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12 Luglio 2008

Salvatore Puglisi: lo “storico” sindaco di Francavilla di Sicilia

Ripercorriamo con il suo protagonista un’intensa carriera politica dipanatasi lungo quattro decenni, tra “prima” e “seconda” repubblica

     Ogni paese ha il suo monumento e Francavilla di Sicilia, oltre a quelli inanimati, ne ha anche uno in… carne ed ossa: l’ex sindaco Salvatore Puglisi, “vecchio leone” della politica locale oggi nel ruolo di capogruppo consiliare di minoranza.

     Puglisi s’identifica con Francavilla, verso la quale ha sempre nutrito un amore viscerale, ma Francavilla ricambia identificandosi con Puglisi: pur non essendo più alla guida della locale Amministrazione da oltre sei anni, al francavillese che si presenta come tale in un qualsiasi angolo della Sicilia viene subito chiesto: «Allora conosci Puglisi?...».

     Quest’anno ricorre il quarantennale del “matrimonio” tra l’ex insegnante elementare e la politica attiva: la prima sindacatura di Puglisi risale, infatti, al lontano 1968. Ma sarebbe anche il caso di festeggiare le “nozze d’argento” in quanto, sia pur con qualche sporadica interruzione, il coriaceo politico socialista è stato alla guida del Comune per complessivi venticinque anni (1968-1977, 1980-1990, 1997-2002).

     Abbiamo, pertanto, approfittato di queste significative ricorrenze per attingere all’inesauribile memoria storica del “festeggiato” attraverso un’intervista esclusiva.

- Professor Puglisi, com’è avvenuto il suo primo approccio con la politica in età giovanile ?
«Una volta raggiunta la stabilità lavorativa, la predisposizione ad utilizzare le ore libere per appagare il mio entusiasmo giovanile e la voglia di fare, mi convinsero ad accogliere le sollecitazioni di Nunzia Natoli Silvestro, dinamica rappresentante del Partito Liberale Italiano, che mi volle nella lista da presentare alle elezioni amministrative del 1964. Vi aderii da indipendente, sia perché sollecitato da mia zia, Felicia Puglisi segretaria della sezione Pli di Francavilla, sia perché quella lista avrebbe schierato tanti altri giovani emergenti. Eletto consigliere comunale, unitamente al collega insegnante Mario Riso, ho cercato di far valere la presenza giovanile e la voglia di rinnovamento. Intanto, l’Amministrazione guidata dal sindaco Filippo Spartà, andava ripetutamente in crisi a causa di contrasti interni alla Democrazia Cristiana, partito di maggioranza; si arrivò, così, alla formazione di una nuova maggioranza e, nel dicembre del 1967, venni imprevedibilmente designato sindaco, sostenuto da una Giunta di Sinistra. Per la prima volta, un Consiglio Comunale eleggeva primo cittadino un giovane che ispirava fiducia e che quel politico di razza dell’ing. Giuseppe Ragno non aveva esitato ad indicare come elemento di novità e, bontà sua, capace di onorare il gravoso mandato di gestire il futuro di Francavilla».

- Com’è che dal Partito Liberale è transitato al Partito Socialista?
«Accennavo prima che col Pli non avevo particolari vincoli in quanto vi aderii da indipendente, senza mai tesserarmi. Poi, nei primi mesi di sindacatura, feci amicizia con qualche deputato regionale socialista. Ma ad essere determinante fu il primo casuale incontro che ebbi con l’On. Nicola Capria, politico messinese di spicco a livello regionale e nazionale. Fu a Francavilla in occasione di una tornata elettorale e lui doveva tenere un comizio dopo del mio. Mentre mi ascoltava seduto in un bar, disse ad un suo sostenitore francavillese: “Questo è un ragazzo brillante e dobbiamo fare di tutto per accaparrarcelo…”. Fu così che entrai a far parte di quella famiglia politica, di cui continuo ad apprezzare l’ideologia, e che mi ha consentito di poter espletare al meglio il mio ruolo di sindaco fornendomi tutti i supporti necessari per ben amministrare».

