Dettaglio notizie
<- Record precedente Record successivo ->
15 Dicembre 2007
Giusi D’Urso ed il “pianeta donna”
Brillante esordio letterario, con il romanzo introspettivo “Il bene tolto”, per la biologa originaria di Francavilla di Sicilia, oggi residente a Pisa. Un intenso viaggio “a lieto fine” nel travagliato universo femminile
Scorre sangue alcantariano nelle vene di una brillante promessa del panorama letterario femminile. Giusi D’Urso, autrice del pregevole romanzo “Il bene tolto” (per i tipi della “Edizioni Progetto Cultura - Collana “Le Scommesse”), ha vissuto a Francavilla di Sicilia sino a poco prima della maggiore età per poi trasferirsi con la famiglia a Pisa, dove ha conseguito la laurea in Scienze Biologiche e dove oggi esercita con successo la professione di biologa sia nel suo studio privato che presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia del locale ateneo.
Nel centro dell’Alcantara, dove ha trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, tanti la ricordano come “Pina” («un diminutivo prettamente meridionale - spiega la scrittrice - che, essendo andata a vivere al Nord, si è inesorabilmente tramutato in Giusi…»), una ragazzina dal fisico esile, ma piena di vitalità, intelligenza e dedita allo studio; e tanti hanno avuto il piacere di intrattenere rapporti umani e professionali con il compianto papà Paolo D`Urso, provetto ingegnere, e con la mamma Albertina Ruvolo, dinamica insegnante alle scuole medie oggi in pensione.
Da qualche mese la dottoressa D’Urso ha coronato il suo “sogno”: quello di dare alle stampe il suo scritto d’esordio che, tra l’altro, si avvale della prestigiosa prefazione di Luciana Castellina, nota giornalista e scrittrice di fama nazionale da sempre impegnata in politica.
La vicenda narrativa su cui la novella scrittrice di origini siciliane ha imbastito la sua opera prima si snoda nell’arco di un pomeriggio e di una notte durante i quali una donna ripercorre a ritroso le varie tappe della sua sofferta esistenza per ritrovare, come recita il titolo del volume, il suo “bene tolto”, ossia la parte preziosa che ognuno di noi conserva in sé e che ci consente di sopravvivere: in una parola, la nostra identità. Sullo sfondo tutta una serie di piccole e grandi violenze (tra cui la traumatica esperienza dello stupro) che hanno segnato il vissuto della protagonista, nonché figure maschili “di sottofondo” in quanto uomini-fantasma che si dileguano di fronte alle scelte importanti. Tale intenso viaggio interiore sul filo dei ricordi termina con una rinascita, simboleggiata dall’apertura di una finestra che l’autrice ha voluto anche come immagine di copertina.
Si è in presenza, dunque, di un lavoro spiccatamente introspettivo in grado di parlare all’universo femminile nella sua quasi totalità; non a caso, la D’Urso ha deliberatamente evitato di dare un nome alla protagonista proprio perché quest’ultima potrebbe essere una qualunque donna di una qualsiasi città. In verità, parecchi sono i riferimenti a luoghi e figure della gioventù francavillese dell’autrice; ma la stessa ci tiene a precisare che trattasi solo ed esclusivamente di “appigli” per la narrazione e nulla più.
«Non vorrei - sottolinea al riguardo Giusi D’Urso - che a Francavilla e dintorni il mio libro venisse letto solo per la curiosità di individuare i posti o le persone che potrebbero somigliare a quelli che ho descritto: si tratta solo di pretesti narrativi che ogni autore quasi inconsciamente adotta attingendo ai suoi ricordi ed ai personaggi che hanno popolato il suo passato. Lungi da me, dunque, qualsivoglia intento nostalgico-celebrativo, quanto piuttosto attirare l’attenzione del lettore sulle differenze tra uomo e donna e sulle piccole e grandi violenze ed indifferenze quotidiane subite da quest’ultima. E, nonostante abbia esaltato la grande capacità di riscatto della donna, non vorrei nemmeno essere tacciata di “femminismo”: l’“antieroina” (così mi piace definirla) protagonista del mio romanzo non addossa colpe agli uomini, ma considera anzi l’indiscutibile diversità tra i due sessi un valore da preservare e la cui consapevolezza fa anch’essa riacquistare quello che ho chiamato il bene tolto».
Ed a proposito di uomini, l’autrice, che abbiamo raggiunto telefonicamente mentre rincasava con le sue due vivacissime bambine, ha un particolare ringraziamento da rivolgere. «Per “Il bene tolto” - dichiara la D’Urso - sono grata a tanta gente che ha creduto in me, con in testa l’editore; ma la prima persona in assoluto che vorrei ringraziare è mio marito, che mi è sempre stato accanto in questa bellissima esperienza e non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio, sia pratico che morale».
L’esaltante avventura letteraria dell’ex “ragazzina di Francavilla” ha avuto inizio oltre due anni fa quando l’autrice, incoraggiata dal marito, si decise a tirare fuori dal suo cassetto quanto da lei scritto per sottoporlo al vaglio di varie case editrici.
«Avevo quasi dimenticato di aver spedito quei plichi - ricorda divertita l’esordiente scrittrice -, quando alcune settimane dopo quasi tutti gli editori cui li avevo indirizzati mi contattarono dicendosi parecchio interessati a produrre la pubblicazione. A quel punto ho scelto la proposta per me più conveniente e quando, nell’ottobre scorso, ho avuto tra le mani la prima copia del mio libro, ho provato un’emozione indicibile, quasi come se mi fossi trasformata in un’altra persona. Dicevo tra me e me: ma non è possibile che quest’autrice Giusi D’Urso sia io!… Mi sembrava, insomma, di sognare perché il mio viscerale amore per la scrittura si era, come per incanto, materializzato in cento pagine ben stampate ed avvolte da un’elegante copertina».
Lo stimolante romanzo d’esordio di Giusi D’Urso è già stato ufficialmente presentato e positivamente accolto dalla critica specializzata nell’ambito di prestigiose rassegne nazionali dell’editoria, come il “Pisa Book Festival” e la “Fiera del Libro” di Roma. “Il bene tolto” è, inoltre, distribuito su tutto il territorio italiano nelle principali librerie molte delle quali, ad appena un mese dall’uscita, ne hanno già esaurito le prime forniture.
Un’ulteriore conferma, dunque, della “marcia in più” della donna nella letteratura contemporanea. Come ha acutamente scritto la Castellina nella sua autorevole prefazione al libro della D’Urso, «…oggi le donne scrivono più degli uomini perché sanno guardare dentro se stesse ed interrogare il cuore ed i sensi senza pudori e mistificazioni; il privato non fa loro paura e sanno che senza un’indagine su questo terreno non c’è cronaca e neppure storia…».
ilbenetolto.splinder.com
RODOLFO AMODEO
Immagini allegate
Commenti
Commenti presenti: 0