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08 Novembre 2008

Gli “amarcord” di Graniti del tenore Giovanni Concolino D’Amore

Il virtuoso del bel canto ha lasciato gli impegni artistici in Portogallo per ritemprarsi nel suo paese d’origine abbandonandosi ai ricordi dell’infanzia e ad alcune interessanti considerazioni sulle problematiche della Valle dell’Alcantara

     A quattro anni dal suo precedente “blitz” in Italia, il tenore Giovanni Concolino D’Amore, da tempo residente in Portogallo dove è anche felicemente sposato con una dirigente scolastica, ha fatto ritorno a Graniti, suo paese d’origine, per una breve vacanza che gli ha consentito di riabbracciare i genitori e la sorella e rituffarsi nelle atmosfere dell’infanzia.

     In terra portoghese Concolino D’Amore svolge un’intensa attività concertistica, è spesso ospite di popolari trasmissioni della tv nazionale e “sforna” incisioni discografiche sia di classici del melodramma e della canzone e sia di trascinanti brani inediti da lui composti.

     Ma nella sua casa di Graniti ne approfitta per “staccare la spina” e, pertanto, si rifiuta categoricamente di parlare della sua attività professionale, limitandosi a rinviare gli interessati alla visione del suo website ufficiale www.giovannidamore.com.pt o di qualche clip su “YouTube”.

     «Preferisco – esordisce incontrando i giornalisti siciliani che in questi giorni lo vanno a trovare – che mi domandiate qualcosa sulla mia infanzia qui a Graniti e sui valori di una volta che oggi, purtroppo, non ci sono più, ma in cui io, nonostante tutto, continuo a credere: ritengo doveroso per un personaggio pubblico, quale è un artista, proporre dei modelli positivi sulla scorta delle proprie esperienze maturate in tutto il mondo».

     Noi raccogliamo la… sfida e cominciamo subito.

- Maestro Concolino D’Amore, chi e cosa ricordi della tua infanzia granitese?
«Tanti amici e tanti simpatici “quadretti” di quella semplice e genuina vita paesana che, purtroppo, non c’è più. A cominciare dall’attuale sindaco Marcello D’Amore, cui sono anche legato da rapporti di parentela: con lui, che è pure un musicista (suonava il sax e la chitarra), portavamo le serenate alle ragazze del paese. E poi Sebastiano Cannavò, oggi affermato commercialista nonché consigliere comunale, e Sebastiano Lo Monte: i due fecero da “cavie” alla mia prima “impresa” tra i fornelli (in privato Giovanni Concolino D’Amore è un abilissimo chef, ndr), ossia una frittata di patate che, all’età di dieci anni, preparai approfittando di una momentanea assenza da casa dei miei genitori. Mi piace, inoltre, ricordare Giuseppe Quercia, mio maestro alle scuole elementari, e Salvatore Zito, preside e mio insegnante alle scuole medie. A proposito del professore Quercia, vorrei dire che è stato il mio “maestro unico”, così come per tante generazioni di granitesi; ed è stato un grande educatore: perché, dunque, in questi giorni di mia permanenza in Italia ho appreso dai mezzi d’informazione che gli studenti protestano contro la reintroduzione del maestro unico?! Non è mica una… calamità. Anzi!... Della mia infanzia a Graniti posso, più in generale, dire che allora noi bambini-ragazzi ci divertivamo con poco: giocando, per esempio, ad accalappiare le lucertole o aspettando l’arrivo in paese di un certo Don Antonio, proveniente dal vicino Comune di Francavilla di Sicilia, il quale veniva a vendere frutta e verdura su di un calesse e noi aspettavamo che a fine mattinata il mezzo si svuotasse di quelle mercanzie onde salirci sopra a fare un giro».

- In che misura il tuo vissuto giovanile a Graniti ha inciso nella decisione di abbracciare la carriera canora?
«Sicuramente parecchio, se è vero come è vero che la predisposizione alla musica si ottiene educando ad essa l’orecchio sin dalla più tenera età. Il mio primo approccio all’arte delle sette note lo devo alle lezioni impartitemi dal maestro Luigi Scarpignato. Ho avuto, inoltre, la fortuna di avere come amici e compagni di gioco dei ragazzi che amavano la musica. Con me e con Marcello D’Amore venivano a portare le serenate, cui prima accennavo, anche Salvatore Catalano (oggi diacono) e Tonino Pizzolo. Questi ultimi e Salvatore Puglia (oggi apprezzato poeta) fondarono un’emittente radiofonica locale, denominata “Radio Graniti”, i cui studi avevano sede nella soffitta di una vecchia abitazione. Erano gli anni degli immortali successi pop di Battisti, di Zero, dei Cugini di Campagna, degli Alunni del Sole, ecc., che ascoltavamo anche col “mitico” mangiadischi arancione di Salvatore Puglia riuniti attorno al lavatoio vicino casa mia, dove le donne del paese lavavano ancora i panni. Ai tempi delle scuole medie, inoltre, fondammo la band “Senso Unico” in cui, oltre al sottoscritto, militavano Giuseppe Lo Giudice, Giuseppe Caudo, Saro Messina, Alfio Mercia ed i prima citati Marcello D’Amore e Salvatore Catalano; nel 1979 con tale formazione allietammo i veglioni del Carnevale granitese su di uno sgangheratissimo palco costruito artigianalmente che oggi, con la rigida normativa vigente in materia di spettacoli, avrebbe mandato molti in… galera. Da sottolineare, infine, che un ragazzino che vive in paese subisce inevitabilmente il fascino delle briose atmosfere ricreate nelle giornate di festa dalla banda musicale; e quella di Graniti ha una tradizione centenaria. Io non ne facevo parte, ma mi divertivo a “soffiare” nel sax di mio cugino Paolo Marinello (oggi assessore a Gaggi). Così, questo straordinario “mix” giovanile e “strapaesano” all’insegna di serenate, radio locali, mangiadischi ascoltati all’aperto, complessini di Carnevale e corpi bandistici mi ha indotto ad abbracciare la musica come professione: è proprio da Graniti, dunque, che ha preso le mosse la mia avventura artistica».