- Tempo addietro, lei ebbe a dichiarare che la cosa più significativa della sua lunga gestione politica fu l’aiuto dato dal Comune di Francavilla ai terremotati del Belice. Ma, sicuramente, sarà orgoglioso anche di altre realizzazioni ed opere pubbliche che hanno fatto crescere Francavilla…
«Non appena insediatasi alla fine del ’67, la nuova Giunta da me guidata, malgrado l’incombenza delle critiche situazioni da affrontare a livello locale, non esitò a recarsi sui luoghi del disastro del Belice quando ancora la terra sussultava. Francavilla dimostrò grande sensibilità e la mia esperienza di sindaco iniziò proprio così, ossia al servizio dei bisognosi ed all’insegna della solidarietà. Comprensibile, ed anche legittimo, é l’orgoglio di avere portato a soluzione i problemi esistenziali della nostra collettività costruendo, tassello dopo tassello, il volto della Francavilla di oggi. Il primo successo è stato l’approvazione del Piano Regolatore Generale (fummo uno dei primi Comuni siciliani ad ottenere il relativo decreto); ciò ci ha consentito di attuare una programmazione ordinata dello sviluppo del nostro territorio, e le indicazioni contenute nello strumento urbanistico sono state puntualmente ottemperate. Basti pensare agli edifici scolastici, all’impianto fognario che ha interessato tutte le strade del paese, alla canalizzazione e copertura di tutti i canali fognari che indecorosamente attraversavano il centro abitato, al depuratore di contrada Arancia che fu il primo della Valle dell’Alcantara, alla nuova viabilità (Via dei Mulini, Via Fra Cremete e strade adiacenti, Viale Libertà, Via Gramsci, Via Regina Margherita, Via Roma, Via Don Nino Russotti, Via Liguria, Via Cappuccini, Via Sotto Castello, ecc.), alle nuove piazze (Piazza Matteotti, Piazza Matrice, Piazza S. Francesco, Piazza Pirandello, Piazzetta Garibaldi, Piazzetta Varrica e quelle antistanti le cooperative “Sole” e “Rosario”). Per quanto concerne l’aspetto economico, va ricordato il Pip (Piano Insediamenti Produttivi) che ha dato agli artigiani di Francavilla la possibilità di investire (una testimonianza è l’ importante industria dolciaria “Di Costa”, orgoglio e vanto del paese). Ci siamo attivati pure sul fronte delle strutture sportive con il campo di Calcio (prescelto per lo svolgimento del prestigioso “Trofeo Barassi”), quello di Pallacanestro ed i due di Tennis. E poi degli autentici “fiori all’occhiello”, ossia la metanizzazione (Francavilla è stato uno dei sei Comuni della provincia di Messina ad avere il privilegio dell’importante servizio energetico), il nuovo acquedotto (che ha garantito al paese, in una Sicilia assetata, l’erogazione costante dell’acqua 24 ore su 24) ed il nuovo impianto elettrico (abbiamo costruito cinque cabine e rifatto tutte le fatiscenti linee di distribuzione, facendo altresì aumentare la tensione da 160 watt a 220 watt e rendendo finalmente autonomo il Comune di Francavilla da quello di Castiglione). Oltre che per la lungimiranza e l’impegno di quelle Amministrazioni comunali, Francavilla si ritrova oggi ben strutturata anche per la generosa e concreta disponibilità dell’allora ministro socialista Nicola Capria: sarebbe il caso che l’Amministrazione in carica avviasse le procedure ufficiali per conferire la cittadinanza onoraria a quest’insigne personalità che ha contribuito, in modo determinante, alla soluzione dei tantissimi problemi che affliggevano il nostro Comune».

- Quando si parla di opere pubbliche realizzate dai Comuni, c’è sempre il sospetto che esse siano frutto di “fastidiosi” mutui, da restituire con gli interessi, e non di “comodi” finanziamenti a fondo perduto….
«Chi malignamente pensa ciò, sappia che si è fatto ricorso a qualche mutuo solo per un lotto delle fognature e per l’impianto elettrico. Per il resto abbiamo sempre avuto la capacità di attingere a finanziamenti a fondo perduto o dello Stato o della Regione. Allora c’era anche l’opportunità di rivolgersi alla Cassa per il Mezzogiorno, da non confondere, come fa qualcuno, con la Cassa Depositi e Prestiti che, invece, eroga a tutt’oggi mutui».

