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21 Febbraio 2009
Francavilla di Sicilia ricorda “Uainàsu”
L’edizione 2009 del caratteristico Carnevale Francavillese è idealmente dedicata allo “storico” animatore scomparso dieci anni fa. Una retrospettiva fotografica per celebrare l’indimenticabile “maschera”
A Francavilla il “Re Burlone” si fa beffa persino delle ristrettezze finanziarie ed anche quest’anno si è puntualmente presentato ai suoi “sudditi” per regalare loro quasi una settimana di festeggiamenti. Al timone di questa edizione del “Gran Carnevale Francavillese” le associazioni “Chorus” e “NovAlba”, rispettivamente capitanate dai presidenti Carmelino Puglisi e Fabrizio Raneri, che supportano l’Amministrazione Comunale nell’organizzazione delle varie iniziative. Ed il limitato budget a disposizione per la manifestazione, ha indotto il sindaco Salvatore Nuciforo ed i suoi assessori a rinunciare a parte delle rispettive indennità di carica per consentire l’allestimento di un programma dignitoso.
Ma è su un’iniziativa, in particolare, che vogliamo puntare la nostra attenzione: la retrospettiva fotografica sul compianto Sebastiano Puglisi, in arte “Uainàsu”, “storico” animatore della kermesse carnascialesca francavillese. Quest’anno, infatti, ricorre il decennale della dipartita di quest’ultimo e, per l’occasione, nei locali della Pro Loco di Piazza Annunziata sono state esposte immagini e testimonianze varie (raccolte dal presidente della “NovAlba” Raneri) dell’indimenticabile “maschera” francavillese.
Oggi “Bastianu Uainàsu” può considerarsi l’emblema del Carnevale di Francavilla di Sicilia, una manifestazione che meglio delle altre analoghe celebrate nel resto d’Italia sa interpretare lo spirito più autentico dell’allegra ricorrenza: ossia l’abbandono dei piaceri carnali (da cui l’etimologia “carnem levare”, ossia “togliere la carne”, e “carne vale”, ossia “addio alla carne”) per intraprendere l’austero cammino quaresimale. La dirompente carica di trasgressività che ha sempre tradizionalmente caratterizzato il Carnevale di Francavilla vuol, quindi, rappresentare l’ultimo “sfogo liberatorio” prima di addentrarsi nel periodo della purificazione all’insegna dei rigidi precetti dell’astinenza, del digiuno e della mortificazione degli istinti considerati più infimi.
Parla da sé l’inequivocabile simbologia erotica che accompagna la cerimonia conclusiva del Martedì Grasso, ossia la goliardica pantomima del solenne “funerale” di Re Carnevale, denominata “‘A Cianciùta”. In tale occasione, lungo il corso principale del paese, vengono fatti sventolare i colorati vessilli del “baccalaro”, della “salsiccia”, delle “provole” e dell’“asso di bastone”, chiaramente allusivi agli attributi intimi di entrambi i sessi. I drappi ed i cartelloni riproducenti tali simboli fanno da cornice al grande “catafalco”, allestito sul cassone di un camion, dove il fantoccio di Carnevale viene macchiettisticamente “pianto” da uomini vestiti di bianco e con la faccia infarinata (denominati “scunchiudùti”, ovvero “uomini sconclusi”). Lo spassoso cerimoniale si conclude con il “forbito” e maccheronico “eloquio” di improvvisati “oratori” che prendono la parola dal palchetto di via Vittorio Emanuele per “tessere le lodi” del “caro estinto”; e tra questi “campioni” di carnascialesca oratoria spiccava proprio Sebastiano Puglisi, soprannominato “Uainàsu” dall’esclamazione proferita dal padre quando andò a sbattere il setto nasale contro un albero di ciliegio.
Uainàsu nacque il 15 aprile del 1919 e morì il 23 novembre 1999: quest’anno, pertanto, oltre al decennale della sua scomparsa, ricorre anche il novantesimo dalla sua venuta al mondo.
Oltre che per le “orazioni”, si caratterizzava per un particolare “genere” di cui fu il pioniere: truccato in maniera strampalata, il Nostro, a mo’ di manichino, rimaneva “stoicamente” immobile in esposizione per un’intera serata di veglione nelle vetrine dei bar e degli esercizi commerciali del centro storico francavillese, abbandonandosi di tanto in tanto a qualche irriverente smorfia indirizzata ai divertiti passanti (oggi questo tipo di surreale “attrazione”, denominata “statuina”, viene praticata da tanti “artisti di strada” che si esibiscono nelle principali mete turistiche, a cominciare dalla vicina Taormina).
A Francavilla il signor Puglisi esercitava il mestiere di meccanico, e proprio a questa sua attività è legato un “leggendario” aneddoto risalente agli Anni Cinquanta, ossia il casuale incontro con quella che qualche tempo dopo sarebbe divenuta la coppia comica più popolare d’Italia: Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, approdati nella sua officina a bordo di uno scalcinato “vespino” che li conduceva nelle piazze della Sicilia. Ma le piazze di Franco e Ciccio non erano quelle dove si esibiscono i superpagati cabarettisti di oggi, bensì degli squallidi angoli di strada dove l’artista si sforzava di dare il meglio di sé per attirare l’attenzione dei passanti e racimolare qualche libera offerta per sbarcare il lunario e, magari, pagarsi il viaggio del giorno dopo. E di questa dura gavetta di Franchi ed Ingrassia, Uainàsu è stato testimone diretto.
«Allora - ci raccontò lui stesso in un’intervista rilasciataci cinque anni prima della sua dipartita - la mia officina si trovava in via Umberto. Un giorno nella zona vidi aggirarsi due giovani sconosciuti aggrappati ad un “Vespino 50” alla disperata ricerca di un meccanico. Mi misi subito all’opera perché capii che per loro quel modesto “due ruote” costituiva un indispensabile mezzo di lavoro. La riparazione consistette nella sostituzione del tubo della benzina. Dalle poche battute che scambiammo, i due palermitani si rivelarono talmente simpatici che decisi di regalare loro la riparazione. Giunsero, così, gli Anni Sessanta e… quale fu la mia sorpresa quando una sera, tornando a casa, accesi il televisore e mi apparvero quei due volti passati anni addietro dalla mia officina: Franco e Ciccio, a bordo di quello sgangherato vespino, di strada ne avevano fatta parecchia, approdando dalle sperdute contrade della provincia siciliana alla ribalta nazionale».
Oggi la comunità francavillese rimpiange “Bastianu Uainàsu”, la cui insostituibile “maschera”, degna della migliore “commedia dell’arte”, ha disinteressatamente dispensato tanti momenti di garbata ilarità incarnando l’essenza più autentica della caratteristica manifestazione carnascialesca.
RODOLFO AMODEO
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