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20 Ottobre 2007

Quando lo spettacolo è… Avanzato

Il poliedrico artista di Giardini Naxos, che vanta partecipazioni a programmi Rai e collaborazioni con celebri personaggi dello star-system, ripercorre la sua variegata carriera tra teatro, musica, televisione ed organizzazione di eventi

     I cittadini ed i vacanzieri di Giardini Naxos hanno avuto il piacere, nell’estate appena trascorsa, di imbattersi in un interessante personaggio originario (per parte di madre) della prima colonia greca di Sicilia, ma ormai “cittadino del mondo”. Nel quartiere Recanati, infatti, l’eclettico Andrea Avanzato (attore, conduttore radiofonico, organizzatore di eventi, direttore di alberghi, villaggi turistici e navi da crociera) ha gestito con successo un elegante ritrovo i cui proprietari (i “mitici” Anthony e Salvo) hanno ben pensato di affidarlo alla sua prorompente, ma garbata, forza comunicativa. Ma, a stagione turistica ormai conclusa, Andrea sta per fare nuovamente le valigie: lo attendono i suoi molteplici impegni in giro per il pianeta ed, in particolare, il lavoro di direttore artistico sulle navi da crociera che gli consente di coniugare il suo spirito girovago con l’attrazione per il palcoscenico.

     «Mi sono imposto di “staccare la spina” un paio di mesi - rivela - per venire a Giardini Naxos e veder crescere il mio nipotino Matteo: è un bambino stupendo di un anno e mezzo d’età, figlio di mia sorella Pierangela».

- Si può dire che mancavi dalla Sicilia da quando ti trasferisti a Torino per laurearti in Scienze Motorie. Come hai trovato Giardini Naxos dopo tutto questo tempo?
«Purtroppo l’ho trovata peggiorata. Pensate: si ha la fortuna di vivere in una terra bellissima, quale è in generale la Sicilia, ma chi la abita non fa nulla per valorizzarla, sfruttarne il fascino e renderla più accogliente! A Giardini, in particolare, l’offerta turistica è estremamente povera, soprattutto perché c’è carenza di locali dove trascorrere una serata piacevole: ai tanti turisti che sono passati dal mio locale quest’estate, non sapevo cosa rispondere quando mi chiedevano dove potersi andare a divertire e rilassare in serenità, magari ascoltando della buona musica».

- Alla luce della tua consolidata esperienza nel mondo dello spettacolo, pensi, prima o poi, di dare un personale contributo “artistico” alla tua terra d’origine?
«Certamente. In queste settimane, con la preziosa collaborazione degli amici Lidia Rao, Massimo D’Agostino e Michele Cristofolo, ho gettato concretamente le basi per un Festival Jazz da tenersi al Palazzo dei Duchi di S. Stefano di Taormina nel prossimo mese di giugno. Sarà un grosso evento, per la riuscita del quale sto mobilitando le mie amicizie migliori a livello nazionale ed internazionale».

- A proposito: spesso quando rispondi al cellulare ti si sentono pronunciare nomi “altisonanti”…
«Devo dire che mi onorano della loro amicizia personaggi quali Tullio De Piscopo, Vinicio Capossela, Nicola Arigliano, Freak Anthony degli “Skiantos”, lo “storico” bassista di Mina Massimo Morriconi, il virtuoso del sax Michael Rosen, i vincitori dei prestigiosi “Award” americani per la musica Mike Melillo e Donovan Mixon e tanti altri con cui ho condiviso la scena, sia come presentatore che come direttore artistico di manifestazioni; una di queste cui sono molto legato è il “Settembre Squinzanese”, in Puglia».