- La vita pubblica e politica riserva soddisfazioni, ma anche amarezze (sacrifici, rinunce alla vita privata, tradimenti, ecc.): cosa può dirci al riguardo della sua esperienza?
«Il lungo arco di tempo in cui si è concretizzato il lavoro da me svolto al servizio del paese con rigore, impegno e lealtà, mi ha dato l’opportunità di ricevere sovente soddisfazioni, consensi e qualche prestigioso riconoscimento, come il Premio “Arco di Traiano per il Turismo” a Roma ed il Premio “Tindari” a Portorosa (ME); tutto ciò a fronte di sacrifici e rinunce, che chi assolve ad un ruolo pubblico deve comunque mettere in conto. Per il resto, l’ingratitudine e lo smarrimento dei valori essenziali fanno parte di una frangia di società che non fa storia e che non merita né attenzione e né rispetto: anch’io mi sono imbattuto in finti amici e “cortigiani” i quali, dietro quel falso perbenismo che manifestavano in ogni circostanza, nascondevano in realtà un vergognoso opportunismo. Pur tuttavia, mi sono sempre sforzato di superare con equilibrio e serenità le amarezze arrecatemi dal “marciume” di cui sopra, continuando a rimanere vicino ai bisogni della gente; non a caso, sono confortato dal rispetto, dalla stima e dall’affettuosità di quelle che sono rimaste persone perbene. Le delusioni ed i tradimenti si rivelano, in ogni caso, illuminanti perché servono ad ognuno di noi per meglio conoscere le sfaccettature negative della società».


- Lei che ne è stato sicuramente il principale protagonista, può darci il piacere di ripercorrere, sia pur a volo d’uccello e secondo i suoi punti di vista, la storia politico-amministrativa francavillese degli ultimi decenni, anche per trasmettere qualche cognizione utile alle nuove generazioni che la sconoscono?
«Per quanto mi riguarda, sono stato eletto sindaco per la prima volta nel dicembre del 1967. Riconfermato nelle elezioni del 1970, ho gestito le sorti di Francavilla fino al 1977. Dopo le mie dimissioni determinate da una sopravvenuta crisi nella maggioranza, viene nominato sindaco l’insegnante Giuseppe La Maestra il quale dà prosecuzione al programma da me avviato, e con una Giunta minoritaria, ma appoggiata da noi socialisti, porta a compimento il suo mandato con ottimi consensi. Le successive elezioni del 1980 e del 1985 ridanno entrambe fiducia al Psi e, quindi, al sottoscritto. Saranno gli anni degli ambiziosi traguardi elencati prima (metano, nuovo acquedotto, ecc.), ma anche dell’acquisto di Palazzo Cagnone e del Cine-Teatro Laudani, del recupero della tradizionale Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, delle “Miniolimpiadi” e di un memorabile concerto della prestigiosa Banda della Guardia di Finanza. Saranno gli anni, insomma, nel corso dei quali Francavilla, da piccolo centro, indosserà le vesti di Comune “principe” della Valle dell’Alcantara, portato ad esempio in tutta la provincia di Messina. Grande, pertanto, è stata la delusione quando, con le elezioni del 1990, a questo impegno ed a questa virtuosa realtà viene fatta subire un’inaspettata battuta d’arresto: il Partito Comunista, senza valide motivazioni, ma travolto dalle lusinghe democristiane, interrompe la collaborazione con il tradizionale alleato storico, ossia il Psi, per favorire la formazione di una maggioranza tripartita Dc-Pci-Pri. Dopo tre anni di guida democristiana, con sindaco Enzo Canè, e dopo il moltiplicarsi di conflitti interni ai partiti che costituivano quella maggioranza, la gestione del Comune subisce due commissari regionali in un gioco le cui vittime saranno il paese ed i suoi abitanti. Conseguenza prevedibile sono state le elezioni anticipate che hanno salutato l’elezione a sindaco del giovane ingegnere Paolo Spatola. Anche tale gestione, purtroppo, è passata alla storia per il susseguirsi di comportamenti conflittuali all’interno della maggioranza e, soprattutto, per i pessimi rapporti intercorrenti tra il presidente del Consiglio ed il sindaco e tra il Consiglio e la Giunta. In questo clima oltremodo pesante si va alle elezioni del 1997. Dopo otto anni di assenza dalla guida dell’Amministrazione, su sollecitazione di tantissimi cittadini decido di ritornare in competizione elettorale come leader della lista civica “ Sveglia Francavilla”. Avrò la meglio sulle liste avversarie “Progetto 2001”, guidata dal medico Lino Monea, ed “Alleanza Nazionale”, che candidava a sindaco l’avvocato Peppino Scrofani. Quella mia nuova fase amministrativa sarà improntata al riordino dei conti del Comune, alla risoluzione dei problemi debitori ricevuti in eredità, alla complessa gestione della discarica di contrada Morfìa ed all’avvio di importanti ed innovative iniziative di sviluppo come il Patto Territoriale, il Progetto Leader “Gal Fiume Alcantara”, il Prusst, il Pit, il Prestito d’Onore, la Centrale Eolica ed il Campo da Golf. Le elezioni del 2002, purtroppo, interrompono la continuità della gestione e portano alla guida del paese il farmacista Salvatore Nuciforo, sostenuto da una coreografica maggioranza riconfermata alle elezioni dello scorso anno. Il resto è storia presente e, pertanto, eventuali considerazioni in merito vanno affidate al tempo che verrà, alle Amministrazioni che subentreranno e, soprattutto, ai cittadini che, mettendo a raffronto promesse e risultati, potranno formulare giudizi sereni ed obiettivi».