- Ma la Graniti di oggi non è più quella che hai conosciuto nella tua infanzia…
«Purtroppo sì. Ma la riflessione è da estendere anche a tutti gli altri centri del comprensorio dell’Alcantara che durante i miei rari soggiorni siciliani ho modo di frequentare. Una volta finite le scuole medie, con la mia famiglia mi trasferii in Emilia e fu solo nel 1998, ossia dieci anni fa, che rimisi piede in Sicilia, addirittura con l’intenzione di fissare stabilmente dimora a Graniti “illudendomi” di poter continuare a lavorare da qui. Ho trovato una realtà “bramosa”, ed in effetti capace, di mettersi al passo coi tempi sotto il profilo della tecnologia, ma molto limitata dal punto di vista delle dinamiche socioeconomiche: qui tutto si aspetta e tutto dipende dalla politica, mentre il privato cittadino, pur avendo i mezzi e, soprattutto, le capacità, non fa nulla per tentare di essere autosufficiente e creare benessere per sé e per gli altri. Ed i politici, dal canto loro, privilegiano solo quelli che, magari con poco o nullo talento, orbitano nelle loro corti».

- Concolino D’Amore in Sicilia nel 1998 ed, oggi, nel 2008: cosa è cambiato a distanza di dieci anni?
«Ripeto: nulla da eccepire quanto ad evoluzione tecnologica. A quest’ultima, tuttavia, non è corrisposta un’altrettanta evoluzione socioeconomica: perché le giovani generazioni, anziché socializzare e divertirsi con poco come noi facevamo ai nostri tempi, si chiudono sempre più in se stesse “navigando” e “chattando” su Internet; perché il dialogo ed il rispetto vengono meno anche all’interno della famiglia; perché i politici locali (sindaci, assessori, consiglieri, ecc.) che ho conosciuto dieci anni fa così come quelli che ho incontrato adesso mi sono sembrate persone effettivamente intenzionate a creare sviluppo ed occupazione nei rispettivi territori, ma sta di fatto che questi paesi continuano a registrare “emorragie” di abitanti, in cerca di miglior fortuna altrove (così come, del resto, è accaduto a me quando dieci anni fa mi resi tristemente conto che abitare in Sicilia avrebbe mortificato le mie aspirazioni professionali). Si vive, insomma, all’insegna del “tanto peggio, tanto meglio”, e forse – aggiungo io – si stava meglio quando si stava… peggio».

- Ci sembri piuttosto critico nei confronti di computer ed Internet…
«Tutt’altro: anche per me sono “pane quotidiano” e devo dire che ho imparato ad utilizzare tali strumenti con una certa disinvoltura perché mi servono ad avere contatti in tempo reale con tutto il mondo e, soprattutto, a promuovere la mia attività. Si tratta solo di utilizzare questi mezzi per lavorare, informarsi e farsi conoscere, ma non per alienarsi completamente dalla società: il contatto “virtuale” non potrà mai sostituire quello umano».

- Comunque è la famiglia che per te riveste un ruolo primario…
«Certamente: prima la famiglia e dopo la scuola sono i nuclei sociali che permeano la personalità dell’essere umano. Come accennavo in precedenza, io devo molto agli insegnamenti del maestro Quercia. E devo tutto ai miei genitori, innanzi tutto perché senza di loro non sarei stato in questo mondo e poi per l’educazione ed i valori che mi hanno trasmesso e che oggi mi consentono di vivere dignitosamente ed in serenità con me stesso: è per questo che utilizzo contemporaneamente il cognome di papà (Concolino) e quello di mamma (D’Amore). E questa mia breve vacanza autunnale a Graniti non è stata casuale: non ho voluto mancare al compleanno di mamma Carmela ed, inoltre, alle giornate dedicate alla commemorazione dei defunti tra i quali, purtroppo, si annovera il grande amico Giuseppe Crisafulli, che mi è stato particolarmente vicino in occasione del mio primo ritorno a Graniti alla fine degli Anni Novanta e di cui ho potuto apprezzare le notevoli qualità artistiche ed umane. Giuseppe mi fece riambientare in paese, mi mise in contatto con impresari e giornalisti e mi stette accanto nell’allestimento degli impegnativi spettacoli che tenni in Sicilia in quel periodo. Purtroppo, per una sua dolorosissima scelta, siamo rimasti privi della sua immensa generosità: forse è stato anche lui una vittima di quell’“immobilismo” che finisce col soffocare le personalità ed i talenti migliori della nostra Sicilia».

     RODOLFO AMODEO

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