambertucci (da lui conosciuta in occasione di un esclusivo party) nell’ambito della popolare trasmissione “Domenica In”, dove Philip ha ben rappresentato la migliore tradizione dolciaria pasquale della nostra isola preparando cassate, cannoli, paste ripiene di pistacchi, mandorle, agnelli in pasta reale, ciambelline, composizioni con uova ed altro ancora.
Malgrado le esperienze maturate nei più importanti ristoranti italiani, grazie anche ai preziosi insegnamenti impartitigli dal grande maestro Sergio Mei, Guardione si è imposto di valorizzare al meglio la cucina di Sicilia, reinventandola in un felice connubio tra tradizione e “nouvelle cousine”: alla base della sua “ricetta” vi è, insomma, il trattamento dell’antica pietanza contadina con le più sofisticate lavorazioni della cucina moderna; ed a volte capita pure che, partendo da un piatto esistente da secoli, Philip scopra di averne quasi “magicamente” inventato uno nuovo, ossia con ingredienti già noti che, però, tramite i condimenti utilizzati, assumono un gusto diverso.
Tanti i “vip” (politici, imprenditori, sportivi, personaggi dello spettacolo come la Lambertucci, ecc.) che hanno già avuto modo di apprezzare la maestria dello chef siciliano, specie nel periodo estivo; durante la bella stagione, infatti, Philip Guardione è richiestissimo nelle cucine delle ville e dei ritrovi più esclusivi della Sardegna, meta vacanziera prediletta dal jet-set.
«Amo molto la mia terra – dichiara al riguardo lo chef emergente – , ma avverto anche come una sorta di missione l’imporre la cucina siciliana sulle tavole di tutto il mondo, e New York costituisce in tal senso una “vetrina” di grande efficacia».
RODOLFO AMODEO
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