- Un po’ tutti i pubblici amministratori degli Anni 80 sono stati coinvolti nelle vicende giudiziarie collegate alla cosiddetta “Tangentopoli”; lei, invece, è uno dei pochissimi ad esserne uscito totalmente indenne: un qualcosa di cui andare fieri ….
«Ovvio che siamo fieri ed orgogliosi di poter sottolineare la nostra totale estraneità al fenomeno: malgrado il Comune di Francavilla ed il suo sindaco del tempo fossero vicini a certi ambienti “che contano”, non sono stati minimamente sfiorati da questa triste pagina di storia politica italiana perché si è sempre amministrato nella legalità e nella trasparenza massime. Chi ha sbagliato era giusto che rispondesse degli errori commessi».

- Negli anni 80 lei era, in provincia di Messina, un socialista “rampante”, al punto che l’allora ministro Nicola Capria lo volle a Roma nella sua segreteria particolare. Alla fine, però, il suo nome è rimasto sempre legato a Francavilla, anche perché, a volte per una manciata di voti, non è riuscito ad approdare nelle aule parlamentari palermitane o romane. Dalla carriera politica si aspettava di più?
«Essere stato chiamato da un Ministro della Repubblica a curare la sua segreteria politica è stato per me un grande onore, attribuitomi per l’implicito riconoscimento del positivo ed efficace ruolo di sindaco che svolgevo nel mio Comune. Per quanto riguarda il mio legame con Francavilla, credo di poter affermare di aver dedicato a questa comunità buona parte della mia vita; ed a tutt’oggi mi sento legato al paese col medesimo entusiasmo che animava i miei primi anni di gestione amministrativa: i successi di Francavilla sono stati i miei successi e, complessivamente, di tutti gli amministratori che mi hanno affiancato e sostenuto. Ma in politica, così come nella vita, un ruolo importante lo gioca l’avere dalla propria parte una serie di circostanze fortunate che, in effetti, mi sono mancate, ma che comunque non mi hanno mai impedito di uscire a testa alta dalle varie competizioni elettorali sovracomunali cui ho partecipato. Alle elezioni regionali del 1986 sono risultato il primo dei non eletti con 11.663 voti di preferenza. Grosso successo avevo già riscosso nel 1983 alle elezioni per la Camera dei Deputati, dove risultai secondo dei non eletti con quasi novemila voti (8.465). Un pizzico di fortuna in più, dunque, avrebbe potuto premiare degnamente, almeno sul piano personale, quel mio attaccamento al partito ed il disinteressato e massiccio impegno politico-amministrativo profuso in favore della mia comunità. Pazienza!... ».