- Hai citato degli insigni musicisti e tu stesso sei un profondo conoscitore (quasi da esperto critico musicale) dell’universo pop-rock contemporaneo e della storia dei suoi protagonisti. Hai creato anche tu qualcosa nell’ambito delle sette note?
«Ho composto alcuni brani di genere rap, arrangiati da Donovan Mixon, tra i quali mi piace citare “E’ crollata la torre”. E’ una canzone di protesta, allusiva alla Torre di Babele, ispiratami dalla lettura di un articolo di un noto giornalista italiano su Tangentopoli. Il testo è abbastanza “forte” ed anche un po’ autobiografico perché contiene riferimenti alle difficoltà dell’artista. Ne accenno un passaggio: “Non è la fine del mondo a farmi paura / ma un po’ forse la vita che è sempre più dura / Ce la mettono tutta per farci cadere / e per dissetare il loro potere / Ma è crollata la torre di chi ha costruito / con quelle mani bastarde solo un falso mito”. Desidero precisare, comunque, che vengo dal teatro e che, pertanto, le canzoni che ho scritto o interpretato non erano mai “autonome”, ma funzionali ai copioni da portare in scena, come il gettonatissimo “Se tutti i Chaplin del mondo”, che con la mia compagnia abbiamo replicato più di cento volte in Italia ed all’estero».

- Oltre alle tavole di palcoscenico hai calcato anche gli studi televisivi della Rai: tanti tuoi concittadini qui a Giardini Naxos ti hanno riconosciuto quando andavi in onda nel popolare programma di Raitre “Parlato semplice”, un talk-show con ospiti di grido dove ti sono state affidate delle esilaranti improvvisazioni comiche sui temi delle varie puntate. Ma hai avuto delle parti anche nella serie “I grandi processi” di Raiuno, condotta da Sandro Curzi…
«Diciamo che col mio gruppo teatrale torinese abbiamo innestato nella televisione nazionale l’esperienza del teatro d’avanguardia, devo dire con ottimi risultati sia di gradimento popolare che di critica. Il nostro era un cabaret raffinato ed imperniato sulla tecnica dell’improvvisazione: a “Parlato semplice”, ad esempio, se si discuteva del fumo io recitavo la parte del fumatore ed il mio collega Tazio quello della… sigaretta; se, invece, l’argomento della trasmissione era la prostituzione, io impersonavo il protettore e lui la… casa chiusa. I passaggi in televisione, comunque, servono a dare credibilità ad un artista, specie in… famiglia».

- Cosa vuoi dire? Forse che l’artista che non va in tv rimane un semplice “guitto”?
«Purtroppo nell’opinione comune è proprio così. A me è capitato che i miei genitori, insegnanti in pensione, avrebbero voluto che, essendo riuscito a conseguire una laurea, abbracciassi una professione più “tranquilla” e borghese; ma io riuscii a rassicurarli dicendogli che un giorno mi avrebbero visto… in televisione. Così m’impegnai per arrivarci e da allora hanno capito che esercito un mestiere dignitoso. Quando a Giardini mi videro apparire per la prima volta sui teleschermi della Rai, alcune amiche telefonarono a mia sorella, la quale si sintonizzò subito sul canale in cui stavo andando in onda e, per congratularsi, mi chiamò immediatamente sul telefonino, che sentii vibrare nella tasca dei pantaloni mentre ancora stavo davanti alle telecamere. La richiamai a trasmissione conclusa dicendole: “Avete visto che avevo ragione?! Malgrado le vostre preoccupazioni, un lavoro onesto ce l’ho anch’io…”. Per amici e parenti di Giardini Naxos fu, invece, una “delusione” quando si sapeva che dovevo partecipare ad un programma di Piero Angela sullo spazio: non venni riconosciuto da nessuno perché, impersonando un astronauta, l’ermetico scafandro che indossavo impediva la visione del mio volto…».

     Staremmo ore intere ad ascoltare Andrea Avanzato, le sue considerazioni sull’affascinante mondo dello spettacolo ed i suoi divertenti aneddoti sui personaggi dello star-system da lui incontrati. Ma tanto è bastato per percorrere “a ritroso” (dal suo attuale impegno di organizzatore di eventi ai suoi esordi teatrali) la giovane, ma intensa e variegata, carriera artistica di questo giardinese “doc” che può gia vantare, ad appena 41 anni d’età, una mole di esperienze ed un bagaglio di amicizie davvero non comuni.

     RODOLFO AMODEO

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