Dettaglio notizie

Dettaglio notizie


Sei in: Home Page  News   Maria mazza: una donna “di stile” a francavilla di sicilia

Visite: 1063 Commenti: 1
Vota Vota
Positivi: 100.00% su 4 totali
Bookmark and Share  |  Stampa questa pagina Stampa  |  Vai all'Archivio News Archivio

<- Record precedente Record successivo ->

03 Ottobre 2009

Maria Mazza: una donna “di stile” a Francavilla di Sicilia

E’ recentemente scomparsa la geniale sarta nel cui laboratorio artigianale si sono formate, sia professionalmente che umanamente, intere generazioni di ragazze. Erano gli anni in cui si poteva ancora “andare a mastro”…

     In questo mese di ottobre avrebbe tagliato il traguardo dell’ottantatreesimo anno di età, ma la provetta sarta francavillese Maria Mazza non ha fatto in tempo perché è venuta a mancare nell’appena trascorsa estate. Dalla sua abitazione-laboratorio di Via Montegrappa, tra gli anni Cinquanta ed Ottanta, sono passate diverse generazioni di ragazze del luogo che oggi, ormai adulte, la ricordano con grande affetto, ammirazione e riconoscenza.

     Perché fare l’apprendista dalla maestra Mazza non significava solo imparare un mestiere o, comunque, un’attività utile nella gestione della famiglia: quell’ampio cortile (che a volte non riusciva a contenere tutte le aspiranti sartine) era anche un formidabile luogo di socializzazione e di confronto, perché si discuteva dei vari fatti di attualità, dei personaggi del momento, dei problemi della collettività locale e, soprattutto, di quei valori e principi comportamentali, quali il senso del rispetto, l’onestà, la sobrietà di vita e la puntualità, in cui Maria Mazza credeva fermamente e che si sforzava di trasmettere alle sue allieve, spesso recitando loro dei simpatici, ma significativi, motti popolari siciliani del tipo “Senti e taci si voi campari in paci” (Ascolta e stai zitto se vuoi vivere tranquillo), “Fa bonu pranzu non bonu buccuni, ma bonu cori di bonu patruni” (A rendere gustoso un pranzo non è tanto la buona cucina, quanto la cordialità del padrone di casa), “Cu avi prescia è megghiu ca si curca” (Chi ha fretta è meglio che lasci tutto e vada a riposare perché non farà nulla di buono), “Boni paroli e vistiti di pannu mai a lu munnu hannu fattu dannu” (Buone parole e semplici vestiti di panno mai al mondo hanno fatto danno), ecc.

     Ed a proposito di valori e principi di vita, l’indimenticabile artigiana fu anche una “paladina” ante litteram della cosiddetta “privacy”, in un’epoca in cui tale vocabolo non si sapeva ancora cosa significasse: raccontano le sue apprendiste che solitamente faceva accomodare le clienti in una stanza a parte proprio a tutela della loro riservatezza personale.

     L’estro artistico, la sensibilità d’animo e le inclinazioni intellettuali erano, comunque, nel “dna” di Maria Mazza in quanto nipote del maestro Carlo Russo (fratello della madre, Ninetta Russo), insigne scultore e docente alla prestigiosa Accademia di Brera, le cui opere hanno riscosso l’ammirazione dei massimi critici d’arte.

     «Anche Maria Mazza – ricorda la sua ex allieva nonché figlioccia Maria Angione, che ha successivamente intrapreso la carriera di insegnante elementare – era un’artista nel senso più autentico della parola. I vestiti da lei realizzati cadevano “a pennello” sul corpo delle clienti, sia che avessero un fisico da modella e sia che presentassero problemi di linea. Era indubbiamente dotata di un particolare “occhio clinico” e di uno spiccato buon gusto estetico nell’adattare il vestito alle varie corporature. Così, facendo leva sulla sua predisposizione per la scrittura e per nulla “gelosa” del proprio sapere, questa sua “arte” volle codificarla in un apposito manuale di taglio e cucito da lei scritto e pubblicato e che assurse a libro di testo quando le scuole pubbliche professionali di Francavilla di Sicilia, in considerazione della sua maestria, la chiamarono per tenere il relativo corso: seguendo scrupolosamente quel metodo, si aveva la matematica certezza della perfetta riuscita di un qualsiasi capo di abbigliamento su una qualsivoglia persona».

«Ma oltre che per le sue eccelse qualità professionali – aggiunge Maria Rosa Puglisi, altra sua allieva degli Anni Sessanta – la maestra Mazza si distingueva per le sue spiccate doti umane. Era per noi una mamma, una sorella ed un’amica affettuosa, ed anche i suoi bonari “rimproveri” li recepivamo positivamente, perché aveva la sensibilità e la non comune capacità di impartirceli sotto forma di consigli ed incoraggiamenti sia per il lavoro che per la nostra vita. Ascoltare i suoi discorsi, mai banali, era un piacere, anche per il suo aggraziato modo di esprimersi. Ed il rapporto tra lei e noi, allora giovanissime apprendiste, andava oltre il lavoro, perché trascorrevamo con la maestra Mazza pure indimenticabili gioiose giornate in campagna all’insegna di quella semplicità e di quel contatto con la natura che lei tanto amava: per renderci felici bastavano un’insalata, un limone col sale, una fetta di pane e nutella ed i dolci che lei preparava con tanta cura».

     Negli ultimi anni, Maria Mazza ha sofferto parecchio a seguito della dipartita della mamma Ninetta, cui ha dedicato toccanti scritti e poesie, ma ha anche accudito al fratello Angelo, rientrato dal Canada dopo aver esercitato lì, pure lui con successo, il mestiere di sarto.

     La grande artigiana francavillese è indubbiamente il simbolo di un’epoca in cui ci si vestiva ancora con abiti su misura e fatti “col cuore”, anziché prodotti freddamente in serie; ma anche l’emblema di un virtuoso sistema sociale che consentiva alle giovani generazioni, andando - come si soleva dire - “a mastro”, di impiegare proficuamente il loro tempo costruendosi un futuro lavorativo e ricevendo, altresì, preziosi insegnamenti di vita; oggi, invece, chi aspira ad apprendere un mestiere, anziché venire incentivato, ne è pressoché impedito in quanto ospitare un giovane in un qualsiasi opificio comporta per il maestro artigiano (ammesso che ancora se ne trovi qualcuno…) eccessivi oneri di natura, soprattutto, previdenziale; non rimane, dunque, che “parcheggiarsi” negli istituti scolastici, scarsamente in grado di garantire un futuro occupazionale, o affidarsi a quei “carrozzoni politici” dei corsi professionali. Molto meglio la “politica” della compianta maestra Mazza: aiutare le “sue” ragazze a crescere umanamente e professionalmente proponendo loro un modello di laboriosità e semplicità di vita di cui oggi le nuove generazioni sarebbe opportuno si riappropriassero.

     RODOLFO AMODEO

Immagini allegate  Immagini allegate


Commenti Commenti

Commenti presenti: 1

  1. Num: 1 -- 19 Giu 2011 - 20:23,42
    Francesca Vaccaro ha scritto...
    ho conosciuto personalmente,la signorina mazza,la ricordo come una persona,colta intelligente umana,con sani principi di vita è grande dignità.sono stata la sua allieva per otto anni.i suoi insegnamenti per me sono oggi la mia vita quotidiana, grazie per tutto. francesca vaccaro
  Aggiungi commento