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06 Giugno 2009
I primi quarant’anni di “Suolo e Salute”
A Giardini Naxos hanno sede gli uffici regionali del principale ente italiano di certificazione per l’agricoltura biologica. Il dirigente Valastro ed i suoi collaboratori hanno dato un forte impulso alla valorizzazione delle produzioni siciliane
Ha compiuto in questi giorni quarant’anni di vita “Suolo e Salute”, l’organismo nazionale di controllo e certificazione biologica, agroalimentare ed ambientale che in Sicilia ha il proprio distaccamento a Giardini Naxos negli uffici di Via Marsala (in procinto, però, di traslocare nella vicina frazione taorminese di Trappitello). Il giovane direttore regionale Pancrazio Valastro, reduce da una trasferta a Roma dove l’organizzazione ha solennemente celebrato il quarantennale, ci riceve nella sua stanza dopo averci presentato i colleghi di lavoro, ossia il dottore agronomo Vincenzo Russo, la dottoressa Maria Rosaria Di Gennaro, Epifania Mannino, Totuccio Giuffrè ed il dottor Antonio Di Luca, il quale fa parte dello staff dei diciotto agronomi ispettori aventi il compito di controllare presso le aziende siciliane i prodotti per i quali si richiede la certificazione.
“Suolo e Salute” è stato, infatti, il primo ente di certificazione per l’agricoltura biologica. Con quest’ultima locuzione s’intende un modello di sviluppo agricolo rispettoso delle leggi naturali, del suolo e dell’ambiente. Pertanto, i medici, gli agronomi e gli agricoltori che nel 1969 fondarono a Torino l’associazione erano, per quel tempo, degli autentici “rivoluzionari” che, come tali, intuirono prima degli altri gli effetti collaterali che avrebbe prodotto l’uso sconsiderato in agricoltura di prodotti chimici di sintesi; nessuno, allora, pareva curarsi delle conseguenze negative che un certo modo di coltivare i terreni, nell’intento di produrre profitto a tutti i costi, avrebbe procurato all’agroecosistema, alle falde acquifere ed alla salute dell’uomo. Oggi, esattamente quarant’anni dopo, la sfida che quei “coraggiosi” pionieri ebbero ad intestarsi è stata vinta su tutti i fronti: l’Italia, infatti, detiene il primato europeo per superfici convertite al biologico (complessivamente oltre un milione di ettari) e per numero di agricoltori che hanno “sposato” tale sistema (oltre cinquantamila); e risulta essere al primo posto nel mondo quanto a generi e varietà di prodotti bio messi in commercio (ortofrutta, pasta, olio, bevande, ecc.). E dopo tutti questi primati, è doveroso citare anche quello meritatamente conseguito dalla stessa “Suolo e Salute”, che è l’ente di certificazione biologica con maggiore anzianità tra tutti i tredici operanti in Italia.
In Sicilia, tramite la sezione di Giardini Naxos e dietro autorizzazione ministeriale, “Suolo e Salute” controlla circa 1.300 aziende che immettono, tra l’altro, sui mercati prodotti fregiantisi delle etichette “Dop” ed “Igp”, ossia i marchi di qualità rilasciati dall’Unione Europea su proposta del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali a seguito di un’apposita istruttoria preliminare finalizzata a verificare la reale tipicità di un alimento in considerazione del luogo in cui esso viene prodotto.
