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30 Maggio 2009

La triste storia dei “villaggi fantasma” di Francavilla di Sicilia

Un “curioso” spunto offerto da Internet per rispolverare la fallimentare vicenda legata alla riforma agraria: un miliardo di vecchie lire degli Anni Cinquanta andato letteralmente in fumo

     Da un po’ di tempo a questa parte, il Comune di Francavilla di Sicilia sembra essere assurto ad “ombelico del mondo”: tutto, infatti, riconduce ad esso… Si è cominciato con l’apprendere che francavillese è la mamma della celeberrima Elisabetta Gregoraci in Briatore; e, passando dal… profano al sacro, qualche settimana fa persino le massime icone della Cristianità, ossia Gesù e la Vergine Maria, avrebbero fissato dimora nel centro dell’Alcantara apparendo alle pareti e sullo specchio di un’abitazione di Via Gorizia; infine, lasciando il sacro e ritornando al… profano, proprio qualche giorno addietro abbiamo appreso di un altro, sia pur indiretto, legame “vip”: quello, “nientepopodimenoche”, con… Silvio Berlusconi!

     Com’è risaputo, il Cavaliere ha fatto recentemente un “blitz” notturno a Taormina, dove ha anche disinvoltamente passeggiato sul corso insieme ai figli Marina e Piersilvio, senza risparmiarsi in sorrisi e battute. Da premettere che il premier era rientrato appena qualche ora prima dalla Russia e, quindi, la sua presenza nella cittadina siciliana sarà stata dovuta a qualcosa di importante ed impellente perché, altrimenti, dopo una giornata di impegni internazionali è logico ritenere che sarebbe andato a posare le “stanche membra” nel suo alloggio romano di Palazzo Grazioli. Si è, quindi, ipotizzato che all’origine di quell’estemporanea notte taorminese ci fosse una trattativa per acquistare qualche albergo di lusso (pare che il politico-imprenditore abbia messo gli occhi sull’esclusivissimo “Hotel Timeo” del Gruppo Franza), anche perché ad accompagnare Berlusconi c’era il suo avvocato personale Nicolò Ghedini.

     Di affari, in ogni caso, si trattava: si è, infatti, appurato che il Cavaliere di Arcore era nella Città del Centauro per avere lumi su Villa Mufarbi, una sontuosa “hacienda” in stile sudamericano che si estende su ben 2.500 metri quadri abitabili, già perfettamente restaurati ed attorniati da lussureggianti giardini da cui è possibile godere di un panorama mozzafiato. In quella “leggendaria” notte, dunque, il leader del Pdl era andato ad incontrarsi con l’attuale proprietario di quella residenza “da sogno”, ossia l’impenditore messinese Francesco Arcovito, per concordare il prezzo d’acquisto (intorno ad una decina di milioni di euro).

     Ma che “c’azzecca” tutto questo con Francavilla? Semplice: digitando il cognome “Arcovito” sui motori di ricerca di Internet si viene automaticamente collegati alla pagina dell’enciclopedia online “Wikipedia” dedicata ai cosiddetti “villaggi fantasma” realizzati nel 1950 nel Comune alcantariano a seguito della riforma agraria. A costruire tali insediamenti da destinare ai contadini fu proprio l’impresa Arcovito di Messina, allora guidata dal nonno e dal padre dell’attuale “interlocutore” di Berlusconi.

     La fallimentare storia di quei sette villaggi, costati alla Regione Siciliana un miliardo di vecchie lire (al tempo una cifra ingentissima), è a tutti nota: i centosessantaquattro assegnatari “snobbarono” quella “regalìa” perché avrebbero dovuto risiedere in alloggi angusti, surriscaldati d’estate e freddi in inverno, ed in più senza né acqua e né luce (l’azienda elettrica di allora non intendeva occuparsi di elettrificazione rurale); inoltre, per provvedere ai necessari approvvigionamenti di cibo bisognava recarsi nel centro abitato di Francavilla, che rimaneva alquanto distante. Risultato: quegli insediamenti rimasero completamente disabitati. Di tanto in tanto, tuttavia, ci si ricorda di essi ipotizzando una loro conversione a fini turistico-ricettivi, possibilmente con l’intervento di qualche danaroso imprenditore privato.

     Adesso, con Silvio Berlusconi probabile “cittadino” di Taormina, si spera che iniziative come l’agognata riapertura del Casinò e la realizzazione del porto turistico possano avere concreta attuazione; nell’entroterra taorminese ci si augura, invece, che il Cavaliere possa prendere a cuore le sorti di quei villaggi dimenticati.

     Caro Arcovito: parlagli tu di quell’opera costruita dai tuoi avi! E tu, caro Presidente, prova a farti, come noi, una “navigata” sul web per incuriosirti alla faccenda e, magari, fiutarci qualche affare, foss’anche la trasformazione di quei vecchi alloggi in… case di riposo per “veline” in pensione!

     www.fuoricronaca.it/?p=4

     RODOLFO AMODEO

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