- Il Psi craxiano ha ben poco a che vedere col Partito Socialista (o i partiti socialisti…) sulla scena politica italiana odierna. Lei è ancora socialista o in questi anni ha avuto dei ripensamenti in tal senso?
«La mia militanza politica non ha subìto alcun ripensamento. La scelta da me fatta nel 1967 mi ha portato ad essere stimato dirigente del Partito: sono stato eletto nel Consiglio Nazionale del Psi; per molti anni ho fatto parte dell’Esecutivo provinciale e dell’Esecutivo regionale, con delega nel delicato e difficile settore del tesseramento, proprio quando il clima nei rapporti tra le federazioni siciliane non era certo idilliaco; in rappresentanza del Psi ho fatto parte del Consiglio Nazionale e dell’Esecutivo Regionale dell’Anci, dell’Esecutivo regionale dell’Uncem, del Consiglio Nazionale dei Piccoli Comuni e dell’Esecutivo dell’Ente Provinciale del Turismo di Messina. I diversi ruoli che nella qualità di esponente socialista ho ricoperto mi hanno sempre appagato. A fronte di tutto ciò, con il mutare dello scenario politico e, soprattutto, con l’esplodere della diaspora socialista, nonostante le tante sollecitazioni ricevute da compagni e carissimi amici, non ho ritenuto di cambiare idee e posizioni, pur in presenza di allettanti opportunità. Sono comunque lieto nel constatare che oggi nel nuovo Governo Berlusconi vi sono molte personalità di estrazione socialista, come i ministri Frattini, Tremonti, Brunetta e Sacconi, il sottosegretario Stefania Craxi, il capogruppo al Senato Cicchitto e tanti altri. E le mie convinzioni sul socialismo hanno recentemente trovato riscontro anche nell’intento del nuovo sindaco di Roma, Alemanno, di intitolare una strada della Capitale a Bettino Craxi, sostenendo che tale eminente politico “non può ridursi all’intreccio politica-malaffare essendo il leader che ha fatto nascere in Italia una Sinistra moderna, riformista, decisamente lontana dal Comunismo”. Anche se lo scenario delle appartenenze ha subìto mutamenti profondi, le idee e la storia dei valori socialisti rimangono ben salde nelle istituzioni, come si evince dai ruoli governativi oggi rivestiti da persone di quella fede».

- In fondo, anche parecchi protagonisti dell’attuale scena politica francavillese sono stati “partoriti ed allevati” nel “suo” Psi degli Anni 80: pensiamo all’attuale sindaco Salvatore Nuciforo, all’ex primo cittadino Paolo Spatola ed all’ex assessore Ciccio Bruno, che recentemente ha accarezzato l’idea di candidarsi lui a sindaco. Non ha nulla da rimproverarsi per il fatto che questi personaggi, ad un certo punto, hanno deciso di “mettersi in proprio” fuoriuscendo dalla sua “ala protettiva” per spiccare, riuscendovi, il volo da soli ?
«Negli Anni 80 erano tanti e promettenti i giovani che militavano nel Psi. Ma con l’uscita di scena di questa forza politica e col mutare del vento, molti di loro hanno deciso di incamminarsi verso altri lidi. Pertanto, la classe dirigente attuale non credo si sia contrapposta al sottoscritto, che dopo il 1990, per ben otto anni, si è volutamente e saggiamente estraniato dal caotico e confuso scenario politico che andava delineandosi a Francavilla. E comunque, il trasformismo, a seconda degli specifici interessi o delle particolari convenienze, non fa più notizia perché ormai rientra nella norma. Anche se molto spesso crea diffidenza e confusione, soprattutto allorché i cosiddetti “cambi di casacca” abbassano il livello di credibilità delle istituzioni».