«Al riguardo – tiene a sottolineare il dottore agronomo taorminese Pancrazio Valastro, da oltre un decennio direttore regionale di “Suolo e Salute” – i nostri “fiori all’occhiello” sono l’Olio extravergine di oliva Dop Valdemone (Messina), il Limone Interdonato (prodotto nelle campagne della fascia jonica messinese), la Carota Novella di Ispica, il Ficodindia Dop dell’Etna e la Ciliegia dell’Etna. Ma in Sicilia, ed in particolare dalle nostre parti, vi sono anche altre produzioni di pregio sui quali con la nostra organizzazione stiamo lavorando al fine di conseguire gli ambiti marchi di qualità: mi riferisco soprattutto alla Pesca di Mojo, al formaggio Maiorchino di Novara ed al Salame dei Nebrodi. La “missione” che siamo chiamati a compiere è molto stimolante e ci ha già dato grandi soddisfazioni: nella nostra Sicilia e nella Valle dell’Alcantara in particolare, l’agricoltura dovrebbe costituire la principale fonte di benessere e noi di “Suolo e Salute” diamo un contributo affinché tale attività possa esprimere al massimo le proprie potenzialità. Ovviamente, occorrono la sensibilità e la disponibilità dei nostri interlocutori diretti, ossia gli agricoltori. Viceversa, abbiamo anche il dovere di far… sbollire i facili entusiasmi di certi politici ed amministratori locali i quali, magari solo nell’“innocente” intento di allestire qualche sagra paesana, non dormono la notte per “inventarsi” dei prodotti tipici che, in realtà, tipici non sono e, soprattutto, non riescono a soddisfare quantitativamente la domanda del mercato perché molto al di sotto della cosiddetta “nicchia”».
Nulla da eccepire, invece, riguardo al pregevole olio dell’Alcantara, come si evince anche dal recente riconoscimento conquistato ad un prestigioso concorso nazionale da quello Dop prodotto dall’azienda “Eredi Vaccaro” e del quale ci siamo già occupati in questo web-site. A seguire il comparto per conto di “Suolo e Salute” è, in particolare, l’agronomo Antonio Di Luca il quale nella sua “agenda” ha anche altre promettenti realtà olivicole, come le aziende francavillesi “Zullo Salvatore”, “Vaccaro Ing. Laura”, “Interpoderale Lorena”, “Aleffe di Romano Mancini”, “Oleificio Morabito” e “Camardi”, mentre a Trappitello (Taormina) la “Alliata Vittoria” e la “Mito di Pancrazio D’Agostino”.
«Abbiamo accolto molto favorevolmente – commenta il dottor Di Luca – la notizia secondo cui il Comune di Francavilla starebbe avviando tutte le opportune procedure per fregiarsi della denominazione di “Città dell’Olio”: è un riconoscimento meritatissimo che schiuderà nuove importanti prospettive di sviluppo per tutte le imprese agricole valligiane operanti in questo settore rivelatosi vincente».
Prima di lasciare gli uffici giardinesi di “Suolo e Salute”, chiediamo a dirigenti ed impiegati di lanciare ai lettori una sorta di “appello pro-agricoltura biologica”.
«L`utilizzo massiccio di concimi sintetici e fitofarmaci - ci viene risposto - procura conseguenze molto gravi sia all`ambiente che alla salute dell`uomo. Questo perché il terreno non è un substrato inerte che serve solo ad ospitare il vegetale, ma un vero e proprio “essere vivente” che necessita di certe cure. Alla fine, i vantaggi derivanti dalla pratica dell’agricoltura biologica saranno anche di natura economica: perché un terreno rimanga fertile nel tempo, ad esempio, occorre che contenga certi microrganismi, e questi microrganismi si riproducono dalle sostanze organiche e non certo dai concimi di natura sintetica; in una prospettiva globale, inoltre, l’iperproduzione agricola determinata dai sistemi di coltura convenzionali comporta una saturazione dei mercati ed un conseguente abbassamento dei prezzi dei vari prodotti dando vita ad una spirale perversa che finisce inevitabilmente col ritorcersi sia contro il produttore, dal punto di vista economico, e sia contro il consumatore, dal punto di vista della salubrità. Alla lunga, dunque, ciò che paga non è la quantità bensì la qualità, ossia l’obiettivo che si prefigge l’agricoltura biologica».
www.suoloesalute.it
RODOLFO AMODEO
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