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29 Novembre 2008

Graniti non dimentica Maria Grazia Cutuli

Il sindaco Marcello D’Amore si è sentito in dovere anche quest’anno di intervenire al Premio intitolato alla giornalista uccisa in Afghanistan. La madre della compianta inviata del “Corsera” è, infatti, nativa del piccolo centro dell’Alcantara

     Si è rinnovato anche quest’anno il legame tra il Comune di Graniti e la compianta giornalista Maria Grazia Cutuli, tragicamente scomparsa nel novembre 2001 a seguito di un agguato tesole in Afghanistan, dove era inviata per il “Corriere della Sera”. Il primo cittadino granitese Marcello D’Amore non ha, infatti, voluto mancare, sabato scorso, alla quarta edizione del Premio giornalistico intitolato alla valorosa cronista, la cui cerimonia di consegna si è svolta, come di consueto, nel Comune etneo di Santa Venerina, dove la Cutuli trascorse gli anni giovanili e dove oggi le sue spoglie riposano nel cimitero di contrada Dagala del Re.

     Ma nelle vene di Maria Grazia scorreva anche sangue granitese in quanto il piccolo centro dell’Alcantara ha dato i natali alla mamma Agata D’Amore, che spesso si recava lì insieme ad una cugina di Giardini Naxos (moglie del noto avvocato Valentino) per far visita all’anziana zia Eugenia.

     Pertanto, sin dalla prima edizione, l’attuale sindaco di Graniti ha avvertito come un dovere l’essere presente anche lui, in rappresentanza di tutta la sua collettività, alla prestigiosa manifestazione dedicata all’eroica giornalista.

     Sabato scorso, ossia il giorno della cerimonia di consegna del Premio “Cutuli”, Marcello D’Amore ha deposto un mazzo di fiori sulla tomba di Maria Grazia e si è poi incontrato con i vertici del “Corsera”, che patrocina l’evento, e con i familiari della giornalista, tra cui il fratello Mario Cutuli, presidente della Fondazione recentemente costituita per perpetuare, con iniziative ed eventi vari, il ricordo della coraggiosa inviata di guerra.

     «Mi reco a Santa Venerina ogni anno – ha dichiarato il sindaco di Graniti – per onorare la memoria di questa coraggiosa operatrice dell’informazione e per stare vicino alla sua famiglia, che noi granitesi conosciamo molto bene. Ed il reciproco rapporto di stima ed amicizia in questi anni si è intensificato: tempo addietro il preside Giuseppe Cutuli, padre di Maria Grazia, e la mamma Agata, anche lei insegnante, vennero a Graniti per consegnarmi un prezioso cimelio che avevano rinvenuto tra le loro carte, ossia le foto dei volti di tutti i nostri concittadini caduti nella Prima Guerra Mondiale. Ho ritenuto questo gesto denso di significato perché ha inteso accomunare il destino della loro figlia illustre a quello di tante altre “anonime” vittime dell’odio tra i popoli».

     Marcello D’amore accenna, quindi, al curioso suo primo approccio al Premio “Cutuli”. «Nel 2005 - racconta il primo cittadino granitese - mi recai spontaneamente alla prima edizione della manifestazione, per cui la mia presenza non era prevista nella scaletta degli ospiti: ero semplicemente “uno del pubblico”. Ma, ad un tratto, ebbi la sorpresa di sentirmi chiamare al microfono dalla presentatrice, la quale comunicava alla platea di aver appreso che anche il “lontano” Comune di Graniti, attraverso il sottoscritto, aveva voluto partecipare al toccante ricordo della giornalista: per me fu un momento di grande commozione. E provai un “brivido” anche quella sera che, su una rete della Rai, andò in onda un’intervista alla mamma di Maria Grazia: la signora D’Amore veniva inquadrata con accanto ed in bella mostra la targa del “Corriere della Sera” e quella che il Comune di Graniti aveva consegnato alla famiglia Cutuli».