- Può formulare un giudizio complessivo sugli altri colleghi sindaci francavillesi degli ultimi anni, ossia Nuciforo, Spatola ed i compianti Canè e La Maestra?
«Ognuno, nell’assolvere al mandato elettivo, esprime un suo modo di essere e di operare. Personalmente, ho sempre nutrito il massimo rispetto verso chi, a qualunque titolo, mette a disposizione della collettività il proprio tempo libero ed il proprio impegno quotidiano. Tutti i colleghi sindaci da lei citati sono da apprezzare per essersi calati, con convinta disponibilità ed in circostanze non sempre agevoli, nei problemi del paese. Il giudizio complessivo sulle loro gestioni lo darà il tempo; il mio sarebbe un giudizio di parte, forse poco obiettivo. Posso in ogni caso affermare di avere avuto con molti di loro rapporti politicamente non convergenti ma sempre improntati al massimo rispetto ed a volte anche ad amicizia: la politica non ha mai alimentato in me sentimenti di contrapposizione fine a se stessa ed, anzi, non ho mai giustificato in alcun modo gli imbarbarimenti, le meschine rivalse personali e gli attacchi alla vita privata».

- Da tempo lei non fa mistero di essere alle prese con la stesura di una pubblicazione su Francavilla: quando pensa di dare alle stampe questo sicuramente prezioso documento?
«Fatti e personaggi che hanno reso Francavilla un centro di grande prestigio, costituiscono il corpo delle mie ricerche; spero di poter perfezionare ed ultimare in tempi brevi alcune parti del lavoro, che è già definito, per poi affidarlo alla stampa. L’obiettivo che principalmente mi prefiggo è quello di far conoscere ai nostri giovani concittadini il glorioso passato del nostro paese».

- E’ inevitabile, prima di congedarci, chiederle una valutazione dell’attuale situazione politico-amministrativa francavillese e, magari, qualche suggerimento per il sindaco Nuciforo…
«Non molto tempo è trascorso da quando sottolineavo che nella vita politica locale si avvertiva un “diffuso senso di malessere”, con rappresentanti politici protesi più alla cura della carriera personale che delle legittime istanze della comunità. Il Consiglio Comunale, ad esempio, continua ad essere il luogo dove, anziché rispondere alle esigenze occupazionali dei giovani, si confrontano fazioni politiche prive di contenuti e di programmi, ma solo bramose di rivendicare ulteriore potere. Al termine della mia ultima sindacatura (gennaio 1998-maggio 2002), dopo aver tanto lavorato per la difesa dell’immagine ed il recupero del prestigio del paese e dopo aver ridato ordine al caos cartaceo e gestionale ereditato dal passato, era mia legittima ambizione il poter completare il lavoro avviato; ed, invece, il risultato elettorale ha frustrato le nostre aspirazioni perché, in buona misura, è stato condizionato da “voltagabbana” ed “arrampicatori di circostanza” che hanno ben giocato le loro carte, ma a tutto discapito degli interessi del paese e dell’esigenza di dare continuità gestionale al Comune. Avevamo in cantiere la costituzione del Consorzio Golfistico, la Centrale Eolica, le strade intervallive Jonio-Tirreno, la ripresa della Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, il recupero della tratta ferroviaria dell’Alcantara ed altre iniziative che nulla, modestia a parte, hanno a che vedere con le attuali programmazioni fumose ed aleatorie, con le improvvisazioni quotidiane e con le manovre di palazzo che, gira e rigira, mostrano sempre la corda della loro inconcludenza. Comunque, come prima sostenevo, anche nel caso delle Amministrazioni guidate dal dott. Nuciforo sarà il tempo a giudicare e, soprattutto, gli amministratori che andranno ad ereditare questi dieci anni di vita del paese, ancora tutti da leggere nei contenuti e nei tanti risvolti oscuri che li hanno originati. Per intanto, al sindaco in carica posso solo consigliare di uscire dall’isolamento politico nel quale tende a rifugiarsi, di allontanarsi da certi “cortigiani”, di rispolverare ed affrontare con determinazione le questioni cui la mia ultima Amministrazione stava lavorando e, soprattutto, di guardare un po’ meno a quelle iniziative spiccatamente clientelari, sempre di dubbia ricaduta sui reali interessi del paese che amministra».

     RODOLFO AMODEO

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