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18 Ottobre 2008

Giuseppe Grasso: da Vasco a… Pippo Franco

Drastica “svolta” per il rocker di Francavilla di Sicilia, al seguito in queste settimane del popolare cabarettista nel suo tour per l’Italia. Anche tra “Vita spericolata” e “Mi scappa la pipě” puň esistere un punto di… equilibrio

     Da “Vita spericolata” a “La puntura” ce ne corre. Ma… c’è chi dice no. Scusate questo preambolo traboccante di canzoni di due artisti molto diversi tra loro, ma è necessario per addentrarci nell’improvvisa “metamorfosi” del giovane rocker francavillese Giuseppe Grasso: il front-man e chitarrista del gruppo “Zazha Band” ha, infatti, temporaneamente lasciato il suo “primo amore” musicale, ossia Vasco Rossi (di cui la “Zazha” è, per l’appunto, un’apprezzata cover band), per andare ad accompagnare in tour il popolare cabarettista televisivo Pippo Franco, “cantore”, negli Anni Ottanta, di ammiccanti motivetti per bambini particolarmente gettonati come “Mi scappa la pipì”, “Che fico!”, “Chi chi chi co co co” e “La puntura” cui prima accennavamo. Si tratta di brani che oggi, grazie all’energico ed inconfondibile tocco chitarristico di Peppe Grasso, acquisiscono nuovo smalto, al punto da essere apprezzati anche dal pubblico più adulto e “rockettaro”.

     Ma come si è originato il “volo pindarico” dallo scatenato rocker di Zocca al “nasone” del Bagaglino?

     «In fondo – esordisce scherzosamente Grasso – proprio a chi fa una… vita spericolata può scappare spesso la… pipì! Battute a parte, ho la fortuna di essere tra i collaboratori di fiducia del grande tastierista di Giardini Naxos Franco Cirino, il quale ormai da anni viene richiesto in tournèe da artisti di fama nazionale come Manlio Dovì e Nino Frassica. Adesso l’ha voluto con sé anche Pippo Franco, affidandogli pure il compito di reclutare il resto della band, nella quale è rientrato il sottoscritto alle chitarre. Pippo Franco è, indubbiamente, lontano “anni luce” dal mio “modello” Vasco Rossi, ma suonando con lui mi diverto ugualmente, anche perché la mia mente va a quando, da bambino, ascoltavo i suoi allegri motivetti in radio o nei juke-box ed, insieme ad altri coetanei di Francavilla, a volte li riproponevamo al “glorioso” Festival dei Bimbi, che per il sottoscritto ha costituito la prima ribalta. E poi, è sempre una sfida simpatica e stimolante “vestire a nuovo” una canzone con sonorità e ritmiche che provengono da altri universi musicali, apparentemente distanti: col genere di Pippo non posso certo strafare, ma devo dire che la mia sensibilità rock si mostra utile anche per qualche piccolo intervento di “restyling” in brani che, per il gradimento a suo tempo riscontrato, meritano anch’essi di essere riproposti e costituire dei “cult” in quel grande “bagaglio collettivo”che è la musica popolare, sia leggera che rock».

     In queste settimane comprese tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, Peppe ed i suoi colleghi di band si sono spesso portati nelle varie località d’Italia per calcare le scene assieme al famoso comico romano il quale, così come quando appare in tv, riscuote ovunque grande simpatia.

     «Merito anche - sottolinea al riguardo Peppe Grasso - di quegli apparentemente effimeri motivetti che portò al successo negli Anni Ottanta: per un comico o cabarettista che dir si voglia, è un’operazione intelligente dotare via via il proprio repertorio di brani canori, perché un giorno, come avviene oggi per Pippo Franco, gli torneranno utili per allestire degli spettacoli di una certa consistenza e vivacità in quanto imperniati non solo su monologhi e gag, ma anche su intermezzi musicali».

     Oltre che virtuoso chitarrista e “clone” di Vasco Rossi, Grasso è anche un apprezzato cantautore, con all’attivo diversi brani inediti estremamente originali sia nei testi che nella struttura musicale.

     RODOLFO AMODEO

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