     www.mariagraziacutuli.it 

     www.fondazionecutuli.it


     RODOLFO AMODEO


La travagliata genesi del Premio "Cutuli"

     Andando a ritroso nel tempo, ci piace ricordare la genesi del Premio “Maria Grazia Cutuli”, frutto della sensibilità e della perseveranza del prof. Salvatore Musumeci, prezioso collaboratore del settimanale "Il Gazzettino" ed allora assessore alla Cultura del Comune di Santa Venerina. Dopo la tragica scomparsa della giovane concittadina, Musumeci si sentì in dovere di perpetuarne il ricordo e, soprattutto, l’esempio attraverso l’istituzione di un riconoscimento da destinare alle migliori “nuove promesse” del mondo dell’informazione.

     Fu così che ebbe l’abilità di intessere dei rapporti con la prestigiosa testata per la quale Maria Grazia scriveva, ossia il “Corriere della Sera”, incontrandone personalmente i vertici (in particolare, i direttori Stefano Folli, Paolo Mieli e Nino Milazzo, i segretari Gianluigi Astroni e Francesco Faranda, il giornalista Vincenzo Consolo ed i corrispondenti Felice Cavallaro ed Alfio Sciacca) i quali diedero la loro adesione di massima all’iniziativa. Musumeci ritenne opportuno coinvolgere pure gli atenei siciliani rappresentati dai rettori Ferdinando Latteri (Università di Catania), Franco Tomasello (Messina), Giuseppe Silvestri (Palermo) e Salvo Andò (Università “Kore” di Enna), nonché la “firma” più famosa del giornalismo sportivo siciliano, ossia il catanese Candido Cannavò, direttore della “Gazzetta dello Sport”. Ovviamente, l’assessore Musumeci rese partecipe di tutto i familiari di Maria Grazia. Ed è qui che affiorano i suoi ricordi d’infanzia.

     «Il preside Giuseppe Cutuli, papà di Maria Grazia - racconta Musumeci -, è coetaneo ed amico d’infanzia di mia madre, ed ambedue sono originari della borgata rurale di Monacella, dove i pochi abitanti erano, e sono, particolarmente legati tra loro, quasi a costituire un’unica famiglia. Ciò fa ben comprendere l’affetto e la stima che intercorrono da sempre tra i Cutuli ed i Musumeci. Da ragazzo ogni domenica li incontravo a Messa: vero è che si erano trapiantati a Catania, ma trascorrevano tutte le festività a Santa Venerina, dove continuano ad avere una casa. Di Maria Grazia e dei suoi fratelli sono stato, quindi, amico d’infanzia. Tornando al Premio che mi presi la briga di istituire quando rivestivo la carica di assessore comunale, la prima edizione risale al 2005, ma dietro vi furono anni di intenso lavoro, spesso mortificante perché alle tante personalità da me interpellate sembrava si trattasse di una delle solite manifestazioni dal sapore provinciale. Sta di fatto che, nel luglio 2004, il bando relativo alla prima edizione venne inviato a tutte le Università italiane dalle quali ci “piovvero” inaspettatamente ben quarantacinque tesi di laurea: fu allora che ci si rese conto di avere a che fare con qualcosa di grosso che, come tale, cominciò ad infondere entusiasmo anche agli amici del “Corsera”, prima piuttosto scettici non certo per non voler onorare la memoria della loro eroica inviata, ma perché timorosi di andare a “perdere la faccia” in un paesino dell’entroterra siciliano; e, nel frattempo, manifestavano il loro interesse pure l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa e le varie agenzie d’informazione. Archiviata con successo la prima edizione, per la seconda non ci fu difficile ottenere l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed il Patrocinio del Presidente della Regione Siciliana. Adesso non sono più assessore, ma ho appreso che dopo l’edizione dello scorso anno è nata la “Fondazione Cutuli”, che si occupa di bandire e pubblicizzare il Premio».

     R.A.

 

 

 

 


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