Dettaglio notizie

Dettaglio notizie


Sei in: Home Page  News   Un inventore a francavilla di sicilia: nino immesi

Visite: 2608 Commenti: 0
Vota Vota
Positivi: 100.00% su 3 totali
Bookmark and Share  |  Stampa questa pagina Stampa  |  Vai all'Archivio News Archivio

<- Record precedente Record successivo ->

10 Ottobre 2009

Un inventore a Francavilla di Sicilia: Nino Immesi

L’artigiano restauratore è stato invitato alla “Notte dei Ricercatori” dell’Università di Messina per presentare l’innovativo sistema da lui ideato per disinfestare le opere d’arte senza dover ricorrere a pericolosi e costosi procedimenti

     Forse sembrerà strano, ma la gente più ingegnosa d’Italia abita a.. Messina e provincia! A parlare sono i numeri: al “Raduno Europeo degli Inventori”, svoltosi a Ginevra nella primavera scorsa, su 765 partecipanti 20 erano italiani e, di questi ultimi, ben 16 (ossia l’80%) provenivano dalla Città dello Stretto e dai Comuni peloritani. Indubbiamente una bella “rivincita” per quella che tradizionalmente viene soprannominata la “provincia babba” (ossia la più mite e modesta) della Sicilia.

     Così, qualche giorno fa, la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Messina e l’Assessorato Provinciale allo Sviluppo Economico ed alle Attività Produttive, guidato da Giuseppe Martelli, hanno voluto idealmente celebrare l’esaltante primato organizzando la “Notte dei Ricercatori”, una sorte di “notte bianca” all’insegna della scienza e dei prodotti della ricerca, dell’intelligenza e dell’ingegno. Per un’intera serata e sino alle cosiddette “ore piccole”, dunque, le aule del Polo Universitario messinese di contrada Papardo-Sperone hanno ospitato sedici nostrani inventori i quali sono “saliti in cattedra” per illustrare a studenti e professori i frutti del loro ingegno, gettando le basi per un virtuoso rapporto tra il mondo accademico e la più innovativa realtà socioeconomica e produttiva espressa dal territorio.

     Del drappello di “geni” invitati all’evento in veste di relatori faceva parte anche l’artigiano restauratore francavillese Nino Immesi il quale, di fronte ad un folto ed interessato uditorio, ha presentato il particolare procedimento di disinfestazione da lui ideato onde poter conservare a lungo termine nei depositi le opere d’arte senza che queste subiscano danni ed alterazioni del colore.

     «In pratica – ci spiega lo stesso artigiano-inventore di Francavilla di Sicilia – è un sistema che ho derivato dal mio precedente brevetto denominato “Impack” (sintesi tra le iniziali del cognome Immesi e del termine inglese “packaging”, ossia “impacchettamento”, ndr). Esso consiste nell’eliminazione dell’ossigeno dal contenitore di opere d’arte e beni culturali in fase di disinfestazione, in maniera tale che all’interno di esso non proliferino parassiti ed altri agenti nocivi. E’ un procedimento assolutamente ecocompatibile che si contrappone a quelli che utilizzano gas tossici, pericolosi per l’uomo in quanto cancerogeni e, per giunta, poco rispettosi della stessa opera d’arte in quanto tali gas provocano reazioni chimiche che determinano alterazioni strutturali e cromatiche, finendo col degradare la materia. Ma il mio sistema presenta anche un vantaggio di tipo economico: tramite esso si evitano le costose misure di sicurezza che si devono adottare quando si usano gas tossici, tra cui il trasporto delle opere al di fuori della loro abituale sede di conservazione; non a caso, sino ad oggi, la decisione di intraprendere una disinfestazione è sempre stata ardua per i responsabili di musei, biblioteche, archivi e laboratori di restauro, che hanno disposto tale tipo di intervento solo in casi molto gravi».

     Non a caso, il maestro Immesi sta avendo dei proficui contatti con l’autorevole Centro Regionale di Restauro, particolarmente interessato a questa sua “rivoluzionaria” ideazione.

     Oltre al francavillese Nino Immesi, tra gli inventori che hanno riscosso particolare successo alla manifestazione dell’ateneo di Messina sono da menzionare Cateno Miano di Giardini Naxos (ideatore del “Kit Carter” per l’aumento della potenza dei motoveicoli), Giovanni Signorino di Milazzo (dispositivo anti scossa elettrica, classificatosi al primo posto al Raduno Europeo di Ginevra cui prima si accennava), Bartolo Cuscinà di Valdina (freno idraulico elicoidale a vite per automezzi) ed i messinesi Carmelo Popolo (macchinario che capta i vapori di ozono onde abbattere le flore batteriche nei residui industriali), Ercole Gemellaro (rastrello diserbante senza l’uso di prodotti chimici) e Vincenzo Pizzi (valigia con sgabello per consentire al viaggiatore di riposarsi).

     RODOLFO AMODEO

Commenti Commenti

Commenti presenti: 0

  Aggiungi commento