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20 Agosto 2007
Addio a Giuseppe Crisafulli
A soli 37 anni, il giovane e brillante musicista di Graniti decide di suicidarsi. Colpa dell’ingrata e mortificante vita di provincia?...
Con un gesto insensato, l`“Amico” di Graniti Giuseppe Crisafulli ha deciso di porre fine alla sua sofferta esistenza terrena, lasciando attoniti, sconvolti ed addolorati i familiari e le tante persone che abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare la sua profonda umanità, il suo spirito goliardico e la sua perizia nell`arte delle sette note.
Aveva solo 37 anni. Li aveva vissuti nella sua Graniti, che gli diede anche l`alto onore, sino ad un paio d`anni fa, di guidare da presidente il rinomato corpo bandistico locale "G. Verdi".
Per il resto… null`altro. Eppure Giuseppe meritava di più e, di questo, ne era probabilmente consapevole, specie al cospetto dei tanti "mediocri di successo" che affollano la nostra generazione ed, in particolare, le comunità in cui noi della Valle dell`Alcantara ci troviamo a vivere, dove la politica tende a premiare chi ben si integra in certi "contesti" ed a penalizzare, viceversa, chi, come Giuseppe, ha sempre anteposto il suo spirito libero e la sua onestà intellettuale ad ogni compromesso che gli si proponeva.
A Giuseppe Crisafulli mi legavano tanti ricordi. Fu lui che mi fece conoscere Giovanni Concolino D`Amore, il giovane tenore granitese suo amico d`infanzia che, ritiratosi da Parma al paese natio, cercava "disperatamente" un giornalista che gli aprisse le strade della popolarità in terra di Sicilia. E proprio tramite Concolino D`Amore l`amicizia tra il sottoscritto e Giuseppe si rinsaldò ulteriormente attraverso i vari concerti, recital e programmi televisivi che lo aiutavamo a mettere su, io da addetto-stampa e lui da "manager" e consulente musicale.
Ma Giuseppe fu "consulente" pure per il sottoscritto allorquando, nell`ambito del mio impegno col quotidiano "Il Corriere del Mezzogiorno", mi toccava scrivere giornalmente notizie di cronaca e di politica anche da Graniti: lui mi dava le imbeccate giuste; mi svelava certi retroscena della politica locale che io, venendo da un altro Comune, non potevo conoscere; e mi rendeva edotto su personaggi singolari, fatti curiosi ed iniziative artistico-culturali allestite nel ridente paesino alcantariano.
La chiusura, dopo quattro anni, della gloriosa testata messinese fece allentare i miei rapporti con Graniti, dove a tutt`oggi, lavorando per dei settimanali, non ho più l`esigenza di seguire in maniera "cronachistica" tutte le sedute di Consiglio Comunale né ogni evento che lì si svolge (non ne avrei nemmeno lo spazio in quanto devo curare una decina di altri Comuni del comprensorio).
E nel frattempo, oltre al mitico "Corriere", si defilava dalle nostre vite anche Giovanni Concolino D`Amore, che decideva di trasferirsi in Portogallo al seguito della moglie Amelia ed in cerca di miglior fortuna professionale
Ciò nonostante, l`affetto tra me e Giuseppe rimaneva immutato: quella decina di volte all`anno che c`incontravamo ci "festeggiavamo" a vicenda: passavamo in rassegna ricordi del passato ed amici e conoscenti comuni, spesso abbandonandoci a momenti di innocente "gossip" su questo o quel politico e sui vari personaggi in vista della vallata.
E spesso ci ritrovavamo a cena al ristorante "Flora" di Pippo D`Amore, alle porte della lussureggiante pineta granitese, dove Giuseppe, nella sua immensa generosità, m`impediva sempre e sistematicamente di mettere mano al portafogli.
Il cameratesco rapporto tra noi instauratosi mi indusse addirittura a rivolgermi a lui per risolvere un problema che rischiava di mandare all`aria la mia relazione affettiva con una ragazza: Giuseppe fu allora veramente "eroico" in quanto con un suo personale intervento testimoniò la mia "verità", rendendo assolutamente credibile quella "scusa" che non era affatto andata giù alla mia compagna di allora.
Arrivai, così, a considerare Giuseppe uno di famiglia, anche perché si compiaceva spesso di essere molto simile al mio compianto papà, che lui ebbe modo di conoscere negli ultimi anni di vita. «Il professore Pippo Amodeo - mi sottolineava di frequente - era una persona veramente in gamba perché, come me, era un grande melomane ed appassionato di musica in genere ed, inoltre, dava al comune amico Concolino D`Amore lo stesso buon consiglio che gli davo io, ossia di non ostinarsi a cercare il successo artistico in un paese come Graniti. Dunque devi essere orgoglioso di tuo padre, perché era un grande uomo colto e saggio e che sapeva il fatto suo». Per Giuseppe, dunque, mio padre costituiva un "mito" da idealizzare e, guarda caso, i due potevano vantare percorsi paralleli originati dalla comune passione per l`arte delle sette note: papà era stato presidente del corpo bandistico "V. Bellini" di Francavilla e Giuseppe suo omologo del corpo bandistico "G. Verdi" di Graniti.
Ma sono due, in particolare, i ricordi su Giuseppe Crisafulli che non riuscirò mai a rimuovere dalla mia memoria.
Quel lunedì mattina di settembre di due anni fa quando, appena uscito da casa, mi giunsero alle orecchie gli entusiastici commenti di tanti miei concittadini sull`assolo di basso tuba in cui un giovane musicante di Graniti - Giuseppe Crisafulli: sì, proprio lui! - si era prodotto la sera prima nel corso del concerto bandistico svoltosi in occasione della tradizionale festa in onore della Madonna Addolorata. E dopo alcuni minuti arrivò lui, probabilmente per godersi personalmente, ma con grande umiltà, la "raccolta degli allori" che gli tributavano i notoriamente esigenti musicofili francavillesi.
Un sabato sera di maggio dell`anno successivo, inoltre, mi trovavo a transitare da Graniti piuttosto di fretta (qualche ora dopo mi aspettava una festa di compleanno) per intervistare "al volo" il sindacalista Peppino Russo. Una volta abbandonata l`abitazione di quest`ultimo mi diressi alla macchina per far velocemente ritorno a Francavilla, ma mi venne affettuosamente incontro Giuseppe con il quale non potevo assolutamente esimermi dal consumare qualcosa al bar. Ad un tratto, approfittando della fugace discussione che avevo intrapreso con un altro conoscente di Graniti, scomparve per poi riapparire un paio di minuti dopo: aveva con sé un mazzo di variopinte e profumatissime rose che aveva acquistato in una vicina rivendita. «Questo - mi disse - lo devi portare a quella gran signora che è tua mamma perché domani è la sua festa (la Festa della Mamma, ndr) ed una donna come lei merita tutti gli onori». Rimasi letteralmente senza parole perché, ancora una volta, quell`amico, quel "vero" amico, aveva superato se stesso nell`espressione di un sentimento realmente disinteressato.
Di fronte alla drammatica dipartita di Giuseppe Crisafulli ho provato un profondo e frustrante senso di impotenza e, quasi, di colpa: chissà se anch`io non potevo contribuire ad evitare tale tragedia stando maggiormente vicino a quel mio vero amico anziché andare continuamente appresso a poco appaganti impegni lavorativi e perder serate e soldi con effimere donne da conquistare o con pseudo amici che, a differenza di Giuseppe, ti chiedono solo senza nulla dare.
Ma perché Giuseppe ha deciso di porre fine alla sua esistenza? Cercare conforto in fattori esterni (quale l`alcol) è solo un effetto, ma non certo la causa di un malessere: ti può far morire "naturalmente" con malattie che, a lungo andare, finiscono col devastare gli organi vitali; ma Giuseppe è morto gettandosi da un balcone, arrendendosi dunque ad una vita che non era mai stata generosa con lui e che continuava a non soddisfarlo.
A quanto ho avuto modo di capire frequentandolo, Giuseppe avrebbe voluto realizzarsi professionalmente come musicista. E ne aveva tutti i titoli e, quel che più conta, le capacità: basti pensare alle "standing ovation" che seguivano ai suoi assoli di basso tuba ogni qualvolta si esibiva con le varie bande musicali nelle piazze dei nostri paesi. Ma tanti personaggi, tra cui acclamati politici che preferiscono continuare a coltivare i propri stantii e clientelari orticelli anziché incrementarli con soggetti effettivamente validi e meritevoli, lo turlupinarono promettendogli occupazioni che non sono mai arrivate.
Proprio qualche mese prima che la tragedia si consumasse, un suo fraterno amico (non politico) gli aveva procurato un lavoro stagionale come esattore dei parcheggi di Giardini Naxos; tutti eravamo contenti nel saperlo e vederlo impegnato in una, sia pur modesta e comunque dignitosa, attività lavorativa; ma, forse, Giuseppe capì allora che avrebbe dovuto ridimensionare i suoi legittimi "sogni di gloria" per adattarsi ad una vita molto meno esaltante rispetto a quella cui aspirava ed a cui avrebbe avuto diritto e che, evidentemente, non ci stava ad accettare. Da qui l`acuirsi di quel malessere esistenziale di cui era preda da un paio d`anni a questa parte.
Tutto ciò, chiaramente, non giustifica affatto il gesto estremo di Giuseppe in quanto il "viaggio" terreno, nonostante le sue asperità, va portato a compimento sino in fondo, non foss`altro che per avere il sottile piacere di dire: «Vediamo il mio destino dove vuole arrivare…».
Tuttavia, al cospetto di tali dolorosi eventi, sorge spontaneo chiedersi chi e cosa fa improvvisamente "inciampare" una persona cosiddetta "normale"; chi ha messo lungo il suo cammino una "trave" o una "buccia di banana"; e chi avrebbe avuto il dovere di rimuovere tali ostacoli o fattori di rischio.
Giuseppe era un tutt`uno con la nobile arte della musica, e ad essa avrebbe voluto improntare la sua vita (a proposito: non ho mai capito perché, diversi anni addietro, dovette abbandonare la presidenza della banda di Graniti nonostante i proficui risultati della sua gestione…). E non c`è nulla di peggio di un artista che soffre perché non riesce ad esprimersi e realizzarsi: la sua spiccata sensibilità lo porta ad esasperare ogni malessere fino alle estreme conseguenze!
Sicuramente, se ci fossero istituzioni più sensibili alle istanze culturali e "spirituali", certe situazioni potrebbero essere meglio controllate se non evitate. Oggi, invece, si preferisce investire nel tanto sbandierato "sviluppo economico e territoriale" assoldando all`uopo progettisti, tecnocrati, esperti in "business plan", consulenti di marketing e "faccendieri" vari e lasciando, per converso, al palo chi ha deciso di maturare una professionalità nei comparti umanistici ed artistici, peraltro funzionali anche allo sviluppo materiale (il turista non vuole andare solo per monumenti, parchi naturali e ristoranti, ma gradisce anche assistere a concerti e rappresentazioni teatrali, e se un territorio riesce ad offrire anche tali attrattive ne beneficeranno pure i vari albergatori e ristoratori che lì operano). Per le feste (Ferragosto, Natale, Pasqua, ecc.) ci si mette, comunque, la… coscienza a posto erogando alcune centinaia di euro a gruppi musicali e compagnie teatrali (molti dei quali, come al solito, imposti dal "potente" di turno…) chiamati a riempire i vari cartelloni di spettacolo. Ma non è così che si aiutano i veri artisti: si creino, piuttosto, strutture serie di lavoro (enti teatro, scuole musicali, direzioni artistiche, ecc.) in grado di costituire fonti di realizzazione professionale anche per chi, pur avendone le qualità, non riesce ad approdare sui palcoscenici che contano e rimane, dunque, "parcheggiato" nel proprio paesello di provincia rischiando di deprimersi. E` il solito problema, insomma, della cosiddetta "disoccupazione intellettuale", che investe spesso, purtroppo, anche noi operatori dell`ìnformazione.
Non resta - ahimé - che concludere con la solita retorica e ripetitiva considerazione: Giuseppe Crisafulli è l`ennesima vittima della società... Ma - parliamoci chiaro - la società non è altro che un insieme di singole persone...
Grazie, Giuseppe, per tutto l`affetto che hai riversato sul sottoscritto e su tutte le persone che abbiamo avuto modo di entrare in contatto con te e che, purtroppo, non siamo state capaci di ricambiarti!
Spero che anche stavolta, da Lassù, mi chiamerai, magari in sogno, per complimentarti con me per questo dolorosissimo articolo che non avrei mai voluto scrivere.
RODOLFO AMODEO
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